Svimez, nel biennio 2018-19 il rischio di una grande frenata dell’economia del Sud

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La crescita dell’economia meridionale nel triennio 2015-2017 ha solo parzialmente recuperato il patrimonio economico e anche sociale disperso dalla crisi nel Sud.

Ripresa trainata dagli investimenti privati, manca il contributo della spesa pubblica. Forte disomogeneità tra le regioni del Mezzogiorno: nel 2017, Calabria, Sardegna e Campania registrano il più alto tasso di sviluppo. Più occupazione ma debole e precaria. L’ampliamento del disagio sociale, tra famiglie in povertà assoluta e lavoratori poveri. Nuovo dualismo demografico: meno giovani, meno Sud. La limitazione dei diritti di cittadinanza, il divario nei servizi pubblici.

Questi i principali contenuti delle Anticipazioni al Rapporto SVIMEZ 2018, presentato ieri mercoledì primo agosto presso la sede di via di Porta Pinciana 6 a Roma, presente il Ministro per il Sud Barbara Lezzi.

Nel corso delle Anticipazioni sono state presentate le stime sul PIL delle Regioni italiane nel 2017 e le previsioni Nord-Sud 2018 e 2019 sui principali indicatori economici, nonché i dati sulle recenti trasformazioni della società meridionale, in particolare per quel che riguarda i diritti di cittadinanza.

Secondo i dati Svimez, il Pil è aumentato al Sud nel 2017 dell’1,4%, rispetto allo 0,8% del 2016. Ma quest’anno, l’inversione di tendenza sarà netta: il Pil del Centro-Nord dovrebbe crescere dell’1,4%, in misura maggiore di quello delle regioni del Sud e che è stimata all’+1%. Per Svimez il pericolo è tuttavia quello di una “grande frenata”: i consumi totali interni pesano sulla differente dinamica territoriale (+1,2% nel Centro-Nord e + 0,5% nel Sud), in particolare quelli della P.A., che segnano +0,5% nel Centro-Nord e -0,3% nel Mezzogiorno.

Sarà però soprattutto nel 2019 che si rischia un forte rallentamento dell’economia meridionale: la crescita del prodotto è prevista pari a +1,2% nel Centro-Nord e +0,7% al Sud.

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