La manovra è pronta, Conte e Tria mediano con l’Ue

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(foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Il testo, varato in Consiglio dei ministri il 15 ottobre scorso, sarà inviato oggi alle Camere, dopo il “vaglio della Ragioneria e del Mef”. Al ddl manca però un pezzo importante: le norme su quota 100 e reddito di cittadinanza, visto che per il varo delle leggi collegate alla manovra c’è tempo fino al 31 gennaio.

E’ “chiuso” il testo della legge di bilancio. Mercoledì la manovra, varata in Cdm il 15 ottobre scorso, sarà inviata alle Camere, dopo il “vaglio della Ragioneria e del Mef”. E’ un atto dovuto ma anche un tentativo di accelerare per dissipare la sensazione di caos nella maggioranza. Ed è anche la conferma che il governo va avanti come programmato.

Per ora. Perché, mentre mettono a punto le misure, Giuseppe Conte e Giovanni Tria preparano il tentativo di mediazione con l’Ue, che porteranno avanti nei prossimi dieci giorni. Il premier ritarda la sua partenza per l’India per lavorare al dossier. E le riunioni vanno avanti fino a tarda sera.

L’orizzonte è quello dell’Ecofin del 6 novembre: la via è stretta, ma si tratta. Dopo un lungo vertice domenicale e dopo aver lanciato un segnale distensivo sulle banche, Luigi Di Maio e Matteo Salvini non partecipano alle riunioni che vedono impegnati con Conte e Tria, i sottosegretari al Mef Laura Castelli e Massimo Garavaglia, e per un giorno tacciono sulla manovra. Distendere il clima, non alimentare nuove fiammate dei mercati, mostrare il volto costruttivo del governo. Da qui parte la strategia messa a punto sull’asse tra via XX Settembre e Chigi, accogliendo anche l’invito del Quirinale ad abbassare i toni e di  Mattarella a “lavorare coesi”. Se si placa la tempesta sui mercati – almeno nei prossimi giorni – si guadagna forza rispetto a Bruxelles. E ci sono più margini, secondo fonti ministeriali, per sminare lo scontro che ha avvelenato il clima.

Cosa è pronta a concedere l’Italia? “Dipende da cosa chiederà l’Ue”, spiegano fonti governative della Lega. Forse anche per questo se tra i ‘moderati’ del governo, sia area pentastellata che leghista, non escludono che si possa mettere sul tavolo un abbassamento del deficit di un decimale o due (dal 2,4%, al 2,3 o 2,2%), da Palazzo Chigi smentiscono che questa ipotesi sia sul tavolo delle riunioni di Conte e Tria. I contatti con Bruxelles sono continui e oggi il ministro vedrà gli eurodeputati della commissione per gli Affari economici del Parlamento Ue. Un segnale distensivo lo manda anche Di Maio definendo “corretta” Angela Merkel.

Ma un punto di snodo sarà l’incontro che il premier dovrebbe avere lunedì prossimo con Jean Claude Juncker: il sentiero è stretto – dicono dal governo – ma si lavora.

L’arrivo, annunciato per mercoledì, della manovra alle Camere – Conte ci lavora personalmente fino all’ultimo, raccontano da Chigi – sembra dare corpo a quanto annunciato dal ministro Paolo Savona: all’Ue verrà mandata una fotocopia. Ma in realtà al ddl manca un pezzo importante: le norme su quota 100 e reddito di cittadinanza. E non è un dato marginale, perché per il varo delle leggi collegate alla manovra che li disciplineranno c’è tempo fino al 31 gennaio: se ci si prenderà tutto quel tempo non solo le misure partiranno un po’ più avanti del previsto, ma ci sarà fino all’ultimo per limare. Anche perché, al di là del contenzioso con l’Ue, resta alta la tensione sui mercati: il governo si tiene pronto a intervenire in qualsiasi momento a proteggere le banche, pure con coperture da reperire in manovra. Ma proprio quelle coperture, lamenta la Lega, si sono assottigliate per effetto delle modifiche al decreto fiscale: così com’è scritto ora il condono, è il ragionamento, sarà un flop annunciato.

Perciò in Parlamento si tenterà di vincere le resistenze M5s e, con interventi mirati, allargare le maglie in modo da rendere più conveniente aderire, entro la soglia dei 100mila euro. Ma la tensione sul tema è alta. Come dimostra la reazione veemente del sottosegretario Laura Castelli quando scatta l’allarme su una norma che fermerebbe le pensioni delle vittime delle leggi razziali.

In realtà, viene spiegato dal Mef e dal sottosegretario, la norma fa riferimento a risorse non spese – dunque, avanzate – nel 2018: restano confermate le risorse per gli anni successivi. Ma quando leggono dell’ipotesi i parlamentari M5s insorgono: i nervi sono a fior di pelle. (fonte Confcommercio)

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