La giudice Barbara Perna: “Annabella Abbondante sono io!”

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“Annabella Abbondante. La verità non è una chimera” è il romanzo d’esordio della magistrata napoletana Barbara Perna, edito a settembre 2021 da Giunti editore.

Chi è Annabella Abbondante, Barbara?

Annabella è una donna contemporanea, come ne esistono tante. Ha trentotto anni ed è felicemente single, piena di amici e con una famiglia abbondante almeno quanto lei, proveniente dal sud e quindi con le caratteristiche tipiche dell’immaginario collettivo di tali famiglie: grandi, chiassose, invadenti ma al tempo stesso generose di effetto. Al tempo stesso Annabella è un giudice civile, una donna in carriera quindi, che lavora in un piccolo Tribunale della provincia toscana.

In breve direi che è una donna realizzata e felice. È così? Esiste veramente?

Annabella è una donna reale, non a caso ho lanciato su Instagram l’hashtag #Annabellasonoio ma, anche lei, come tutti ha i suoi momenti no. L’importante nella vita è avere ben in mente un elenco di cose che ci rendono felici, una sorta di ricetta contro il male di vivere, e non dimenticarle. Annabella ha sicuramente un elenco “bell’abbondante”!

Presentato così questo romanzo non sembra un giallo, eppure lo è.

È un giallo umoristico innanzitutto quindi non il classico giallo che mantiene la tensione e i nervi a fior di pelle inoltre, in realtà la trama gialla nel mio romanzo fa più da collante per la storia, da pretesto per raccontare la vita e soprattutto un mondo, quello dei Tribunali e della magistratura che spesso sembra così lontano dalla quotidianità. Tuttavia, da appassionata del genere, quando ho immaginato di scrivere un libro mi è venuto naturale pensare ad un giallo. Non sono una fan dei romanzi di formazione, tout court.

In effetti nel libro, la vita di Annabella, dentro e fuori dal Tribunale, procede di pari passo con l’indagine e anche il nome di ciascun capitolo rimanda in maniera duplice ad eventi dell’uno e dell’altro piano.

Questa modalità descrittiva mi ha reso possibile rendere il romanzo fluido, scorrevole, leggero, volevo intrattenere il lettore in maniera piacevole, regalandogli un momento di svago e sorrisi ma al contempo svelandogli una realtà poco nota, rispetto alla quale credo ci sia un pregiudizio sociale. Sono convinta che leggere leggero non implichi leggere in maniera superficiale o contenuti superficiali, anzi. Non a caso, il mio motto, preso in prestito a Calvino, è “Leggerezza non è superficialità”.

Devo dire che quanto ad ironia, mi sembra che tu abbia una dote molto spiccata.

In effetti, questo libro e tutto ciò che ne sta seguendo hanno portato a galla la mia verve e la mia vena artistica. Prima del concorso in magistratura infatti ho studiato anche recitazione, tutt’ora una grande passione, che sto riscoprendo.

Sembra tu sia diventata scrittrice dunque per una finalità: tirar fuori il lato umano della magistratura, con tutti i pro e i contro.

Scrivere un romanzo era una idea che avevo da tempo, avere questo obiettivo mi ha dato la ragione in più per farlo. Il mondo dei Tribunali è, come ogni realtà, fatta di uomini e donne, magistrati e dipendenti della pubblica amministrazione e proprio per questo ci sono tutti i tipi di personalità e lavoratori. Volevo essere sincera ed aprire immaginariamente le porte del Tribunale alla collettività, inserendo nella narrazione anche tanti fatti di vita vissuta realmente.

Posso chiederti invece cosa ti ha spinto a diventare magistrato?

Ero già iscritta alla facoltà di Giurisprudenza quando ci furono gli attentati in cui morirono prima Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino. Credo che chiunque tra noi ricordi quei momenti: la disperazione, la rabbia, il senso di impotenza. Fu allora che decisi che avrei fatto anche io il magistrato e avrei servito lo Stato.

Purtroppo, negli ultimi decenni, anche per colpa di una comunicazione che negli anni ci ha massacrati, l’opinione pubblica ha iniziato sempre più a percepire la magistratura come una casta, un centro di potere privilegiato, distante e avulsa dalle parti, anziché imparziale e super partes. La Magistratura, con la M maiuscola, invece, rende un servizio alla gente e ho scelto di comunicarlo in un modo semplice, in modo che tutti possano sentirla più vicina.

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