Enrico Bastolla: “Alle prossime comunali mai con il sindaco uscente Servalli”

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L’ex assessore disponibile ad un confronto sul programma con le forze del centrodestra e denuncia “gli errori di presunzione dell’accentratore Servalli, sordo a ogni tipo di consiglio”. 

 

In vista delle elezioni amministrative della primavera del prossimo anno, Ulisse on line comincia il suo viaggio tra i possibili protagonisti della scena politica cittadina, se non addirittura i probabili candidati  a sindaco, che si apprestano a lanciare il guanto di sfida all’attuale primo cittadino Vincenzo Servalli.

Il primo incontro è con un nemico politico giurato di Servalli, dopo essere stato un suo assessore per quasi tre anni. Stiamo parlando di Enrico Bastolla, ancora iscritto al Pd ed esponente di spicco dell’associazione “Movimento Cava Attiva”.

 

In tanti dicono che si candiderà a sindaco alle prossime amministrative? E’ vero?

É un’idea, ma è una scelta che devo maturare insieme agli amici che mi hanno sempre sostenuto, alla luce del panorama politico che si presenterà anche agli albori del 2020. Ho inanellato diverse esperienze nel periodo che ho vissuto politicamente nella giunta Servalli, e anche lontano dai banchi dell’Amministrazione metelliana ho raccolto aspetti e prospettive che potrebbero servirmi in caso di discesa in campo come aspirante Primo cittadino.

Probabilmente Servalli si candiderà per un secondo mandato. Quale sarà la sua posizione al riguardo?

Ho letto di una richiesta popolare al riguardo, in contrasto con quanto ascolto dalla viva voce della gente, non miei sostenitori, insoddisfatta soprattutto dai movimenti pachidermici della maggioranza, e dalle falle, che ho definito in più occasioni “flop”, determinate da promesse elettorali disattese. Per fare qualche esempio: l’aumento della TARI, l’appalto del Palaeventi andato deserto, la mancata destinazione dell’ex Convento di San Giovanni, la vendita non riuscita dell’ ex Cofima e la questione irrisolta della Manifattura Tabacchi. E ancora, si parlava tanto di “spending review”, revisione di spesa, ma ai fatti si sono avuti aumenti degli incarichi, soprattutto nelle società partecipate Ausino e Metellia.

Se tutta la sinistra, compreso il PD, si compattasse attorno a un nome che non fosse Servalli, cosa farebbe lei? Lo appoggerebbe?

Ricordo a tutti, smemorati compresi, la tessera del PD ancora valida che mi appartiene, per cui non è mia intenzione modificare l’aspetto civico della lista che mi ha dato l’opportunità di sedermi nel consesso comunale, a sostegno del centro sinistra. Ma, stante il continuo disgregarsi dei partiti, è mia intenzione lavorare sui problemi della città, tralasciando il discorso di alleanze e di sottobosco politico. Chiaramente non appoggerei il nominativo del Sindaco uscente, soprattutto per la mancanza di “correttezza personale” che ne ha contraddistinto il rapporto con il sottoscritto nei tre anni di collaborazione assessoriale.

Se, invece, si creasse una coalizione civica dove ci sono anche componenti del centrodestra, lei sarebbe propenso a farne parte?

Pur non condividendo idee di destra, non partirei con il freno tirato verso collaborazioni nate da condivisione dei punti fondamentali del programma, che stilerei in linea con ciò che avevo avviato nel periodo che mi ha visto alla guida di tre diversi assessorati. Non dimentico che uno dei motivi per cui ho lasciato la giunta Servalli è stato il doppio gioco dell’ UDC, schierato con il centrodestra alle elezioni politiche, così come sarà alle imminenti europee, e a braccetto con la maggioranza di centrosinistra per occupare poltrone.

Qual è il suo giudizio sul governo della città di Cava?

Negativo, per quanto ho messo in evidenza con i miei quasi quotidiani interventi a sottolineare gli errori di presunzione dell’accentratore Servalli, riuscito a fare a meno di assessori per circa un anno, capace di non ascoltare, partecipare, condividere e sordo a ogni tipo di consiglio che si voleva dare. La rottamazione invocata, sostenuta e ottenuta da Renzi ha lasciato il segno anche a Cava: tanti giovani virgulti che hanno accettato condizioni di piena sottomissione, non contrastando nei momenti topici le scelte scellerate del Sindaco passate sopra la loro testa, quali l’aver, prima fra tutte, concesso  poco spazio al contraddittorio e alla condivisione dei problemi.

A distanza di un anno può dirci la verità: per quale motivo diede le dimissioni?

Le dimissioni maturarono, innanzi tutto, per mancanza di dialettica e ascolto della forza politica civica che rappresentavo (Cava Civile) unitamente ai due consiglieri comunali. A valle del referendum chiesi, inascoltato, la convocazione di un direttivo per la valutazione della sconfitta. Altro passaggio, la riflessione, necessaria ed indispensabile, sulle primarie per Renzi segretario organizzate con un congresso durato meno di tre mesi: un’operazione di facciata che nascondeva una semplice conta, a testimonianza di un’occupazione a pieno titolo del partito. Ancora un “no” significativo e, tra coloro che tacevano, i presenti alla Leopolda in veste di claque; ma quegli applausi erano la premessa per una sconfitta bruciante, quale è stata la disfatta del 4 marzo, cui si era aggiunta, a livello locale, la porcheria targata UDC, anche questa coperta da silenzio e da una conferenza stampa di Del Vecchio, degna di “oggi le comiche”.

Cosa l’ha delusa maggiormente dei suoi alleati del PD?

Tutto, sia il sindaco che gli assessori e i consiglieri comunali. E’ mancata la capacità di cogliere un momento favorevole che non si verificherà mai più, ovvero una maggioranza con ben undici consiglieri del Pd. Avevamo una Ferrari, ma era il pilota a non essere adeguato. Di certo mi hanno sorpreso alcune prese di posizione, soprattutto nei direttivi del PD, del capogruppo in consiglio comunale, Giuliano Galdo, e in particolare del segretario cittadino Massimiliano De Rosa, il cui silenzio dimostra la sua totale assenza dalle vicende politiche cavesi (forse gli è stato sufficiente ottenere l’incarico di consulente presso l’ Ausino per tacere…). Un esempio, invece, che dovrebbe valere per ogni assessorato, è Adolfo Salsano, persona che conosce a menadito la gestione dei bilanci, delle risorse economiche, della ripartizione dei fondi comunali, insomma un “capace” che opera senza la necessità delle luci della ribalta. Non bisogna ripercorrere la strada del mai dimenticato professor Eugenio Abbro, che in Consiglio decideva per tutti i suoi, i quali accettavano senza rancore, ubbidienti, alzando doverosamente la mano al momento del voto. Ma di Abbro, Servalli non è nemmeno l’ultimo foglio dei modelli autocopianti.

Voglio fare una riflessione sull’operazione delle primarie, ritenute uno strumento fondamentale per effettuare una selezione: non le considero tali, e mi sono pentito di aver partecipato a quelle che posero Servalli di competere per la poltrona di Sindaco. Un grave errore, perché questo sistema consente operazioni poco chiare, come quella di far votare persone non appartenenti a quella forza politica, determinando anche situazioni anomale e poco chiare. Voci che si inseguono e che trovano conferme nelle dissertazioni politiche, vogliono il Servalli a capo di una coalizione di liste civiche, per le consultazioni del prossimo anno: una conferma delle scelte del PD che anche alle imminenti elezioni europee eviterà di mostrare il simbolo. Ciò significa che l’operazione che il sottoscritto ha avviato con Cava civile nell’anno 2015 ha fornito e fornirà risultati interessanti ed ambiziosi.

Meraviglia e stupore accompagnano questa decisione del Sindaco, ma molti dimenticano che questo signore ha più furbizia che intraprendenza, per cui la mossa serve per trincerarsi dietro un nuovo simbolo, segno che ormai il PD non perde pezzi, ma identità. Cosa grave e non accettabile da parte di chi portava con sé i segni caratteristici del comunismo della falce e martello. Così non è più, ora il fine giustifica i mezzi, e l’importante è occupare quella poltrona, bypassando ideali e oscurando anche il recente passato!

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