COMUNALI 2020 Alfredo Messina: “Il futuro? Occorre ritornare al passato”

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foto Costantino Pilò

Per creare un’alternativa seria all’attuale classe dirigente locale occorre tornare alle origini della politica e rifondare i veri Partiti politici

Come creare una proposta politico-programmatica per le prossime elezioni comunali del 2020, soprattutto, ma non necessariamente, alternativa all’attuale maggioranza? Con questo intento Ulisse on line prosegue il suo viaggio. Il nostro secondo interlocutore è Alfredo Messina, sindaco di Cava de’ Tirreni dal 2001 al 2005.  Quella di Messina, come Ulisse on line ha già avuto modo di evidenziare, fu un’esperienza sindacale molto intensa ma assai convulsa e travagliata politicamente, che si concluse in malo modo nel luglio del 2005 quando in uno studio notarile la maggioranza dei consiglieri comunali revocò la fiducia al Sindaco. Fu il momento più buio della vita politica cittadina, un’onta per la vita democratica, ma anche un marchio per nulla invidiabile per i protagonisti di quella che alla fine fu una vera e propria congiura. 

Tenendo presente alcune linee guida, come il pragmatismo, la necessità del buon governo e della buona politica, da dove si deve partire per costruire una proposta alternativa all’attuale governo municipale?

Purtroppo le nuove generazioni, fatta ovviamente qualche debita (ma sporadica) eccezione, non conoscono affatto i valori del pragmatismo, del buon governo e della buona politica, non esistendo più né i partiti, né le scuole di partito, per cui, quando si accostano alla politica lo fanno in maniera sprovveduta ed al precipuo scopo di cercare una qualche sistemazione economica ed un inserimento sociale o, peggio ancora, al fine di avere una certa visibilità per affermarsi in campo locale personalmente e professionalmente, trovando oltretutto per unica interlocutrice l’attuale classe politica che, nella migliore delle ipotesi, ha percorso in precedenza la loro stessa trafila senza aver maturato alcuna seria e concreta esperienza politica e spinta principalmente dalla voglia di mettersi in mostra e di utilizzare la politica quale palcoscenico per mettersi in mostra e per avere poi più facile accesso a candidature a livello regionale, nazionale o europeo, purtroppo spesso imposte dai vertici politici per cui, non essendo prevista la possibilità di esprimere preferenze personali, nella maggior parte dei casi conducono nel nostro Parlamento Nazionale persone inesperte ed inconcludenti, nella migliore delle ipotesi buone solo ad alzare la mano nelle votazioni secondo i dettami della dirigenza, ma incapaci di intraprendere iniziative parlamentari e proposte legislative.
Quindi, per creare un’alternativa seria all’attuale classe dirigente locale occorre tornare alle origini della politica e rifondare i veri Partiti politici, preponendovi persone serie e capaci politicamente, culturalmente, civilmente e socialmente che non solo possano essere di esempio e di insegnamento per tutti i nuovi aderenti alla compagine politica, ma che soprattutto sappiano a loro volta selezionare la nuova classe politica non per tornaconto personale e per procurarsi soltanto “servi sciocchi” che all’occorrenza debbano supinamente sostenere le ragioni della dirigenza.

Rinnovamento, cambiamento, discontinuità e, poi, da ultimo, anche la svolta buona dopo essere passati per rottura e rottamazione, sono parole ormai abusate e logore, forse perfino fuorvianti se non prive di senso. Allora, una nuova proposta politica come la possiamo connotare?

Un ritorno al passato! Non c’è via di scampo.
Purtroppo, l’esperienza di “Mani pulite” nel 1992 dilagatasi in tutto il territorio comunale come una peste ha avuto il solo effetto negativo di “spazzare via con l’acqua sporca anche il bambino”, lasciando che i vuoti fossero occupati da modestissime figure di nuovi politici che hanno pensato, su quella cultura di “Mani pulite”, soltanto a rottamare ed a distruggere, non essendo nel contempo capaci di creare alcuna seria proposta politica alternativa.
Perciò non “torniamo” al futuro, ma molto più banalmente al passato e riprendiamo da dove lasciammo la politica nei primissimi anni ‘90 e sulla base delle pessime esperienze negative maturate in questi ultimi trenta anni, cerchiamo di creare la nuova classe politica sulla base delle vecchie esperienze supportate questa volta da una severa deontologia politica, finalizzata esclusivamente al raggiungimento dell’interesse pubblico con la massima abnegazione e trasparenza.

Partiamo dalla scelta degli uomini. Quali sono i requisiti ideali per essere candidato a sindaco? E come si arriva alla scelta di un candidato sindaco?

Bisogna saper individuare una persona che abbia già dimostrato nella vita civile le proprie capacità organizzative e decisionali, che sia almeno in potenza competente in materia di amministrazione della cosa pubblica, che sappia operare scelte giuste e lungimiranti, che non sia altezzoso e supponente, ma sappia ascoltare la gente ed i suoi collaboratori e, soprattutto, che sappia assumersi le dovute responsabilità senza mai scendere a compromessi e senza farsi irretire dalla burocrazia comunale, che tradizionalmente cerca di non fare per evitare proprie eventuali responsabilità.
Ovviamente, la scelta è comunque affidata ai nostri concittadini, che a tal fine dovranno essere coinvolti per tempo, dovranno anch’essi crescere politicamente ed eleggere finalmente le persone giuste e competenti, e votando principalmente per il programma elettorale proposto dal singolo candidato, che spesso ha un contenuto generico e fumoso perché redatto da persone incompetenti e non dovutamente motivate.

E per i candidati a consigliere comunale? C’è qualche controindicazione, in altre parole qualche ragione ostativa all’ingresso in lista di un candidato?

Anche per i candidati a consigliere comunale valgono gli stessi principi, fatte ovviamente le debite proporzioni.
In particolare, i candidati alla carica di consigliere comunale devono essere scelti tra persone che abbiano già dimostrato particolare sensibilità per le tematiche della nostra città e per i bisogni dei cittadini e che siano già in sinergia con il candidato sindaco e, possibilmente, anche con gli altri candidati a consigliere comunale delle liste collegate al candidato sindaco: ciò per evitare che durante il mandato elettorale del sindaco in Consiglio si creino fazioni all’interno della sua maggioranza che possano mettere in discussione il programma elettorale e linee programmatiche della maggioranza, rallentando o addirittura impedendo lo sviluppo della città.

Partiti, movimenti civici, associazioni politiche, come si mettono insieme in un progetto politico? formando una lista unitaria o più liste, distinte tra partiti e civici?

L’ideale sarebbe un’unica lista espressione di un partito politico o di una aggrgazione civica a supporto di ciascun candidato a sindaco, per avere la certezza che durante il successivo mandato quinquennale il Consiglio, il Sindaco e la Giunta siano il più possibile coesi per il perseguimento degli obiettivi prefissati nel programma elettorale e previamente condivisi con il sindaco da tutti i candidati della sua lista di supporto nel corso della campagna elettorale.
Ovviamente, ciò spesso non è possibile, perché a livello locale vi sono persone che, pur essendo disponibili a svolgere l’incarico di sindaco o di consigliere comunale, non sono pronti ad entrare in un partito politico ed a rispettarne le regole.
Quindi, in tal caso è necessario che i futuri candidati delle liste civiche, già molto prima della presentazione delle liste, abbiano partecipato alla scelta ed alla indicazione condivisa del candidato a sindaco ed abbiano maturato con lui le scelte per la formazione del programma elettorale.

Molte liste in competizione portano più partecipazione e voti o solo confusione, polverizzazione e soprattutto abbassamento del livello qualitativo del personale politico?

Purtroppo, fino ad oggi le liste civiche di supporto ad un candidato a sindaco hanno svolto un’altra e deleteria funzione, contribuendo a creare il caos che contraddistingue le elezioni locali, in cui alla fine si giunge perfino ad avere che in una singola famiglia vi sono più candidati ed in liste contrapposte.
La creazione di queste liste è fatta ovviamente per raschiare il fondo del barile e cercare di prendere quanti più voti possibile, cosa non sempre vera, specie se si considera che moti di questi candidati poi non prendono nemmeno il loro stesso voto e che, comunque, per l’elezione del sindaco l’espressione del voto in suo favore è disgiunta da quella dell’elezione dei consiglieri comunali.
Quindi, ritengo molto deleteria la formazione di ulteriori liste di appoggio al candidato sindaco, anche perché spesso accade che persone che vengono candidate solo per prendere qualche ulteriore preferenza per il candidato sindaco e per la coalizione, escano poi eletti alla carica di consigliere senza aver condiviso durante l’intero percosso politico di maturazione del progetto politico del candidato a sindaco e dell’intera coalizione e, quindi, durante il successivo mandato spesso non condividono le iniziative della maggioranza, anzi le contrastano, creando grossi problemi di tenuta dell’Amministrazione.

E la Giunta, quali dovrebbero essere i criteri di selezione degli assessori e quali i requisiti che dovono possedere.

La più grande sciocchezza che può commettere un sindaco è quella di nominare i propri assessori tra i consiglieri comunali eletti con il maggior numero di preferenze, criterio addirittura predeterminato dal candidato sindaco durante la campagna elettorale per mettere in competizione i candidati delle sue liste e ricevere di riflesso anche più voti per sé, esperienza purtroppo maturata in maniera gravemente deleteria anche nel nostro Comune nell’ultima tornata elettorale.
Viceversa, ritengo che il sindaco debba contornarsi in Giunta esclusivamente di persone capaci e di esperienza sia politica che gestionale.
Nelle ultime tre consiliature ciò non è avvenuto ed i risultati negativi sono sotto gli occhi di tutti.
Infatti, nelle ultime tre tornate elettorali, in particolare la nomina di assessori prelevati tra i consiglieri comunali (oltretutto quasi sempre di prima nomina e senza specifiche esperienze e competenze) si è dimostrata tornare utile solo ai sindaci, che così si sono garantiti nel tempo la maggioranza in Consiglio Comunale e, quindi, la loro serena permanenza alla guida della città, ma ciò ovviamente non giova alla città che non si è avvalsa delle persone giuste e competenti e non si è dimostrata utile nemmeno per gli stessi sindaci.

Il buon governo spesso viene messo in discussione dalla mancanza di chiarezza nella definizione dei ruoli, dei poteri e dei rapporti che devono intercorrere tra sindaco, assessori e consiglieri. Insomma gli equilibri sono molto difficili, da raggiungere e tenere tra le varie componenti della maggioranza. Qual è il modo migliore per ovviare a questa oggettiva difficoltà?

In primo luogo bisogna eliminare dalla nostra legge elettorale la possibilità che le dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali comporti automaticamente la decadenza anche del sindaco.
Infatti, come innanzi detto, il sindaco è eletto con votazione separata e con voto disgiunto, per cui viene eletto direttamente dal popolo per completare il suo programma ed il suo mandato elettorale.
In caso di contrasto con i suoi consiglieri di maggioranza se i consiglieri si dimettono deve essere previsto che il sindaco rimanga in carica fino alla fine del mandato ed il Consiglio Comunale vada sostituito da un Commissario ad acta nominato dal Prefetto, che ogni volta deliberi nelle materie di competenza consiliare in linea con il programma elettorale del sindaco e della sua maggioranza.
Se invece è il sindaco a venir meno ai suoi impegni assunti con il programma elettorale ovvero per motivi più strettamente politici che lo pongano in contrasto con la maggioranza, allora i Consiglieri possono proporne la mozione di sfiducia che viene discussa dal Consiglio Comunale che, quindi, può deliberare la sfiducia e, quindi, la decadenza del sindaco e lo scioglimento dello stesso Consiglio, ma comunque motivando puntualmente le ragioni per le quali viene sfiduciato il primo cittadino.
Tuttavia, anche in questo caso ritengo che non sia giusto che il sindaco eletto direttamente dal popolo e con votazione separata e disgiunta rispetto al Consiglio Comunale debba subire l’onta di interrompere il suo mandato lasciando incompiuto il programma da lui proposto in campagna elettorale e con lui votato dagli elettori, per cui, a meno di sue gravi colpe politiche penalmente rilevanti, anche in caso di mozione di sfiducia politica dovrebbe essere commissariato il Consiglio Comunale, per permettere al sindaco ed alla sua Giunta di completare il mandato elettorale ed il relativo programma.

Veniamo al programma. Innanzitutto, come si procede alla sua stesura? E quali i punti, diciamo almeno cinque, più qualificanti a suo avviso?In un’epoca come questa in politica contano più gli uomini o i programmi e le idee?

Il programma elettorale, come detto, è essenziale per la successiva azione politica del sindaco, della Giunta e del Consiglio Comunale durante l’intero quinquennio del mandato elettorale.
Tuttavia occorre sottolineare che il programma viene predisposto dal candidato sindaco che, ovviamente, sintetizza i vari suggerimenti ricevuti dai partiti e dai movimenti civici che sostengono la sua candidatura e dagli stessi candidati al Consiglio Comunale.
Tuttavia, le scelte essenziali devono appartenergli, perché è solo se crede fermamente nel suo programma potrà poi avere nel corso del mandato quella spinta necessaria per raggiungere al meglio gli obiettivi prefissati.
Personalmente ho sempre ritenuto e sostenuto che il primo punto da considerare per lo sviluppo della nostra città sono le opere pubbliche, intese come realizzazione, recupero e manutenzione, completando in primo luogo e con assoluta priorità il sottovia veicolare della ex SS 18 fino a congiungerlo con via Arti e Mestieri, la cui parziale realizzazione (ferma ancora al progetto approvato e finanziato dalla mia amministrazione nel 2002) ed i relativi benefici sono sotto gli occhi di tutti in termini di alleggerimento del traffico cittadino, delle disponibilità di parcheggi e di recupero paesaggistico ed ambientale, essendo stata finalmente ricucita la ferita inferta nel 1860 al nostro centro cittadino dalla realizzazione della strada ferrata.
Bisogna poi realizzare il nuovo ospedale civile, riprendendo la nostra proposta di allocarlo nella zona industriale oltre il passaggio a livello di S. Lucia su un suolo di ca 40 mila mq., per ridare dignità ai nostri infermi con un pronto soccorso idoneo e con alcuni reparti di alta specializzazione.
Occorrerà poi completare con urgenza la ristrutturazione edilizia di parti importanti del territorio per creare centri commerciali e produttivi che consentano il rilancio della nostra economia e del nostro turismo, quali l’ex Arti Grafiche Di Mauro e lo stadio di corso Mazzini da trasferire altrove.
Infine, dovranno essere ripresi i contatti con i Comuni della Costiera Amalfitana per concludere quei rapporti economici, turistici e sociali che legano Cava alla Costiera Amalfitana come prefigurato dalla legge regionale sul PUT, contatti che hanno sinora permesso di realizzare il parcheggio di interscambio di Corso Giovanni Palatucci, oggi adibito anche ad area mercatale, ed il contenitore socio culturale posto all’interno della ex Pretura di Piazzetta dei Comizi.
Ovviamente, in tal caso occorrerà realizzare quanto prima la bretella di collegamento con la Costiera Amalfitana (che partendo dal predetto parcheggio di interscambio ed attraversando Tramonti raggiunge Maiori), progetto di massima già approvato durante il mio mandato sindacale sia dalla Provincia e sia dal Comune di Tramonti, atteso che tale arteria, peraltro prevista dallo stesso PUT, consentirebbe un diretto collegamento di Cava – quale città di servizi, con la Costiera Amalfitana, con enormi benefici reciproci (si pensi, ad esempio, alla realizzazione del nostro nuovo ed attrezzato ospedale ed al suo raggiungimento in soli 12 minuti da parte dei cittadini di Tramonti ed in poco più da parte dei cittadini di Cetara, Maiori, Minori ed Amalfi).

Su alcune questioni, come ad esempio l’abusivismo edilizio, l’organizzazione comunale, la gestione dei rifiuti, la lotta agli sprechi e la revisione della spesa, la sicurezza, la mobilità urbana, è necessario un linguaggio di verità. Quali le parole giuste?

Durante la campagna elettorale del 2001, che mi vide poi vincitore, in una corposa riunione in un agriturismo di Sant’Anna alla fine del mio intervento, mentre stavo andando via per raggiungere un altro gruppo di potenziali elettori, una signora mi chiese se, oltre a tutte le altre belle cose che avevo prefigurato, avessi anche sistemato i suoi due figli disoccupati.
Tornai indietro e per microfono richiamai l’attenzione di tutti i presenti ai quali riferii della richiesta della signora e precisai che il mio mandato non sarebbe stato quello di assumere persone al Comune o di sistemarle altrimenti, ma esclusivamente quello di amministrare la Città nel migliore dei modi e per il suo sviluppo economico e sociale e che se intendevano la politica in maniera diversa dalla mia potevano rivolgersi anche ad altri candidati a sindaco, che tali promesse andavano facendo direttamente o attraverso i candidati al Consiglio nelle liste a loro collegate.
Detto ciò, è evidente che ritengo onesto procedere con estrema chiarezza in campagna elettorale nell’affrontare ed illustrare tutti i temi, anche quelli più scottanti, e senza mezzi termini, per esprimere le proprie opinioni e comunicare come si intende affrontare i problemi, con proposte semplici e chiare, mantenendo poi in caso di elezione puntuale fede agli impegni assunti in campagna elettorale, che devono poi corrispondere con precisione ai vari punti del programma elettorale che il candidato sindaco ha depositato al Comune in uno alla sua candidatura ed alle liste di collegamento.

Uno slogan per la campagna elettorale nel quale i cavesi potrebbero riconoscersi?

Credo sia ancora attuale “Cava ai cavesi!”, che connotò la mia campagna elettorale del 2001.
Purtroppo, i miei successori sono stati soltanto dei buoni vassalli o di Vincenzo De Luca o di Edmondo Cirielli, per cui la linea politica è stata loro imposta dall’alto spesso in contrasto con la nostra realtà politica, economica e sociale, da chi non conosce e non ama la nostra storia e la nostra cultura.
Il futuro sindaco, quindi, dovrà essere persona capace di essere sì rispettoso della politica e delle gerarchie politiche, senza svendere però la nostra città al politico di turno, che ogni volta cerca di usarla solo per trarne voti e per confinarla a funzioni complementari e secondarie rispetto alle altre realtà cittadine viciniori.
Quindi, ancora una volta“Cava ai cavesi!”.

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