Armando Lamberti: “La politica guarda il futuro e lavora per raggiungerlo”

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foto Gabriele Durante

Stati Generali della Cultura, Festa di Montecastello, folclore, politica culturale sono alcuni dei temi di attualità affrontati dall’assessore alla cultura e vice sindaco di Cava de’ Tirreni Armando Lamberti nell’intervista che ci ha rilasciato.

Una domanda è d’obbligo: ma davvero la benedizione dei trombonieri e sbandieratori a piazza Duomo ha corso il rischio di essere cancellata? Ci spieghi i motivi e i vari passaggi di una vicenda che l’ha visto tra i protagonisti di una mediazione tra posizioni di chiusura netta e di scontro frontale.

Non posso negare che ci siano stati momenti molto difficili.

La benedizione ha rischiato seriamente di essere cancellata in quanto appariva evidente che fossero venuti meno i presupposti che la giustificavano. Si tratta pur sempre di un evento religioso, che presuppone concordia d’intentiin linea con la dimensione di comunione fraterna che è il senso ultimo del Mistero Eucaristico, solennemente celebrato nella ricorrenza di Montecastello. Altrimenti, il tutto rischia di scivolare verso un semplice fatto folcloristico, che mortifica la storia anche di pietà popolare così viva nella nostra città. La mediazione perseguita è stata tutta volta a recuperare questo spirito, anche nella prospettiva di un servizio che l’Ente Montecastello da tempi lontani e tante associazioni benemerite da molti anni rendono alla Città di Cava de’ Tirreni. La soluzione a carattere provvisorio che è stata individuata, e che è stata resa nota con un comunicato sottoscritto dall’Arcivescovo Mons. Orazio Soricelli, dal Sindaco Dott. Vincenzo Servalli e dal Presidente dell’Ente Montecastello Ing. Mario Sparano, ha inteso creare le condizioni per superare le contrapposizioni tra l’Associazione Trombonieri e il neo-costituito gruppo “Cavalieri della Bolla Pontificia A.D. 1394”. È un primo passo che va riconosciuto e incoraggiato da tutti nello spirito degli stessi solenni festeggiamenti che celebriamo.

Certo, quest’anno la gestione dell’evento da parte degli organizzatori è stata disastrosa, diciamo che si è toccato il fondo e lo stesso Comune, piaccia o no, non ci ha rimediato una bella figura. La domanda è scontata: quand’è che il Comune e in che modo vorrà assumere un ruolo più incisivo e determinante evitando le gaffe di questa travagliata edizione della Festa di Montecastello? E dove finisce la giusta autonomia dell’Ente Montecastello ed inizia la responsabilità politica e morale del Comune?

In un contesto ormai consolidato di sussidiarietà, non si può pretendere dall’Ente pubblico, dal Comune nel caso di specie, la risoluzione di ogni tipo di problema. La dimensione associativa che è alla base dell’Ente di Montecastello dovrebbe vedere nel Comune solo l’istanza ultima del confronto dialettico, laddove la civica amministrazione predispone tutti gli strumenti per favorire l’esercizio della libertà associativa. Nel nostro caso, però, mi avvedo della necessità di definire a monte le forme della partecipazione, secondo uno statuto che disciplini compiutamente diritti e doveri degli associati. Poiché la rilevanza dell’Ente Montecastello è tale da coinvolgere l’immagine e i simboli della città di Cava, si profilanecessaria la supervisione pubblica, atta ascongiurare inconvenienti come quelli da ultimo registrati.

Sicuramente bisognerà avviare una riflessione sul ruolo del Comune e sull’autonomia dell’Ente, non solo per evitare ciò che si è verificato quest’anno, ma soprattutto per costruire un percorso che consenta la migliore condivisione e valorizzazione di questo momento identitario della nostra comunità, della nostra gente.

Cos’è per lei la Festa di Montecastello e come vorrebbe si celebrasse?

La festa di Montecastello è innanzitutto memoria civica connessa al fatto religioso. Su questo bisogna essere chiari. Troppi eventi religiosi sono scaduti a fatto folclorico perché se ne è perduta l’autentica origine popolare. E quando faccio riferimento all’elemento popolare mi riferisco a quella pietà religiosa che ha dato forma alle nostre più genuine tradizioni culturali. Montecastello è legata alla celebrazione del Corpus Domini, il cui ostensorio in luminarie campeggia sul rilievo collinare.

 È legata ad un voto fatto dalla popolazione per la scomparsa del contagiodella peste. Resta dunque la memoria di quei fatti, che anche per i non credenti costituisce momento di aggregazione civica in un contesto storico in cui l’identità locale è chiamata a costituire la base di una distintività non esclusiva ma inclusiva. A questo spirito devono ritornare, a mio parere, le celebrazioni di Montecastello.

 In questi ultimi anni devo rilevare,purtroppo, che l’aspetto religioso non è più al centro della vita della comunità cristiana e della società civile. Ilmio augurio è che diventi innanzitutto una celebrazione capace di coinvolgere tutte le parrocchie della città, le associazioni e i movimenti ecclesiali. E, in secondo luogo, auspico che si recuperi a pieno l’originaria memoria storica da consegnare alle nuove generazioni.

Non crede che bisogna mettere un po’ d’ordine nel folclore cavese: troppe iniziative, una certa ridondanza, l’assenza di una cabina di regia e di una programmazione condivisa, la mancanza di una promozione e di una comunicazione adeguata, l’inesistenza di un comitato storico-scientifico che dia indicazioni per evitare carnevalate, un eccesso di autonomia e indipendenza che ormai sfocia nell’anarchia o nel solipsismo. Insomma, un po’ d’ordine va fatto o no? E come?

La storia di Cava, si sa, è fin troppo ricca per non rischiare di diventare terreno di appropriazione di parte. Non metto in dubbio la buona fede di quanti si approcciano a questa dimensione senza averne gli strumenti adeguati. Oggi più che mai è necessario risalire alle fonti della nostra storia che, grazie al preziosissimo archivio della Badia di Cava e al suo monumentale Codice diplomatico, è fatta di documenti, quindi di fonti certe e inoppugnabili, fatta salva sempre l’interpretazione adeguata. Ora, che si chiamino a fondamento delle proprie istanze, pur legittime, documenti di ben altra valenza storica, fa sì che il tutto scada in farsa, e proprio in danno di quella storia che si pretende di esaltare.

Per evitare che si viva in un disordine culturale che coinvolge la vita della città, credo sia necessaria  una cabina di regia che riesca a mettere insieme la ricchezza delle esperienze culturali della città e al tempo stesso valorizzare il contributo prezioso che viene e può venire dall’Ente Montecastello.

 Naturalmente in questo organismo è essenziale la presenza della istituzione Chiesa e di altri enti interessati, in primo luogo del Comune.

L’anno prossimo vedremo delle novità per la festa di Castello e in generale nel governo del vasto e diffuso fenomeno del folclore cittadino?

Ritengo che sia necessario superare la mera logica del caso per caso e del giorno per giorno, e definire delle chiare linee di politica culturale della e nella città, anche ai fini della migliore definizione della valutazione di ogni iniziativa promossa in Città che preveda anche il coinvolgimento del Comune attraverso la concessione del patrocinio, l’attribuzione di contributi e/o di servizi.

Gli Stati Generali della Cultura (ricordo che sono stati già tenuti tre incontri, e che proseguiranno il 26, 27 e 28 Settembre), hanno un ruolo importante per raggiungere questo obiettivo di partecipazione democratica alla costruzione di una politica per la cultura a Cava, invito ancora quanti hanno a cuore questo tema a partecipare attivamente.

 Il mio augurio è che dai risultati di questo lavoro,  dalla proficua collaborazione con l’Arcidiocesi, con il prezioso contributo del neo-costituitosi Centro Studi per la Storia di Cava de’ Tirreni, della Consulta Culturale, dello stesso Ente Montecastello, dell’Associazione Trombonieri e Sbandieratori, di tutte le associazioni che sono coinvolte, e di quanti in maniera argomentata intendono dare un significativo e costruttivo contributo, si possa arrivare ad una rimodulazione complessiva dell’intera manifestazione.

Il raggiungimento di tale obiettivo richiede molta umiltà da parte di tutti. Amo ripetere che se ognuno fa un passo indietro, tutti insieme faremo due passi in avanti.

Anche lei è finito sul banco degli accusati. Addirittura c’è stato qualche esponente della maggioranza che l’ha attaccato e con lei gli Stati generali della cultura da Lei organizzati. E c’è chi l’ha accusato sui social di aver chiamato imbecilli i cavesi che hanno polemizzato sulla vicenda dello spostamento della data dei fuochi e sul karaoke al Castello…

Mettere tutto insieme può comportare il rischio di alterare i giudizi.

Preferisco rispondere, in primo luogo, alle accuse che mi sono state rivolte e che trovo completamente infondate. Il mio intervento non ha riguardato lo spostamento dei fuochi e le notti al Castello, tutt’altro.

È utile che io ripeta la dichiarazione che ho pronunciato in apertura della conferenza stampa (ripresa per intero dalle emittenti presenti ndr): “La diversità delle opinioni è sempre un arricchimento.

La libertà di manifestazione del pensiero è tutelata dalla Costituzione, sempreché sia espressa nel rispetto di un bon ton istituzionale, di regole di buona educazione e soprattutto della dignità dell’altro.

A fronte del ruolo significativo che facebook e i social hanno svolto e svolgono per l’evoluzione della società, purtroppo è sotto gli occhi di tutti che in molti casi si fa un uso distorto della rete e dei social. Gli esempi sono tanti, mi limito a citare quello che è accaduto con Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.

In questi casi di uso distorto della rete e dei social mi sento di condividere l’affermazione di Umberto Eco: Facebook ha consentito di dare la parola agli imbecilli”.

Poi, ho aggiunto “non discuto l’importanza della rete, io stesso ho una pagina sulla quale pubblico tutte le attività che promuovo o a cui partecipo”. Quindi, è evidente che non ho assolutamente inteso definire imbecille chi utilizza la rete.

Se questa dichiarazione così limpida, e frutto di un ragionamento, produce accuse nei miei confronti, non posso che essere dispiaciuto ed amareggiato. Voglio cogliere l’occasione, però, per sottolineare che il mio ragionamento e la mia dichiarazione muovono dalla triste constatazione che esiste nel nostro Paese, da Nord a Sud, una parte che odia, che insulta, che minaccia. Spesso con volgarità e frasi offensive.

Questo è, del resto, il triste panorama che emerge dalla quarta Mappa dell’intolleranza, un progetto ideato da Vox Osservatorio italiano sui diritti, in collaborazione con le Università di Milano Cattolica e Statale, La Sapienza di Roma e l’Università di Bari, che per il quarto anno ci offre una fotografia dell’odio nel Web. Il risultato è una realtà davvero deprimente. Migliaia di messaggi inquietanti per la violenza verbale e per il malessere che nascondono. Lo so che tutto questo ci rattrista, ma non possiamo non tenerne conto.

Credo che sia come docente universitario – impegnato nella formazione degli studenti e nella trasmissione dei saperi – che come amministratore di una Città importante quale è Cava de’ Tirreni, non posso non contribuire a far crescere la cultura per il rispetto delle regole, scritte e non scritte, che una società che vuole definirsi civile deve necessariamente osservare per assicurare la qualità della vita dei consociati.

Anche sul nostro giornale qualcuno si è chiesto quale sia la finalità degli Stati Generali della Culturae, aggiungiamo noi, porteranno a qualcosa, per la precisione a cosa e quando?

Gli Stati Generali della Cultura – voglio subito precisare – rappresentano la  fase preparatoria del grande progetto “Cava de’ Tirreni Città Parco Culturale” che ho proposto nell’ambito della relazione strategica sulla Cultura per l’anno 2019.

È un momento per me importante di discussione e di confronto.

Un esercizio di innovazione sociale che parte dal basso, volendo dareai singoli e alle aggregazioni sociali presenti sul territorio l’occasione per dire la loro, e per portare il loro contributo di idee e di capacità progettuale.

La Politica della Cultura a Cava non può essere una questione che si risolve nella visione personale dell’Assessore o della stessa Amministrazione, ma necessita della partecipazione più ampia possibile.

Si tratta di un Progetto decisamente ambizioso e non velleitario che potrà fare molta strada se ci sarà la collaborazione di tutti e se si supererannoriserve e pregiudizi e si guarderà lontano.Esorto tutti a partecipare agli incontri programmati, per poter valutare con attenzione l’importanza di ciò che con queste manifestazioniabbiamo voluto mettere in campo e, ovviamente, i proficui risultati che già oggi si possono cogliere.

La seconda fase sarà costituita, come è ben noto, dalla istituzione della “Fondazione Cava de’ Tirreni Città Parco Culturale” le cui procedure saranno avviate nel mese di settembre, e che potrà essere uno strumento al servizio di una progettualità che guarda oltre i tempi – molto spesso per necessità troppo brevi – della politica locale.

Ad oggi ci fa un bilancio sul contributo di riflessioni scaturito da questi primi incontri degli Stati Generali?

Come ho già detto,sono stati tenuti tre incontri (Sabato 11 Maggio, Sabato 1 e 22 Giugno) ai quali hanno partecipato personalità del mondo politico, accademico, imprenditoriale ed operatori culturali molto impegnati da anni nella nostra Città.

Sono state tenute relazioni e Tavole rotonde su tematiche di grande interesse scientifico, che hanno contribuito a tracciare la politica culturale per e della nostra Città.

Il bilancio è senz’altro positivo, abbiamo avuto relazioni di importanti protagonisti ed esperti della vita culturale non solo del territorio ma anche nazionale. Alcuni imprenditori cavesi sono stati presenti e propositivi, ma anche, consentitemi di dire, entusiasti del fatto che finalmente si puntasse a valorizzare con modalità operative il nostro patrimonio.  Inoltre, abbiamo delineato una metodologia per arrivare alla nascita della Fondazione e per redigere la proposta di candidatura di Cava de’ Tirreni Capitale Italiana della cultura per il 2022.

Sono stati presentati progetti che contribuiranno ad elevare la qualità dell’offerta culturale nella nostra Città. Tra pochi giorni sarà disponibile on line il sito www.statigeneralidellacultura.cavadetirreni.sa.it, articolato in ben ventisei sezioni. Grazie a questi tre incontri, Cava de’ Tirreni è al centro del dibattito sulla cultura come volano di sviluppo.

Le relazioni avviate in questi tre mesi di lavoro e in questi tre incontri ci consentono di preparare con entusiasmo e serenità la seconda fase che si svolgerà il 26, 27 e 28 Settembre. Sono certo che la collaborazione dell’intera Città e, soprattutto, delle Associazioni culturali che operano sul territorio, costituirà un valore aggiunto per raggiungere gli obiettivi prefissati, tra i quali vorrei ricordare la candidatura di Cava de’ Tirreni a Capitale Italiana della Cultura nel 2022.

Un ruolo centrale devono avere anche tutte le forze politiche presenti in città. Questi sono i momenti in cui una comunità si deve unire, candidare Cava de’ Tirreni a capitale italiana della cultura 2022 è un obiettivo non di una parte, ma di una intera realtà territoriale, auspico, e sto lavorando in tal senso, perché tutti si sentano protagonisti di questo percorso.

Altrettanto importante è il ruolo che possono svolgere gli organi di informazione. Si tratta di collaborare tutti insieme per elevare la qualità dell’offerta culturale nella Città.

Voglio aggiungere che la stessa redazione del Progetto che deve portare alla candidatura di Cava de’ Tirreni a Capitale Italiana della Cultura 2022 – a prescindere dall’esito – rappresenterà, comunque, un grande successo perché la semplice fissazione dell’obiettivo ha già determinato e continuerà a determinare un cambio di passo e una svolta nelle politiche culturali della Città.

E un bilancio onesto di questi primi mesi da assessore alla cultura? Ci dica la verità: è pentito, deluso, soddisfatto o ottimista?

Chi mi conosce sa che metto una grande forza ed energia in tutto quello che faccio, inoltre ho un metodo di lavoro che mi consente di organizzare al meglio la mia attività. Sono entusiasta di essere l’Assessore alla Cultura della mia Città, e credo di aver trasmesso questo entusiasmo a tutti quelli che stanno collaborando con me:  dai dipendenti comunali, che in alcuni giorni ho forse sottoposto ad un lavoro più intenso, ma che vedo soddisfatti di essere insieme a me gli artefici di qualcosa di importante; ai tanti e validi operatori culturali cavesi che vogliono veder valorizzato il loro lavoro; ai colleghi della maggioranza interessati ad un dibattito fortemente propositivo e stimolante anche per le tante esperienze di altre realtà italiane illustrate nelle giornate degli Stati Generali della Cultura.

Per definizione un cristiano, quale io mi sento, è sempre una persona che guarda alla vita, alle cose di cui si occupa, con fiducia, con speranza.

Le difficoltà fanno parte del cammino della vita. Quello che fa la differenza è il modo di affrontarle. Detto ciò, sono soddisfatto del lavoro svolto sino a questo momento, dell’avvio di una progettualità alta che vuole avere l’ambizione di contribuire a cambiare la Città anche attraverso una interazione fra programmazione culturale e programmazione urbanistica.

Il programma che ho messo in campo tende ad una finalità importante per la città, mi spiego. Finora nessun assessore alla cultura è riuscito a dare alla programmazione culturale, già presente in città, pur molto ricca, quella marcia in più che potesse rendere la nostra città un attrattore forte a livello non solo regionale, ma consentitemi nazionale. Quante volte abbiamo sentito i nostri concittadini lamentarsi del fatto che Giffoni Valle Piana avesse assunto un ruolo internazionale con il Festival del cinema per ragazzi e Cava de’ Tirreni, invece, non riuscisse a far emergere con forza la sua bellezza, il suo potenziale, i sui eventi, soprattutto quelli storici e folkloristici, con il riconoscimento che meritano? Ecco questa è la sfida: costruire un brand Cava de’ Tirreni che renda un attrattore unico, una meta da inserire nei circuiti culturali che contano.

Ovviamente, per onestà intellettuale, devo necessariamente aggiungere che il cammino è lungo, faticoso, e che le difficoltà che si incontrano sono tante, per contribuire ad elevare la qualità dell’azione amministrativa e per realizzare i progetti che danno un senso al ruolo che ricopro. C’è bisogno della collaborazione e della comprensione da parte di tutta l’Amministrazione, dell’intero Consiglio Comunale, pur nel rispetto dei ruoli di maggioranza e opposizione, dell’apparato amministrativo, delle associazioni e dei semplici cittadini.

Sono noto per essere un uomo di pensiero e di azione che ha avuto ed ha come bussola l’interesse generale: la forza di un cristiano sta nel trasformare un sogno in realtà. Andiamo avanti con fiducia per realizzare il grande progetto “Cava de’ Tirreni Città Parco Culturale”.

Rispetto all’impegno che ha preso di dare una sterzata alle politiche culturali nella nostra città lei non teme di risultare alla fine un don Chisciotte alle prese, invano e senza speranze, con i mulini a vento?

Ad oggi un bilancio sarebbe prematuro, dobbiamo completare l’iter degli Stati Generali della Cultura, dobbiamo metter in campo la proposta culturale e il progetto di Fondazione. Siamo solo all’inizio del percorso, ma anche in questa fase iniziale io vedo tanti elementi positivi forieri di ottimi risultati. A fine anno il bilancio.

Detto ciò, aggiungo che i talenti che abbiamo ricevuto in dono vanno messi al servizio della comunità; del resto la politica,come ammoniva Paolo VI, è la più alta forma di carità perché implica un mettersi al servizio di. È quello che ho sempre cercato di fare nel mio impegno politico.

So bene che lavorare anche venti ore al giorno con i miei collaboratori (che ovviamente si alternano …) può non bastare; tanto da far temere che si possa prefigurare l’esperienza del sempre caro Don Chisciotte. Posso, però, aggiungere che la politica è visione, implica e richiede una progettualità, e quando una persona smette di sognare si usa aggiungere che smette di vivere.

In conclusione, chi ricopre un ruolo politico, se non ha il coraggio di sognare e di far sognare, e non ha la forza di tentare di trasformare quel sogno in realtà, ha scarse possibilità di successo.

Il politico, amava ripetere Aldo Moro, non è l’uomo che risolve i problemi immediati, ma è colui che guarda il futuro e lavora per raggiungerlo, perché diventi realtà.

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