Ucraina, la guerra impantanata sulle sponde del grande fiume Dnepr

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Nel febbraio scorso, quando l’esercito russo invase l’Ucraina, eravamo tutti convinti, almeno in Occidente, che il conflitto avrebbe avuto una durata assai breve. Questioni di giorni, di poche settimane, e l’Ucraina si sarebbe sciolta come neve al sole. Un nuovo governo a Kiev, composto da amici di Putin, sostenuto dai carri armati russi, avrebbe “normalizzato” il paese e giunto ad una pace-resa con la Russia.

Questo era lo scenario che un po’ tutti prefiguravano. Così non è andata. Le armi e il sostegno occidentale, soprattutto della potenza americana, combinato con la tenacia, il coraggio e la determinazione del popolo ucraino hanno fatto ribaltare quello che sembrava un tragico pronostico.

La Russia, al contrario, dopo i successi iniziali ha subito pesanti sconfitte fino alla perdita di Kherson, riconquistata pochi giorni fa dai militari ucraini.

Insomma, il gigante russo, che resta tale, ha mostrato di avere i piedi di argilla. Resta però un gigante, non solo militarmente. Questo per dire che non è affatto pensabile una ritirata dei russi dai territori tuttora controllati della parte sud-orientale dell’Ucraina.

Sembra, al contrario, assai evidente che il rischio sia ora che la guerra si impantani sulle sponde del grande fiume Dnepr. Tutte le Forze armate russe, infatti, si sono attestate nella loro ritirata sulla dalla sponda orientale e fronteggiano quelle ucraine dalle quali le divide l’importante corso d’acqua.

Nel frattempo arriva il “generale inverno” che per forza di cose limiterà le azioni militari.

E’ forse giunto, anche per questo, il tempo di iniziare a parlare di un armistizio, di far tacere le armi nella prospettiva di arrivare alla pace.

Molto dipenderà dagli invasori russi, ma anche dagli USA che, senza abbandonare gli ucraini, dovranno cercare di contenere il baldanzoso e tenace governo del presidente Zelensky.

L’orso russo è ferito, ma è ancora forte e potente. Credere di risolvere questa vicenda con le armi è praticamente impossibile. Nel breve e medio termine di sicuro.

In altre parole, per quanti anni ancora vogliono combattere? Quanti altre vittime e sofferenze devono esserci da ambo le parti? Quanta distruzione dovrà subire il martoriato territorio ucraino?

Cercare di trovare una soluzione e quindi arrivare ad un compromesso che porti alla pace è un dovere ed una necessità. Una pace che garantisca la sicurezza e la ricostruzione dell’Ucraina è possibile, ma Zelensky e i suoi devono convincersi da soli senza per questo essere abbandonati al loro destino dall’Occidente.

Il rischio è che questa guerra duri per anni con conseguenze inimmaginabili, soprattutto per il popolo ucraino. Una guerra che nel tempo sarà insostenibile per tutti. Per la Russia di Putin, che già ora è alle corde, ma anche per l’Occidente.

In conclusione, la pace ancora oggi appare assai lontana. A prevalere da subito, però, dovrà essere il dovere di puntare al dialogo e dare spazio al lavoro silenzioso e prezioso della diplomazia.

Altra strada non c’è.

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