Quirinale, è ora che l’Italia diventi una Repubblica presidenziale

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Il caos che regna per l’elezione del prossimo capo di Stato dovrebbe convincere che è giunto il momento di istituire una Repubblica presidenziale

In Italia si giunge alla vigilia dell’elezione del prossimo presidente della Repubblica. A rendere insidioso tale appuntamento sono due fattori: il primo, è la frammentazione dei partiti, per lo più di piccole e medie dimensioni, visto che nel passato nel bene e nel male vi era una polarizzazione netta (Centro-destra e Centro-sinistra) che prendeva le forme di due grandi coalizioni, il secondo è la personalità di Draghi e la sua “collocazione” dibattuta tra il Quirinale e Palazzo Chigi.

Più sono i partiti e maggiore è la difficoltà nel trovare un nome condiviso, soprattutto ora che ognuno di essi ostenta di essere il “più competente” e quello con “maggiore consenso”, ovvero il “migliore”. Le Camere sono diventate una costellazione di partitini in perenne competizione che poco si differenziano, per posizioni ed estrazioni, l’un l’altro.

Poi vi è il professore Mario Draghi, un ex temuto “tecnocrate” per i populisti, il cui nome per la candidatura era stata ventilata nel passato dal Centro-destra mentre la Sinistra si era mostrata repellente, così come il M5S, e che dopo il suo “avvento” è diventato per quest’ultimi il salvatore della patria, non a caso ribattezzato Super Mario. Ma è legittimo ricredersi, per carità.

Se non fosse stato per la presa di posizione dell’attuale capo di Stato Sergio Mattarella, che più volte ha espresso il desiderio di non essere rieletto, sarebbe stata scontata una sua rielezione. Il che sarebbe stato negativo perché sarebbe stata un’elezione avvenuta per incapacità e indecisione della classe politica o meglio, dei partiti. E questi hanno sempre peccato di mancanza di innovazione, creatività, confronto.

Il capo di Stato, come ricorda la Costituzione, rappresenta l’unità del Paese e deve essere il risultato di un concerto tra i partiti, ovvero di un loro confronto e di una decisione comune e soprattutto convinta. Questa occasione dovrebbe essere sfruttata anche per superare quella che è divenuta una prassi, ovvero di eleggere ex parlamentari della medesima estrazione. Basta leggere le loro biografie. Non esiste tale vincolo nella carta costituzionale, ed inoltre verrebbe da chiedersi quanti elettori conoscono, prima della salita al Colle, i nomi e le storie dei futuri capi di Stato…

Una nuova forma di Governo

La vigilia delle elezioni presenta un’occasione che l’Italia dovrebbe cogliere al volo, con coraggio: l’istituzione della forma di Governo presidenziale. Quindi avere una figura di presidente posta sia al vertice dell’esecutivo sia a quello dello Stato dotato di più poteri, nonché lasciare ai cittadini la sua elezione diretta.

Questa riforma fornirà al Paese maggiore democrazia e stabilità, altro che il taglio dei parlamentari che ha ridotto soltanto la rappresentanza. Con l’elezione diretta al contrario, la rappresentanza aumenterebbe, così come la partecipazione elettorale.

Oramai i presidenti del Consiglio vengono scelti all’interno dei Palazzi, come il capo di Stato, a porte chiuse tra i partiti, che dopo le elezioni si separano sempre più dai propri elettori.

Un elettore come può immaginare quale nome avanzerà il partito che vota? e anche se quest’ultimo ne ventilasse uno, cosa garantirebbe l’elettore la relativa proposta ed elezione? nulla. I capi di Stato sono scelti da un ristretto gruppo di persone. Altro che rappresentante dell’unità del Paese.

Additare tale proposta come un modo per istituire una dittatura non è folle, è da ignoranti. Ed invocare tale spauracchio rende sempre più ridicoli.

Il “fattore Draghi” è quindi un’occasione. I partiti e parte dell’elettorato non sanno se è migliore come presidente del Consiglio o come capo di Stato. Insomma, possiede le qualità e il consenso per entrambi. Un problema che non sorgerebbe se l’Italia fosse una Repubblica presidenziale. E nell’eventualità sarebbe scelto direttamente dall’elettorato, come giusto che fosse, anche se è “il migliore”.

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