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Il Vangelo a cosa serve? Serve anche a non archiviare le persone

Il Vangelo non serve a giudicare meglio, ma a non ridurre nessuno al proprio errore

Il Vangelo a cosa serve? Serve anche a non archiviare le persone

Un uomo sbaglia. Noi, spesso, facciamo qualcosa di più: trasformiamo il suo errore nel suo nome.

Da quel momento non è più uno che ha sbagliato. È un incapace. Non è una persona che ha tradito. È un traditore. Non è qualcuno che sta attraversando un momento buio. È uno da evitare. Mettiamo un’etichetta e ci sentiamo a posto. Il mondo, così, diventa più semplice.

Le persone, però, diventano più piccole. Qualche giorno fa mi sono chiesto che cosa risponderei a un ragazzo se mi domandasse: «Prof, ma il Vangelo a cosa serve»?. Non gli direi anzitutto che serve a pregare, a conoscere Gesù o a diventare più buoni. Non perché non sia vero, ma perché rischierei di consegnargli una risposta già pronta, di quelle che entrano da un orecchio e scivolano via dall’altro.

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Gli direi che il Vangelo serve a impedirci di considerare qualcuno un caso chiuso. Gesù incontra persone che gli altri hanno già sistemato nella categoria giusta: peccatori, impuri, nemici, gente da tenere a distanza. Lui non fa finta che il male non esista. Ma non concede a nessuno il diritto di coincidere per sempre con il proprio male. Guarda ciò che una persona ha fatto, senza smettere di vedere chi quella persona può ancora diventare. È una differenza enorme. E tutt’altro che comoda.

Perché noi amiamo i giudizi definitivi. Ci risparmiano la fatica di capire, di aspettare, qualche volta persino di perdonare. Una condanna mette un punto; una persona, invece, continua a scrivere la propria storia. E noi dovremmo avere l’umiltà di non pretendere di conoscerne già l’ultima pagina.

Ecco a cosa serve il Vangelo: non a darci ragione sul mondo, ma a toglierci la tranquillità con cui lo dividiamo in persone degne e persone sbagliate. Non ci chiede di chiamare bene il male. Ci chiede di non trasformare il male in una sentenza irrevocabile sull’essere umano. Naturalmente, si può leggere il Vangelo ogni giorno e restare abilissimi nell’umiliare, nell’escludere, nel sentirsi migliori.

Un libro aperto sul comodino non cambia nessuno per il solo fatto di essere lì. La Parola comincia a lavorare quando smette di essere soltanto qualcosa che leggiamo e diventa una domanda che ci raggiunge. Forse è questo il suo effetto più serio: mentre noi siamo impegnati a stabilire chi merita una seconda possibilità, il Vangelo ci ricorda che nessuno di noi è soltanto il proprio errore.

30E che la misericordia non consiste nel cancellare la verità, ma nel rifiutare che la verità diventi una pietra da scagliare. Allora, se il Vangelo non ci aiuta a guardare diversamente le persone che incontriamo, se non cambia almeno un poco il modo in cui trattiamo chi ci ha deluso, chi ci somiglia poco, chi non può restituirci nulla, che cosa stiamo davvero leggendo?

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Foto di Gennaro Pierri

Gennaro Pierri

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista…

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