Il Premier Conte è il vero problema

0
112
(foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

L’attuale crisi di governo, che in verità non è una crisi intesa nel termine tradizionale, cioè come eravamo abituati negli anni passati, nasce dall’anomalia della costituzione dell’attuale governo giallo-verde che, come tutti ricorderanno, si avviò in maniera abbastanza anomala e curiosa, vale a dire senza passare attraverso la prassi istituzionale e costituzionale prevista.

Nelle altre precedenti repubbliche (prima, seconda, terza?) ad elezioni avvenute e a Camere insediate, il Presidente della Repubblica, dopo aver fatto i sondaggi e le consultazioni con le più alte cariche dello Stato e i precedenti governanti, affidava ad un politico il compito di esplorare la possibilità di formare un “Esecutivo” che, dopo essere passato per la fiducia delle Camere, potesse governare il Paese.

Nel marzo 2018 così non è stato in quanto il partito delle 5 Stelle, che aveva ottenuto il maggiore consenso, non riusciva a costituire una maggioranza di governo, cosa che avrebbe potuto fare se avesse accettato di farlo con il PD e le forze di sinistra, ma nessun soggetto coinvolgibile volle: sia i responsabili delle 5 Stelle, sia quelli del PD e della sinistra ostinatamente rifiutarono, pure se più approcci in tal senso vennero fatti dal responsabile del M5S, Luigi Di Maio, il quale per diverso tempo si barcamenò tra la sinistra e la destra.

L’altra forza vincente quelle elezioni, a destra, ottenne un buon risultato ma come coalizione, e, per difficoltà e fraintendimenti tra FI di Berlusconi, FdI della Meloni e Lega di Salvini, non si concluse nulla ai fini della formazione del governo, anche perché Berlusconi intendeva cavalcare ancora la tigre della sua supremazia, Salvini non poteva portarsi dietro un “convitato di pietra” così pesante, e con la Meloni non si andava da nessuna parte; d’altra parte, se pure la coalizione di destra fosse stata disponibile ad un approccio, Di Maio e il suo movimento avevano posto un blocco: mai con Berlusconi, dicevano i Grillini, mai con Di Maio rimandavano i Forzisti.

Nella non facile fase, durata tre mesi, di trovare un accordo tra le 5 Stelle e la Lega, che portò alla problematica compilazione e sottoscrizione del famoso (?) contratto, nessuno parlò del premierato: ovvero un premier in pectore si intravedeva, Luigi Di Maio, ma alla fine, firmato il contratto, non era stato ancora sciolto il nodo del Premier, tant’è che ci volle altro tempo per fare arretrare di Maio dalla sua, più che legittima (visto il risultato elettorale) pretesa, e trovare qualcuno disponibile a fare il Presidente del Consiglio; e dal cilindro grillino, manovrato da Di Maio e Bonafede, venne fuori il nome di Giuseppe Conte, illustre sconosciuto, che fin dall’inizio sembrò un frastornato clown lanciato nelle pista del circo e destinato ad avere botte a destra e a manca.

E fino a quando Conte, benché formalmente Premier, ha fatto il cavalier servente di Di Maio e di Salvini, tutto è andato per il meglio (si fa per dire); i due erano d’accordo e Conte era d’accordo, i due litigavano, e Conte cercava di mediare e di coprire i dissapori, i due poi tornavano amici, e Conte metteva il suo sigillo sull’avvenuta ulteriore tregua.

Poi, un poco alla volta, Giuseppe Conte ha preso coscienza del suo ruolo, ha avuto qualche risultato anche in campo internazionale, pure perché ha dimostrato equilibrio e doti diplomatiche (alla fin fine è pur sempre un giurista e una personalità, pure se non di primo piano, in campo accademico) ed ha avuto buon gioco nel costruirsi una immagine di tutto rispetto, che i due “compari” hanno fatto di tutto per non costruirsi, uno andando a familiarizzare con i gilet-gialli francesi, l’altro a dire peste e corna della Comunità Europea con la quale ha intavolato un lungo braccio di ferro che lo ha totalmente reso inviso agli organi comunitari che lo hanno sempre ignorato; né le buone maniere di Conte hanno potuto sopperire alle deficienze di Salvini il quale, piuttosto che Vice-premier e Ministro degli interni, ha preferito continuare a fare l’agitatore politico e il ducetto battagliando contro tutti, Di Miao e UE in testa, poi i migranti, poi i giudici, e via dicendo, in una perenne campagna elettorale.

Certamente non l’ha aiutato, oltre al suo carattere e al suo modo di porsi sullo scenario nazionale ed europeo, né la pseudo intesa con i paesi sovranisti (che poi, come era prevedibile, l’hanno scaricato), né i vari scandali emersi, come i rimborsi elettorali di 49.milioni di euro sperperati dalla Lega di Bossi e Co., né la vicenda Siri, per una misera tangente, peraltro non riscossa, di 30.mila euro; poi il colpo di grazia è stata la vicenda della presunta tangente contrattata a Mosca dal suo collaboratore Savoini, il defilato presidente dell’Associazione Lombardia-Russia, del quale non si sono mai ben comprese l’attività e lo scopo, ma che alla fine sembra risultare interessata ad intrallazzare con Putin e C. per portare acqua alle casse leghiste.

Ovviamente queste continue défaillance, che Salvini pensava di poter gestire col piglio del duce e far mettere tutto a tacere, hanno provocato una presa di posizione da parte dell’intero schieramento politico; e se pure Di Maio si è per mesi barcamenato a dire e non dire sul comportamento dell’incomodo alleato e del suo partito, alla fine queste anomalie oramai conclamate sono esplose, anche perché il Salvini ha rifiutato di rispondere, come sarebbe stato suo dovere, di quello che era accaduto, dinanzi al Parlamento, come se si sentisse legittimato a fare tutto ciò che voleva forte del consenso popolare: ignoranza o malafede? è tutto da appurare. Ma il suo comportamento ha indotto il Premier Conte, a rispondere in sua vece alle Camere, e non poteva fare diversamente da ciò che ha fatto, vale a dire ammettere la verità dei fatti e sconfessare Salvini e la Lega.

E Salvini non l’ha presa bene e lo ha sfiduciato, illudendosi che il consenso popolare avrebbe fatto il suo gioco; ancora ignoranza o mala fede? ai posteri la sentenza.

Ora le carte sono tutte nelle mani del Premier Conte, e a Salvini è rimasto il cerino acceso in mano, col quale già si è procurato ampie scottature, e il suo futuro dipende tutto da Conte e da Di Maio il quale pure si trova incastrato tra la presa di autorità di Conte, che fra l’altro è espressione proprio delle 5.Stelle, e il rispetto delle Istituzioni che il “socio” ha dimostrato di non avere.

Come si concluderà lo vedremo nei prossimi giorni; dopo i passaggi parlamentari del Premier si potrà delineare qualche scenario, e certamente sarà una bella gatta da pelare per il Presidente Mattarella, il quale fortunatamente ha l’occhio vigile e lungo e in quanto a rispetto delle regole non ha bisogno di insegnamenti o di essere tirato per la giacca da nessuno.

E se Salvini, nonostante il consenso elettorale, salterà, certamente non saremo noi a stracciarci le vesti.

D’altronde, pure su temi economici di grande impatto, come il completamento del tunnel della Tav e l’avvio di tanti cantieri ancora bloccati, il Premier Conte, finalmente, ha preso chiari posizioni di apertura che, tutto sommato, non dispiacciono.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.