Coronavirus, è in atto una campagna d’odio contro la Lombardia?

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l'assessore regionale della Lombardia Giulio Gallera (foto tratta da profilo Fb)

“Contro la Regione Lombardia è in atto una campagna d’odio”. A dirlo è stato ieri Giulio Gallera, assessore regionale lombardo al Welfare.

Ma è davvero così? Se Gallera si riferisce all’attacco violento, imbarazzante e poco onorevole da parte di quello che è stato definito il «Guevara di Massa», vale a dire il deputato pentastellato Riccardo Ricciardi, forse non ha tutti i torti.

Questo però non vuol dire che, nella gestione dell’emergenza coronavirus, chi reggeva le sorti della Regione Lombardia non abbia compiuto errori. Anzi. Alcuni anche in parte comprensibili e giustificabili. In altri casi, purtroppo, proprio no e per sospetta incompetenza. Allo stesso tempo, non si può neanche negare che l’avanzatissima Lombardia, in assoluto la prima della classe in Italia e lontana anni luce per ricchezza e organizzazione dal malmesso e mal governato Mezzogiorno, ha mostrato delle evidenti falle nel suo sistema sanitario, per anni impoverito della medicina del territorio e fin troppo generoso nei riguardi della sanità privata a scapito di quella pubblica.

Detto questo, nel Paese, al Sud in particolare, non è in atto alcuna campagna d’odio nei riguardi della Lombardia e dei lombardi. Gli italiani tutti, e i meridionali in prima fila, sono stati umanamente vicini alla Lombardia e alle altre regioni settentrionali nei momenti più cupi dell’emergenza per la virulenta diffusione del contagio. Hanno partecipato con afflizione sincera al dolore delle tante vittime provocate dal coronavirus. Hanno provato un senso di sgomento e di umana solidarietà nel vedere i tanti feretri trasferiti da Bergamo sugli automezzi militari diretti verso i forni crematori delle regioni vicine. Hanno pregato che i fratelli del Nord riuscissero a domare, a fermare questa terribile e mortale infezione virale. Hanno temuto con profondo turbamento che il virus si diffondesse anche nelle regioni meridionali, provocando una strage di vite umane anche in ragione della debolezza della sua struttura sanitaria, in alcuni casi rabberciata alla meglio e in altri persino fatiscente.

Tutto ciò, però, non ci impedisce di pensare che se il virus, contrariamente a quanto si è verificato nella realtà, si fosse diffuso al Sud e solo in minima parte al Nord, la Campania o la Sicilia avrebbero avuto lo stesso trattamento di riguardo avuto per la potente Lombardia? E i lombardi, o meglio quei tanti leghisti che un tempo (ora magari lo fanno di meno e con una certa dose di buone maniere) con disprezzo e senza remora alcuna sputavano veleno e sentenze arbitrarie e grossolane sul Meridione e i meridionali, come si sarebbero comportati nei nostri confronti? Non è difficile credere che ci avrebbero insultati dicendocene di tutti i colori: che il virus aveva gioco facile a diffondersì perché magari siamo poco puliti, disorganizzati, incapaci, scioperati, governati da ladri ed inetti, e via di questo passo. Ce lo avrebbero detto magari con garbo, ma non ci avrebbero comunque fatto sconti.

Tanto per capirci meglio, immaginiamo, in questa situazione a parte invertite, cosa sarebbe potuto succedere. Molto probabilmente la Lombardia, ricca, produttiva, europea, non avrebbe avuto neanche un giorno di lockdown.  Al più, nella peggiore delle ipotesi, le misure restrittive per il Nord sarebbero finite ben prima di Pasqua, in una quindicina di giorni o poco più.

Nella realtà, invece, noi meridionali, con casi di contagio più che limitati, abbiamo riaperto insieme con la Lombardia -che resta tuttora una zona a rischio dove ci si contagia con una certa rilevanza- uscendo dall’isolamento totale solo dal 4 maggio.

La verità è che la Lombardia e le altri regioni del settentrione rappresentano, a ragione, il motore industriale, economico e produttivo del Paese. Il Sud, invece, è la palla al piede per lo sviluppo dell’Italia. Questo è.

Tornando alla campagna d’odio di cui si lamenta l’assessore Gallera, come potrebbe esistere una roba del genere per noi meridionali? A qualcuno, soprattutto ai leghisti di ieri, ma forse anche a quelli di oggi, sfugge che buona parte degli italiani residenti al nord proviene dal sud o è figlio o nipote di meridionali. Insomma, questo Paese è più unito di quanto si vuol far credere. Non c’è, infatti, un cittadino del Mezzogiorno che non abbia almeno un familiare stretto o comunque un parente residente o che semplicemente lavora nelle regioni settentrionali.

Altro che odio. Ma avete mai sentito o letto un giornalista o un opinionista del Mezzogiorno pronunciare tutte quelle oltraggiose castronerie che fuoriescono dalla bocca e dalla penna di un razzista da operetta come Feltri?

In conclusione, siamo seri e cerchiamo di lavorare e salvare, dalle Alpi a Pantelleria, questo nostro disgraziato e meraviglioso Paese. Possibile mai che neanche dai lutti e dall’incubo di questa tragedia del coronavirus riusciamo a far tesoro e a trarre positivi insegnamenti? Sarebbe un vero ed imperdonabile delitto sciupare anche questa occasione.

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Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore responsabile dal 1993 al 2000 del mensile cittadino di politica ed attualità Confronto e del mensile diocesano Fermento, è stato dal 1998 al 2000 addetto stampa e direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’Tirreni, quindi fondatore e direttore responsabile dal 2007 al 2010 del mensile cittadino di approfondimento e riflessioni L’Opinione, mentre dal 2004 al 2010 è stato commentatore politico del quotidiano salernitano Cronache del Mezzogiorno. Dal 2001 al 2004 ha svolto la funzione di Capo del Servizio di Staff del Sindaco al Comune di Cava de’Tirreni, nel corso del 2003 è stato consigliere di amministrazione della Se.T.A. S.p.A. – Servizi Terrritoriali Ambientali, poi dall’ottobre 2003 al settembre 2006 presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Statale di Musica Martucci di Salerno, dal 2004 al 2007 consigliere di amministrazione del CSTP - Azienda della Mobilità S.p.A., infine, dal 2010 al 2014 Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Presidente della Provincia di Salerno. Ha fondato e presieduto dal 2006 al 2011 ed è attualmente membro del Direttivo dell’associazione indipendente di comunicazione, editoria e formazione Comunicazione & Territorio. E’ autore di due pubblicazioni, Testimone di parte, edita nel 2006, e Appunti sul Governo della Città, edita nel 2009.

1 commento

  1. 23.05.2020. By Nino Maiorino. Una delle più grosse sciocchezze dette durante la fase peggiore del contagio, è che questa pandemia ci avrebbe reso migliori. Non sembra affatto, anzi…

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