Cava, la Festa della Liberazione nella città metelliana

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25 aprile, anniversario della Liberazione. Settantuno anni dopo quel giorno del 1945, ieri mattina Cava de’ Tirreni si è svegliata presto e ha reso omaggio agli uomini e alle donne che durante il secondo conflitto mondiale combatterono per liberare l’Italia sprofondata nelle tenaglie liberticide del nazifascismo.

Anche il tempo è stato clemente e ha concesso un attimo di tregua, così dopo la Santa Messa commemorativa nella ConCattedrale di Santa Maria della Visitazione, il sindaco Vincenzo Servalli, accompagnato da numerosi esponenti della sua Amministrazione, ha potuto procedere alla deposizione della Corona d’Alloro dinanzi al Monumento ai Caduti in Piazza Abbro.

Erano presenti anche rappresentanti dell’Associazione Nazionale Carabinieri, l’Associazione Nazionale Partigiani e l’Associazione Nazionale Bersaglieri, nonché i consiglieri Marco Galdi e Armando Lamberti per l’opposizione del parlamentino cittadino. Un nutrito gruppo di appartenenti alle fila comuniste ha intonato, dopo le note del silenzio, qualche verso di “Bella ciao”, canto popolare antifascista italiano, nato prima della Liberazione, diventato poi celeberrimo dopo la Resistenza perché fu idealmente associato al movimento partigiano italiano.

Di qui poi, tutti si sono diretti nell’adiacente Parco “Falcone e Borsellino” per la piantumazione di un acero in onore del partigiano Mario Zinna, nome di battaglia Pugno. Mario Zinna era nato ad Atripalda, ma presto emigrò al Nord con la famiglia per trovare lavoro, e per tale motivo si trovava lì durante l’occupazione da parte dell’esercito tedesco. Zinna imbracciò il fucile e insieme ad altri resistenti salì sui monti del Piemonte a combattere contro i tedeschi.

Zinna in una delle sue ultime interviste prima di morire ha raccontato una dei tanti episodi accadutogli in quel tremendo frangente di guerra: “Una compagna combattente morì per non aver detto ai fascisti dove ero nascosto. I fascisti mi avevano ferito al piede in un combattimento e una donna mi aveva salvato, portandomi a casa sua. Lei sapeva il rischio che correva, ospitandomi, ma ritenne che rischiare la vita per un ideale era una cosa giusta e che andava fatta. Un giorno i fascisti la fermarono e lei preferì tacere e morire, piuttosto che dire dove ero nascosto, io le devo la vita e libertà, la stessa per la quale io e tutti i partigiani abbiamo combattuto”.

Parole toccanti quelle di Pugno, che ci ricordano quello che è stato non troppo tempo fa e che, forse con troppa superficialità, stiamo dimenticando esautorando il 25 aprile del suo enorme bagli aglio simbolico e di valori.

Al termine della celebrazione il sindaco Servalli ha preso la parola ricordando alla città che “C’è bisogno di pace e fratellanza”, facendo un appello all’unità e al superamento dei contrasti per il bene comune.

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