Cava, i genitori chiedono giostrine nuove e senza barriere per tutti i bambini

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Ha creato non poco dibattito l’articolo pubblicato sul nostro giornale sulle giostrine della villetta in piazza Vittorio Emanuele II, che da lungo tempo giacciono in stato di incuria e in attesa di un’intensa opera di restyling. Diversi genitori si sono sentiti chiamati in causa e hanno voluto dire la loro opinione in merito, chiedendo a Ulisse online di essere megafono della loro voce per portare avanti una battaglia di civiltà.

Sotto la lente d’ingrandimento è l’area adibita parco giochi per bambini alle spalle del Duomo di Cava, ma non solo, perché sono svariate le villette in città che mostrano giostrine che non godono di buona salute, rotte e vandalizzate.

“Ma che ci vuole ad aggiustare qualche giostrina?– sbotta una mamma esasperata – Non sono mai riuscita a far giocare i miei figli in questa area giochi. È assurdo, Cava non ha nessun spazio decente dedicato ai bambini. Occorre fare manutenzione, migliorate la sorveglianza anche con telecamere per rendere questi luoghi fruibili da tutti. Il mio bambino ha 9 anni, non ha mai potuto avere il piacere di farsi una scivolata su queste giostrine! Nel frangente si sono succedute due amministrazioni, ma il livello di incuria è sempre lo stesso!”.

Parole che rivelano una forte esasperazione da parte di chi attende da anni qualche miglioria alla qualità della vita per i cittadini più piccoli di Cava. In effetti, non possiamo credere che riparare qualche giostra possa costare chissà quale cifra iperbolica, e siamo certi che se il Comune proponesse una raccolta fondi, magari in occasione di qualche ricorrenza o manifestazione particolare, insieme a eventi di altro genere che da tempo si ripetono in maniera spesso autocelebrativa, le associazioni e la gente comune non si tirerebbero indietro. Mentre invece sull’argomento si palesa una lentezza pachidermica, se non una disattenzione, da tempo immemore.

Ma la questione non si esaurisce qui perché se è vero che i bambini non sono cittadini di serie B e hanno diritto a vivere in un ambiente confortevole, è altrettanto vero che non esistono bambini di serie A e bambini di serie B. Anche i bimbi con disabilità devono poter crescere giocando e divertendosi nei parchi pubblici. Esiste un diritto universalmente riconosciuto dall’Unicef a tutti i bambini, a dedicarsi al gioco e alle attività ricreative. Devono divertirsi tutti, in primis quelli meno fortunati.

E si fa davvero fatica a capire perché una città come Cava de’ Tirreni, la seconda della provincia per importanza e popolazione, non sia stata ancora dotata di giostre e giochi inclusivi, utilizzabili sia da bambini con disabilità motorie, ma anche con disabilità neuro-sensoriali. Sarebbe davvero una gran cosa avere anche a Cava, come è già realtà il altri comuni a noi vicini, spazi dove i bambini disabili possano interagire con i normodotati, senza doversi sentire profondamente condizionati dalle barriere.

Non dobbiamo spostarci molto lontano, basta andare a Salerno, a Torre Annunziata, a Camerota, a Montesarchio, a Roccapiemonte, ad Apice (solo per citare qualche comune campano) per constatare che l’abbattimento delle barriere architettoniche, almeno per quanto riguarda le aree giochi, sta diventando una realtà. Sempre più sono i Comuni che fanno richiesta alla Regione Campania di finanziamenti e di fondi necessari all’acquisto di giostrine inclusive per permettere anche ai bambini con disabilità di usare le giostre nella villetta vicina alle loro case.

In verità, anche a Cava nel 2016 era stato avviato un progetto in tal senso. Si parlò di un parco giochi destinato ai bambini con qualsiasi forma di disabilità, con giostrine specifiche, che doveva essere costruito nell’area adiacente alla scuola materna di Santa Lucia entro la fine dell’anno. Ma ad oggi ancora nulla di fatto.

Noi restiamo in fiduciosa attesa. Sarebbe una gioia avere buone notizie in merito. Non bisogna pensare che il diritto al gioco dei bambini sia secondario ad altre tematiche cittadine, né bisogna considerare la disabilità una continua fonte di spesa. E’ indispensabile avere il coraggio di cambiare prospettiva. Se un territorio è godibile da più fasce sociali, può anche trasformarsi in una possibile fonte di reddito e quindi l’accessibilità può diventare stimolo e risorsa.

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