Cava de’ Tirreni, sulla pubblica illuminazione dura requisitoria del consigliere Barbuti: “Sottratti al Comune milioni di euro”

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Antonio Barbuti (foto Gaetano Guida)

“E’ stato creato un meccanismo così perverso che ha prodotto e continua a produrre ricchezza per altri ed effetti distruttivi sconvolgenti per il Comune”

 

“Questo gruppo opera ed agisce senza controllo alcuno, non vi è verificata la congruità dei prezzi, non vi è verifica dei materiali impiegati sia per qualità che per numero. Questo gruppo di potere economico ha sottratto, lo ripeto ad alta voce, dal 2004 ad oggi, 30 milioni e 600 mila euro. Altro che accordo transattivo, va mandato via, per il Comune rappresenterebbe una boccata di ossigeno per i prossimi quasi sette anni che ancora dovremmo essere legati a questo gruppo…”.

E’ questo uno dei passaggi di una durissima requisitoria avvenuta nell’ultimo Consiglio comunale di Cava de’ Tirreni dello scorso venerdì 12 agosto. La seduta consiliare che ha approvato il Piano di riequilibrio finanziario pluriennale per ripianare il buco di 59 milioni del bilancio comunale.

In occasione del successivo riconoscimento di altri circa 12 milioni di euro di debiti fuori bilancio, è saltata fuori quest’altra, intricata e delicata vicenda.

Protagonista della denuncia non un consigliere di opposizione, ma il capogruppo di Italia Viva, che convintamente tiene in piede l’attuale maggioranza quantunque risicata del sindaco Vincenzo Servalli, ovvero l’avvocato Antonio Barbuti, politicamente il decano del parlamentino cittadino.

Sul banco degli imputati la concessione del servizio integrato di pubblica illuminazione del Comune di Cava de’ Tirreni della durata di venticinque anni.

Il consigliere Antonio Barbuti ricostruisce la vicenda in un intervento di 45 minuti in cui sciorina dati e numeri per dimostrare che al Comune di Cava de’ Tirreni vi è un sistema di potere a danno delle casse comunali e dei cittadini metelliani.

“Un gruppo di interessi economici ramificatosi da anni sul nostro comune che spadroneggia in perfetta autonomia senza controllo alcuno”

 

Tutto prende spunto dal riconoscimento di un debito per cui l’attuale dirigente comunale del IV settore propone un accordo transattivo.

“Sono indignato per quello che ha subito e subirà la nostra città per questa sporca storia -esordisce l’avvocato Baburti usando espressioni molto forti- nessun accordo transattivo può e deve essere sottoscritto con questo gruppo di interessi economici ramificatosi da anni sul nostro comune che spadroneggia in perfetta autonomia senza controllo alcuno”

Barbuti parte da lontano, dal momento in cui viene stipulato il contratto di concessione nel gennaio 2004. Ricorda, infatti, che con contratto rep. n. 2725 del 30.1.2004, il servizio in questione è stato aggiudicato all’ATI CiTELUM S.A. – GEMMO S.P.A. per la durata di 25 anni -per un importo di 17.137.807,50 euro oltre IVA e quindi per un prezzo annuo di 685.512,30 euro di cui è 541.590.86 euro per la gestione degli impianti, e 143.921,44 euro quale quota per l’ammortamento dell’investimento iniziale proposto, ovvero lavori di adeguamento e messa in sicurezza dell’impianto esistente ed ampliamento.

Barbuti spiega poi che, a seguito nel 2017 di conferimento del ramo d’azienda da parte di GEMMO spa alla società City Green Light srl, quest’ultima subentra nel rapporto contrattuale esistente tra il Comune metelliano e la predetta Gemmo SpA, mentre sul nostro territorio resta immutato il braccio operativo rappresentato dalla locale SEDAB.

“Contratto di subappalto tra la Citelum e la Sedab stipulato in dispregio e in violazione a quanto approvato dal Consiglio Comunale”

 

Barbuti evidenzia che nello stesso giorno in cui veniva il predetto contratto tra l’ATI CiTELUM S.A. – GEMMO S.P.A e il nostro Comune, “veniva stipulato un contratto di subappalto tra la Citelum e la Sedab, in dispregio e in violazione a quanto approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 66 del 2002, ovvero l’approvazione del capitolato speciale d’appalto”

Ciò, ad avviso di Barbuti, ha determinato la creazione di “un’organizzazione, di un meccanismo così perverso che ha prodotto e continua a produrre ricchezza per altri ed effetti distruttivi sconvolgenti per il Comune”.

“Ha generato -spiega con convinzione Barbuti- un qualcosa tipo piovra, che tutela solo interessi dei partecipanti affossando il Comune… la concessione rilasciata dal dirigente comunale dell’epoca, ha nel 2004 in palese violazione della delibera consiliare introdotto articolo 7… consentendo alla Citelum l’affidamento in subappalto di parte di attività di manutenzione ordinaria e straordinaria e dei lavori”.

“La città -incalza Barbuti- deve sapere cosa si cela dietro questo debito fuori bilancio, si invita il dirigente responsabile del settore a riesaminare il procedimento gestionale di propria competenza che ha generato il debito fuori bilancio… Il consiglio non può dare copertura alcuna al disastro economico sino ad oggi determinato dalla gestione del servizio di pubblica illuminazione”.

“Mi assumo la responsabilità anche di fronte all’autorità giudiziaria”

 

“Mi assumo la responsabilità anche di fronte all’autorità giudiziaria” dichiara ancora Antonio Barbuti, evidenziando che da 600 mila annui i costi sono passati a circa 2 milioni, che rappresenta “una spesa strutturale”.

“L’articolo 14 del capitolato speciale di appalto approvato nel 2002 dal Consiglio comunale -puntualizza Barbuti- statuisce invece che è vietato qualsiasi forma di cessione totale o parziale a favore di terzi del presente contratto di appalto…  eventuali cessioni anche parziali costituiscono giusta causa per la risoluzione del contratto”.

“E’ stata disattesa questa norma”, tuona in Consiglio comunale il capogruppo di Italia Viva.

Barbuti parla poi di un sistema di interesse consolidato, ravvisando eventuali responsabilità gestionali oltre che penali.

Secondo Barbuti ad oggi per 18 anni sono stati sottratte “alle casse comunali, ai cittadini, al bilancio ordinario costituendo spesa fissa e strutturale, sempre in aumento, la somma di euro 30 milioni e 600 mila, ovvero 59 miliardi e 249 milioni di vecchie lire senza controllo alcuno”.

Le casse comunali come un bancomat

 

Barbuti va giù duro affermando che “ad oggi nessuna documentazione contabile viene sottoposta a verifica, l’unica verifica è quella di essere rapidi nelle liquidazione”, definendo tutto ciò “un bancomat, unica verifica è che il bancomat sia funzionante”.

E che, al riguardo, precisa sempre Barbuti, non c’è stata “nessuna autorizzazione da parte del Consiglio comunale”.

“Spero di sbagliarmi” afferma Barbuti e poi, rivolto in particolare al sindaco Servalli, esclama con toni gravi e solenni: “I fatti esposti devono spingere questa amministrazione, questa maggioranza e il consiglio comunale  a velocizzare i tempi per regolare i conti con questo gruppo di potere economico…. Occorre rescindere ogni rapporto in essere e trattarli per come meritano…. Questo gruppo di potere economico con svariati interessi che opera stabilmente e ramificato sul comune, in modo indisturbato, sembra quasi che ci sia riverenza nei loro confronti, questo gruppo opera ed agisce senza controllo alcuno”.

“Su questa vicenda -assicura poi Antonio Barbuti- non mollerò, se l’autorità giudiziaria vorrà ascoltarmi io sono disponibilissimo ad essere sentito. Posso sbagliare, sarò anche giustificato perché da solo sto combattendo contro un sistema che sta qui sopra dal 2004, perché non è semplice capire i meccanismi di come ti vogliono deviare, di cosa ti scrivono, di cosa ti mandano, di come devi essere deriso”.

“Se non siamo forti rispetto a questa situazione non abbiamo ragione di esistere come consiglieri comunali”

 

“Questo non è tollerabile -è l’accalorata esortazione conclusiva dell’avvocato Barbuti ai presenti in aula-  colleghi consiglieri, se non siamo forti rispetto a questa situazione non abbiamo ragione di esistere come consiglieri comunali…  Voglio vedere tutte le fatture con i visti di congruità, lo dice la concessione, dove stanno le verifiche?… il fallimento, il vero cancro della pubblica amministrazione sta in questi meccanismi”.

I consiglieri e gli altri presenti in aula restano ammutoliti e frastornati sia dal tono sia dai contenuti della denuncia del loro collega consigliere Antonio Barbuti.

Pasquale Senatore, capogruppo di Forza Italia, nel prendere la parola parla di qualcosa di allucinante e chiede di inviare le carte alla Procura della Repubblica.

Italo Cirielli, capogruppo consliare di Fratelli d’Italia, parla di un quadro inquietante e oscuro, dove sembra essere tratteggiato un accordo collusivo.

L’argomento viene chiuso, almeno per ora, dall’ingegnere Antonino Attanasio, dirigente del IV settore, che con non poco imbarazzo, assicura un approfondimento con eventuali atti di revoca se necessario anche con il supporto dell’avvocatura. Precisando poi, doverosamente, che di questa vicenda si occupa solo dal 2018 e che per il principio della continuità amministrativa ha preso per buono ciò che è stato fatto in precedenza. Posizione inappuntabile, quella dell’ingegnere Attanasio. Almeno fino ad ora. D’oggi in poi, però, occorrerà approfondire e riesaminare con attenzione tutti gli atti pregressi. Nessuno escluso. (foto Aldo Fiorillo)

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