Servalli, Sindaco mio… Rifiuti, traffico, autostrada e altro ancora

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In una ventina di giorni fuori Cava mi sono disintossicato da alcune malattie, purtroppo inevitabili, che affliggono me e i miei e tuoi concittadini in questa bella città, lasciata purtroppo in mani a dir poco inesperte.

Tante negatività che più volte io e questo giornale abbiamo evidenziato, purtroppo inutilmente in quanto abbiamo trovato interlocutori muti, ma, cosa ancora più grave, sempre sordi.

Ma noi siamo testardi, non ci arrendiamo perché siamo convinti che il ferro, pure il più duro, a furia di batterlo, può ammorbidirsi, e scusa il paragone, tutt’altro che voluto, con i cervelli di coloro ai quali le nostre suppliche, appunti e richiami vanno indirizzati.

La prima nota negativa, ma in questa tu non c’entri, è di aver saputo finalmente che la tanto pubblicizzata card-vaccinale, che in tanti si ostinano a dire che è rilasciata dalle strutture presso le quali è stato somministrato il vaccino, è una grossa sciocchezza; me lo ha confermato dall’Ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, dove mi hanno somministrato le due dosi.

E mi sono liberato di un peso perché se fossero stati i punti vaccinali a doverla rilasciare, già mi preparavo ad affrontare una durissima battaglia con quello di San Francesco, presso il quale un mio familiare, dopo varie insistenze e tante preghiere fatte a Sant’Armando, è stato vaccinato; se per avere il vaccino è stato un calvario, immaginate cosa avrei dovuto sopportare per avere la “card”.  “Ogni ‘mpidimentu è giuvamentu’- Ogni impedimento è giovamento”, per dirla alla Camilleri, meglio aspettare i tempi tecnici della Regione Campania, sperando che non siano infiniti.

Ma non ti illudere, caro Sindaco, perché in tutto quello che segue c’è il tuo zampino, o almeno il tuo a di poco scarso interesse.

E voglio iniziare da una bazzecola, “una quisquiglia o pinzillacchera” per dirla alla Totò, il quale a sua volta aveva preso spunto da Dante: il gazebo-bar che per anni è stato all’ingresso da Via Marcello Garzia della Villa Comunale “Falcone e Borsellino”, come pomposamente è stata chiamata perché, pure questa centrale villa dovrebbe contribuire al massimo rispetto per i due compianti Magistrati, ci dovrebbe essere chi la renda più pulita, più praticabile, che si preoccupi di rimuovere ostacoli e inciampi che potrebbero provocare danni a bambini e anziani.

Quel gazebo-bar era molto frequentato, sia durante il giorno che nelle prime ore serali, e tu sai che la frequentazione è un fatto positivo per svariati motivi, non ultimo quello di tenere lontani i malintenzionati.

La sua chiusura, seguita dalla rimozione della struttura metallica, potrebbe significare che essa è definitiva, è se fosse così sarebbe una sciagura della quale tu non ti sei reso conto, perché pure i gestori ci tenevamo a vigilare il luogo, e magari avrebbero pure potuto avere il compito di aprire e chiudere la villa a determinati orari, cosa che sembra non sempre venga fatta; probabilmente colui al quale è demandata tale incombenza talvolta se ne dimentica.

Da voci raccolte sotto i portici, sembrerebbe che la chiusura sia solo un fatto provvisorio, dipendente dalla scaduta convenzione da rinnovare; se è così da un lato fa piacere, ma dall’altro è ancora più grave in quanto, per non lasciare sguarnito l’ingresso della villa, il bando di gara per il rinnovo poteva essere fatto prima della scadenza di quello attuale, dando così opportunità a chi è interessato, compreso il gestore attualmente assegnatario, di partecipare.

La rimozione della struttura metallica sembra derivare dal fatto che essa fosse di proprietà del vecchio gestore che, per lasciarla, avrebbe chiesto al Comune una cifra esorbitante e il Comune non ha accettato, e il gestore ha smontato il tutto, meno male che almeno ha lasciato la piattaforma.

Se il bando fosse stato vinto da altri, il vecchio e il nuovo avrebbero potuto accordarsi sul prezzo, senza che il Comune mettesse lingua.

A me sembra che anche per una questione tanto semplice ci si perda in un bicchiere d’acqua.

E veniamo alle negatività più serie, e quale può essere più seria della “monnezza” che oramai sommerge la città.

E questo lo sai bene, o almeno dovresti, perché anche tu la passeggiata per le strade cittadine la fai, almeno quelle del centro, ma certamente da Sindaco attento non credo che di tanto in tanto non la faccia, magari in auto, anche nelle periferie.

Francamente tornando a Cava, proveniente da una cittadina che, sebbene sia un decimo della nostra città, è linda e pinta, e pure non è nelle virtuose regioni settentrionali, ma nella vicina Calabria, mi sono cadute le braccia nel constatare che i cumuli di immondizia così come li ho lasciati circa un  mese fa li ho ritrovati.

Un solo esempio per tutti, nella rotatoria prima del campo sportivo di Pregiato, dove erano montati i prefabbricati post-terremoto oggi finalmente rimossi, c’è una cospicua raccolta di schifezze, compresi alcuni servizi igienici tra cui un lavandino e un water, e giacciono lì da circa un mese, il che sta a significare che in tutto questo tempo la Metellia non li ha visti, forse perché non è passata.

Ma si può andare avanti così?

E veniamo al traffico, delizia e croce, no, solo croce e croce, della amministrazione ma principalmente di noi poveri cittadini, che lo subiamo nelle orecchie, nel cervello e nello stomaco a tutte le ore del giorno e della notte, non solo quello leggero, di auto e moto, ma principalmente quello pesante e ultra-pesante che ci delizia col passaggio di Tir, sia sulle bretelle del trincerone che in quelle del sottovia.

Sono oltre tre anni che sopportiamo questi disagi, da quando Autostrade Meridionali decise, dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova, di mettere in sicurezza il viadotto Oliviero, un tratto di circa 250 metri, e da oltre tre anni ci sta lavorando.

Il Ponte Morandi, lungo circa 1200 metri, in un anno è stato abbattuto e ricostruito, quindi si capisce l’assurdità di tre anni per sola manutenzione dell’Oliviero.

E la cosa più grave è che la nostra città ha dato il suo benestare al transito pesante attraverso la città, ma senza definire i tempi e senza chiedere una contropartita adeguata per il ristoro dei danni che i mezzi pesanti procurano anche alle strutture cittadine, pubbliche e private.

Ma la beffa più grande è stata l’ostracismo che Autostrade ha fatto in occasione della forzata chiusura del tratto della SS.18 nel comune di Vietri sul Mare, dopo il Baia Hotel, per la frana che per circa sei mesi ha impedito il transito veicolare; per questo motivo il traffico da nord e da sud per e da Salerno doveva passare per Cava, e anche gli automobilisti cavesi, per fare il tratto Cava Salerno e viceversa, furono costretti per settimane a pagare il biglietto autostradale perché Autostrade non volle sentire ragione, né l’amministrazione cittadina risulta si sia impuntata proprio per i disagi subiti per i lavori dell’Oliviero; insomma siamo stati trattati come uno zerbino di Autostrade che solo dopo settimane di trattative ci diede il contentino di evitare il pagamento del pedaggio in alcune ore della giornata.

Ma mi chiedo: si può essere più accondiscendenti (per educazione non uso un termine più appropriato) di così?

Ma insomma, siamo o non siamo la più importante città della Provincia di Salerno dopo il capoluogo, e a cosa serve questo primato se non facciamo valere il potere di negare consensi o trattarli al meglio a vantaggio della città?

E mi fermo qui, con la riserva di riprendere il discorso su altre negatività che per, per non stancare i lettori, rimando.

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