Festa Madonna dell’Olmo: ricco programma civile e il ruolo del vicesindaco Armando Lamberti

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foto Antonio Carrano

Non può che far piacere il ricco programma civile che quest’anno ha accompagnato il pure ricco e solenne programma religioso col quale la Comunità dei Padri Filippini, alla quale è affidata la Parrocchia di Maria Santissima dell’Olmo, ha festeggiato la celeste Patrona della nostra città.

Questa festa era stata oscurata, negli anni scorsi, da un iperattivismo della Comunità francescana di San Francesco e Sant’Antonio, che aveva fatto passare quasi in secondo piano la “vera” patrona della città, probabilmente anche per un affievolito interesse non solo della Comunità dell’Olmo, ma anche della Amministrazione cittadina, e probabilmente dello stesso Arcivescovado, sia anche, è il caso di non dimenticarlo, degli stessi fedeli, evidentemente attratti da scenari alternativi e probabilmente più appetibili.

Oggi, con la crisi che sta attraversando la Comunità di San Francesco, la festa della Santa Patrona ha ripreso il suo vigore e, sulla scia di una decennale tradizione, tutta la città partecipa, anche grazie ai due programmi, religioso e civile, che quest’anno sono stati particolarmente corposi.

Del programma religioso messo a punto d’intesa con l’Arcivescovado, non c’è molto da dire in quanto è stato stilato nel solco della tradizione e quest’anno si è protratto per otto giorni, dal 7 al 15 settembre.

Il programma civile, invece, è stata una piacevole novità, degna di una città come la nostra, che per anni ha vivacchiato in quanto, il folclore, la rievocazione delle tradizioni, consolidate e sempre uguali, non era accompagnato da attività culturali e ricreative collaterali come quest’anno.

Indubbio risultato dell’impegno dell’Amministrazione cittadina, ma in particolare dell’attuale Vice Sindaco e Assessore, fra l’altro, alla cultura, il prof. Armando Lamberti, che ha profuso anche in queste iniziative, che sono risultate molto gradite alla popolazione, e questo è documentato dalla folta partecipazione della stessa alle serate tenutesi principalmente tra Piazza Duomo e il Complesso di San Giovanni, le due “location” a ciò destinate.

Il programma ha spaziato da spettacoli dedicati ai bambini e agli adolescenti, tra clown e “Pullecenella”, col teatro dei burattini, giocolieri, magia e esecuzioni corali affidate alla Corale Polifonica Metelliana.

Non è stata trascurata la “Banda della Città di Cava” che, nella esecuzione della grande musica di tutti i tempi, ha affiancato la Fanfara regionale dell’Arma dei Carabinieri, esibitasi in due riprese sul sagrato del Duomo; a nostro avviso la sistemazione della celebre Fanfara è stata infelice, sia per la precaria acustica della piazza, sia per un inadeguato impianto sonoro, ma il Prof. Lamberti ha riferito che, contrariamente a quanto era stato programmato, la Fanfara non ha voluto esibirsi all’interno della Basilica, soluzione ritenuta ottimale, ma sul sagrato, ed ha fornito i dettagli tecnici, con un esito certamente non brillante.

Ma probabilmente tale inadeguatezza è stata ampiamente ripagata dalle altre serate, come quella che ha visto protagonista, presso il Complesso di San Giovanni, il concerto in omaggio dello scrittore partenopeo Luciano De Crescenzo, recentemente scomparso, e il successivo incontro, nello stesso Complesso San Giovanni, sul tema dedicato alla Fede e alle Tradizioni popolari, seguita dalla proiezione del film “Lascia stare i Santi”, di Pannone e Sparagna.

Le successive serate sono state per tanti versi entusiasmanti e il folto pubblico le ha particolarmente gradite con presenza e partecipazione; quella organizzata dal Centro Sportivo Italiano presso il Complesso San Giovanni, dedicata alla Danza Sportiva con la esibizione dei gruppi di ballo di numerose scuole di danza metelliane, e la serata dedicata a Bruno Venturini, che ha mandato in visibilio l’affollatissima piazza, non solo con le esibizioni canore del noto cantante, ancora notevoli nonostante l’età, ma anche perché Venturini ha ricordato di avere con Cava un rapporto veramente particolare in quanto la moglie è cavese, il matrimonio venne celebrato a Cava, i figli sono nati e battezzati a Cava, ed ha personalmente conosciuto tante personalità metelliane con le quali è rimasto sempre in contatto, ricordando persone che purtroppo non ci sono più, come i compianti Sindaco Abbro e Don Filoselli.

Purtroppo non è stata di pari livello la successiva serata pure dedicata alla canzone napoletana, del gruppo musicale “I Napule è” anche a causa dell’insopportabile volume acustico, ma si è fatto perdonare la serata successiva, dedicata a Renzo Arbore e Renato Carosone dal gruppo “La Bottega dei Quattro”.

Non bisogna dimenticare l’incontro sul tema “L’Enciclica Laudato sii”, al quale ha partecipato il Vescovo Beniamino De Palma e il riconoscimento Speciale alla nostra città per il 2019.

Le manifestazioni si sono concluse domenica 15 settembre con la esibizione dell’artista di strada Brillo.

Il giudizio non può che essere, nel complesso, positivo, e va dato merito all’organizzatore Prof. Lamberti del notevole impegno personale, sia nella ideazione che nella organizzazione ed esecuzione del programma, che lo ha particolarmente stressato al punto da procuragli anche qualche problema di salute, anche per aver dovuto superare difficoltà anche economiche che quest’anno sono state affrontate e risolte, spesso grazie a rapporti amicali e conoscenze personali, che hanno notevolmente ridotto le pretese dei vari artisti.

Il Prof. Lamberti ha dimostrato, con questo suo impegno, come sia possibile far rivivere la storia e le tradizioni di una comunità, religiosa e civile insieme, per ricordare alla stessa le tradizioni e non staccarla dalle radici; infatti, come ha dichiarato in precedenza a questo giornale, “Anche la persona che non è credente o non è praticante si riconosce nella Festa patronale, perché è un collante sociale, è un elemento che ha contribuito a creare la storia di una comunità e che non si può dimenticare. Il passato, infatti, non si può dimenticare: senza radici si avverte un senso di spaesamento e, del resto, è di tutta evidenza che non si può costruire il futuro senza passato. Senza la conoscenza del passato, senza uno sguardo sulla realtà che provenga loro dal passato, le nuove generazioni crescono senza riferimenti, senza una consapevolezza del proprio destino comunitario, senza coinvolgimento in un contesto che sembrerà estraneo. Ed è per questo che siamo mendicanti di senso”.

Il nostro augurio è che anche in futuro possa proseguire questa meritoria attività, come sembra sia già avvenuto con la presentazione, in data 20 settembre, del cartellone degli eventi culturali per la prima fase di questo autunno, tra i quali è inserita anche la manifestazione conclusiva della XIII edizione del Premio Comete, promosso da questo giornale, che si terrà venerdì 27 settembre presso l’Istituto scolastico De Filippis-Galdi, con la premiazione dei vincitori.

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