Cava, la Movida fracassona e il Comune che non c’è

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foto Vincenzo Giaccoli

Quest’anno, alla vigilia di Natale, volutamente ho evitato, per non “intossicarmi” il cenone, di attraversare le vie del centro, nelle quali da anni, tra la mattina e il pomeriggio, si concentrano “bande” (inteso in senso benevolo) familiari che sembrano aver il solo scopo di gozzovigliare dinanzi ai bar, alle paninoteche, ai locali della ristorazione veloce, “abbuffandosi” di stuzzichini accompagnati da libagioni a base di alcool, con intrattenimento musicale di “orchestrine” molte delle quali, pensando di sopperire alle loro carenze con gli impianti di amplificazione sonora, si esibiscono a tutto volume, tant’è che, vista la scarsa distanza dell’una dall’altra (ogni locale si fa un vanto a offrire un gruppo musicale ai propri avventori) spesso le loro esibizioni si intersecano e puoi trovarti ad ascoltare una strofa di “ ‘O sole mio “ nella quale si intrufola una passaggio di “My way”.

Mi chiedo che senso abbia tutto ciò, ma mi rendo conto di fare una domanda retorica.

Mi son trovato per puro caso, il 24 dicembre scorso, a entrare nel Centro Commerciale Cavese per un acquisto dell’ultim’ora all’ Euro-Spin, fatto velocemente in quanto me ne sono letteralmente scappato giacché si esibiva un “gruppo musicale” che non solo aveva gli amplificatori a tutto volume, ma, bontà sua, era pure stonato, nel senso che qualcuno degli strimpellatori non rispettava le note: insomma un vero strazio!

Penso, però, che, purtroppo, questa pessima abitudine di fare i “caciaroni”, di vociare in tutti i luoghi e in tutte le occasioni, e non solo nelle festività natalizie e di fine anno, si stia ampiamente diffondendo e sembra divenuta inarrestabile anche grazie alla buona collaborazione dei gestori degli esercizi pubblici di bar e ristorazione i quali fanno a gara  a chi fa più “caciara”, e i loro clienti non sono da meno; si può bene immaginare in quale baraonda un ignaro viandante si venga a trovare in taluni momenti, vittima di frastuono di gente che sproloquia tra libagioni, suoni e canti: una confusione indescrivibile.

Inavvertitamente mi sono trovato immerso in questa bolgia la sera di sabato 29 dicembre allorquando, per trasferirmi dalla Basilica di San Francesco, dopo l’ultima celebrazione della Messa prefestiva, al palazzo comunale, dove si è esibito l’ottimo quintetto musicale d’archi e arpa “Ensemble Lirico Italiano” insieme al un bravo soprano Antonella De Chiara, in un concerto vocale e strumentale offerto dal Comune, ho dovuto attraversare per ben due volte, all’andata e al ritorno, il corso porticato lungo il quale prima di tutto non si sapeva come attraversare la folla, attraverso la quale si camminava con grande fatica, ma era pure impossibile chiedere di passare visto che il frastuono azzerava la voce.

Mi ero illuso che, nel viaggio di ritorno dal Comune a San Francesco, dopo circa due ore, la situazione fosse migliorata: è stato pure peggio, forse complice anche la giornata, la sera del sabato, che invoglia tanti a tirar tardi.

Chi è costretto a fare questa traversata infernale di tanto in tanto, può anche sopportarla, e se proprio non se la sente, evita.

Ma chi è costretto a sorbirla tutte le sere, come fa a campare? Mi riferisco agli abitanti del centro di Cava, che hanno le loro abitazioni sul corso principale: come fanno a non impazzire?

E il problema non è solo limitato al Corso Umberto, ma si estende a macchia d’olio; originariamente era circoscritto solo alla via Generale Felice Parisi, (ricordo le battaglie, inutili, a tutela della tranquillità degli abitanti del centro, che da tanti anni sta facendo uno storico oppositore della movida fracassona) poi gradatamente si è esteso anche ad altri vicoletti e per ultimo al Corso Umberto.

I responsabili di questa situazione non sono (solo) gli avventori dei locali, ma principalmente i gestori degli stessi i quali sono doppiamente maleducati; prima perché rendono la vita difficile agli abitanti del circondario, poi perché non comprendono che una loro iniziativa a limitare l’emissione di suoni potrebbe andare a loro vantaggio in quanto molti evitano di frequentare i locali fracassoni e preferiscono quelli silenziosi, come, ad esempio, i bar di Via della Repubblica, che ho avuto modo di constatare quanto siano silenziosi e accoglienti, e di ciò va dato atto agli educati gestori.

Comunque, per tornare alla mia (brutta) esperienza del 29 dicembre, una conclusiva considerazione desidero fare: ma dov’erano gli agenti della Polizia municipale? Non è anche loro compito controllare che i decibel non superino una soglia prevista da norme e leggi? Se avessero fatto un giro per le strade del centro avrebbero potuto, non dico multare (avrebbero comunque fatto il loro dovere), ma almeno richiamare tanti locali al rispetto delle regole.

L’Amministrazione dovrebbe farsi carico di questo annoso problema ed essere presente più spesso nei luoghi della cosiddetta movida fracassona: se Cava vuole distinguersi per civiltà e accoglienza, lo faccia anche in questo settore e costantemente.

Buon anno.

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