Cava, frazione San Giuseppe al Pozzo… terremoto continuo

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In data 22 febbraio scorso abbiamo pubblicato un articolo che riguardava la frazione di San Giuseppe al Pozzo, che sembra irrimediabilmente abbandonata a se stessa in quanto le varie amministrazioni comunali succedutesi negli anni, con qualche lieve eccezione, sembra che l’abbiano completamente trascurata e dimenticata.

In quella data facevamo riferimento ad una nuova emergenza, vale a dire una variante stradale che dovrebbe attraversare la parte retrostante della Chiesa e della Scuola elementare, per motivi che si stenta a comprendere; avevamo invitato l’amministrazione a chiarirli definitivamente, ma noi e gli abitanti della località stiamo ancora aspettando.

Vogliamo ora tornare sull’altro grave e annoso problema, del quale già in passato abbiamo più volte parlato, vale a dire il traffico eccessivo di pesanti automezzi che, nei due sensi di marcia, percorrono la SS. 18, dalle prime ore dell’alba fino a sera inoltrata, nel tratto che va dal ponte autostradale dell’Epitaffio fino al confine con Nocera Superiore, nei pressi del Mac-Donald: un tratto di circa 2mila metri che per gli abitanti dei numerosi fabbricati che lo costeggiano è divenuto un dramma che si aggrava sempre di più, e che ben si può definire un terremoto continuo che danneggia le numerose abitazioni circostanti e nuoce alla salute degli occupanti: il transito degli automezzi provoca vibrazioni che si trasmettono alle abitazioni

Più volte abbiamo evidenziato che questa situazione dipende dalle caratteristiche del sottomanto, attraversato da numerosi servizi interrati, tra i quali il “fognone”, come viene definito dagli abitanti, oltre che dalla rete idrica, rete elettrica e gas; questi servizi un poco per volta si sono ampliati, ma senza che al di sotto si fossero creati sostegni tali da sopportare il peso degli stessi e il sovrastante peso della strada e del traffico; sembra che tutti siano poggiati sul terreno il quale, purtroppo, cede continuamente.

E questa già precaria sistemazione si aggrava con i successivi interventi manutentivi per il ripristino, alla men peggio, del solo manto di asfalto che, dopo qualche mese, si spacca; non c’è mai stato un piano omogeneo di interventi finalizzato ad affrontare globalmente il problema e ad avviare una soluzione radicale; l’Amministrazione ha sempre proceduto “a spizzichi e a bocconi”, e la situazione è sotto gli occhi di tutti, basta recarsi sul posto, osservare i numerosi tombini, gli innumerevoli rappezzi e le crepe che si allargano sempre di più; pure le autovetture leggere, percorrendo quel tratto di strada, evidenziano il problema, che gli automezzi pesanti aggravano giorno dopo giorno. E per constatare il “terremoto continuo” che la zona subisce, basta recarsi sul posto, avere la pazienza di fermarsi per qualche ora, specialmente nelle ore di punta, farsi magari ospitare in una delle abitazioni e constatare come, a ciascun passaggio di autotreni, tutto trema.

Tantissime sono state le iniziative degli abitanti, esasperati e delusi, qualcuna anche eclatante, come quella della invasione dell’aula consiliare o quella del consiglio comunale all’aperto al quale vennero invitati Sindaco e Consiglieri, tutti risoltisi con un nulla di fatto.

E’ opportuno, a questo punto, riepilogare le attività ufficiali che la popolazione ha messo in atto, tralasciando quelle più lontane e riepilogando quelle poste in essere dal 5 settembre 2014, data in cui, con protocollo 201400065757 venne richiesto all’allora Sindaco Marco Galdi il “rifacimento complessivo del manto stradale, con interessamento del sottofondo” e la limitazione del limite di velocità; l’istanza venne firmata da numerosi abitanti, e non ebbe riscontro ufficiale, ma il 7 aprile 2015, con atto prot. 20672, il Sindaco Galdi, un mese prima di passare il testimone al successore Vincenzo Servalli, indirizzava al Comandante della Polizia Locale, all’Arch. Collazzo Dirigente del Settore dei lavori pubblici, al Direttore Generale dell’acquedotto Ausino, all’Avvocatura Comunale, all’Assessore Giaquinto e al Presidente del Consiglio Comunale, una direttiva con la quale invitava a “provvedere alla significativa limitazione della velocità dal semaforo di Santa Lucia fino a San Giuseppe al Pozzo, a ridurre l’ampiezza della carreggiata con apposita segnaletica, e ad installare autovelox presidiati”; il Sindaco Galdi, inoltre, invitava l’Arch. Collazzo a “predisporre un apposito progetto dei lavori a farsi, riferendo in tempi rapidi”; il Sindaco Galdi disponeva anche che l’Arch. Collazzo e il Direttore dell’Ausino “verificassero la situazione dei lavori eseguiti per rilevare eventuali responsabilità da segnalare all’Avvocatura Comunale”.

L’intervento del sindaco Galdi era abbastanza bene articolato, ma sembra che non abbia ottenuto alcune effetto pratico in quanto, con il cambio dell’amministrazione e l’insediamento del nuovo Sindaco, rimase tutto sospeso, tant’è che il successivo 3 aprille.2017 (dopo ben due anni), i cittadini della frazione, con protocollo n. 201700018696, si videro costretti a chiedere al sindaco Servalli un incontro per rimettere sul tappeto la questione.

Purtroppo, la richiesta non venne presa in considerazione, nonostante Servalli, durante la sua campagna elettorale, avesse girato tutte le frazioni, quartieri e rioni per sentire dai cittadini le loro esigenze, e si fosse impegnato a proseguire questi incontri anche dopo.

Per l’inerzia dell’amministrazione, i cittadini di San Giuseppe al Pozzo si videro costretti ad inoltrare una nuova istanza in data 6 settembre 2017, prot. 201700048128.

E finalmente Sindaco e Giunta si “degnarono” di ricevere al Comune una delegazione di cittadini e si impegnarono a intervenire con un primo stanziamento di 30 mila euro a cui avrebbe fatto seguito uno successivo di 130.mila euro per interventi definitivi; impegno pure questo disatteso perché è vero che tali somme vennero spese, ma ancora per interventi tampone.

In verità, il sindaco Servalli fece pure una ordinanza di divieto di traffico per gli automezzi pesanti, quasi del tutto disattesa anche per mancanza di sorveglianza da parte degli Agenti della Polizia Locale; né sono state accolte richieste di autovelox, limitatori di velocità e restringimento della carreggiata.

A seguito di ciò, e dopo inutili e inconcludenti ulteriori riunioni con i responsabili dell’amministrazione, la cittadinanza della frazione inoltrava in data 11.6.2018, prot. 201800057685, un ulteriore sollecito e messa in mora, reiterato poi il 3 luglio 2019, prot. 201900047558 da una ulteriore diffida.

Tutto inutile in quanto, messa con le spalle al muro, l’amministrazione ha sostenuto di non avere più fondi disponibili (probabilmente è vero, visto quelli già spesi, diremmo sperperati, nei precedenti interventi parziali), avendoli destinati ad altre opere in altre zone della città, anche limitrofe, come, ad esempio, l’ingente somma spesa per asfaltare l’intero tratto di circa 2000 metri di Via Gaudio Maiori che non aveva nessuna urgente necessità di rifacimento totale per lo scarsissimo traffico pesante e per il numero irrisorio di fabbricati; su tale tratto potevano essere fatti interventi di rappezzo solo in alcuni tratti e la somma avrebbe potuto essere meglio impiegata per il tratto di SS.18 del quale ci stiamo occupando.

Stesso discorso vale anche per altri tratti, ad esempio quello dopo il ponte di Pregiato, lato nord, pure interamente rifatti.

In conclusione: soldi spesi male per interventi inconcludenti, somme ingenti spese per interventi non necessari, problema irrisolto a San Giuseppe al Pozzo, fabbricati che continuano a subire danni e cittadini allo stremo fisicamente e mentalmente.

Viene legittimo e spontaneo chiedersi perché l’Amministrazione continui a fare orecchio da mercante, perché non abbia mai voluto affrontare il problema alla radice, perché non abbia mai predisposto un piano organico di interventi, perché abbia sempre privilegiato interventi tampone, costosi e non risolutivi.

E, in definitiva, perché ha sempre abbandonato a loro stessi gli abitanti di quella zona, trattandoli come cittadini di serie “b”, i quali, portati alla esasperazione, minacciano ora proteste eclatanti in occasione delle prossime elezioni amministrative di maggio 2020?

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