Bisogna saper perdere…

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I risultati delle recenti elezioni hanno suscitato in me un sentimento di sconfitta, seguito da due di vittoria.

Ma prima di addentrarmi nelle personali elucubrazioni del dopo voto, i miei cinque fedeli lettori certamente mi perdoneranno qualche breve commento sulle votazioni.

Quando mi sono recato al seggio elettorale, mi ha sorpreso il comportamento di tutti gli addetti e dello staff di sostegno (Forze dell’ordine in primis) che hanno svolto in maniera abbastanza efficiente il loro ruolo: nessuna rilevazione della temperatura, obbligo di mascherina, distanziamento, corridoi separati di ingresso e di uscita, disinfezione delle mani, registrazione per la votazione, ritiro schede e matita, tutto quasi nella normalità. Mi ha sorpreso qualche affollamento sul piazzale al’esterno del seggio, del quale nessuno si è preoccupato.

Tre schede, quella per il Referendum di piccole dimensioni; quella per le Elezioni regionali, di dimensioni enormi, si faceva pure fatica ad aprirla, con quella specie di soffietto a fisarmonica, parte verso sinistra e parte verso destra; la cosa più difficoltosa è stata doverla richiudere, non si capiva bene da dove incominciare; meno male che per le Elezioni comunali non c’era lo stesso numero di liste, perché altrimenti avremmo dovuto combattere con un altro lenzuolo a fisarmonica.

Fatte queste poche battute, veniamo agli argomenti seri.

Sul Referendum confermativo del taglio dei parlamentari tutti ormai sanno che ero schierato per il NO, e così ho votato, e insieme agli altri ho perso: lo riconosco, ho qualche cruccio, ma la vittoria schiacciante del SI mi ha fatto venire in mente una canzone degli anni ’60 dello scorso secolo, “Bisogna saper perdere”, di Cassia e Cini, presentata al Festival di San Remo nel 1967 da Lucio Dalla e i Rokes.

Così non mi sono crucciato più di tanto, probabilmente chi deve ora farlo sono proprio i vincitori del referendum, che ora saranno costretti ad affrontare e risolvere un mare di problemi, iniziando dalla legge elettorale; per questo accogliamo pure le baggianate che Luigi Di Maio spara a raffica, una su tante la riduzione degli emolumenti e del benefici dei parlamentari; probabilmente ignora, o finge di ignorare, che nessuno può metterci mani perché la competenza è esclusivamente delle due Camere. Certamente il Governo potrebbe presentare una nuova proposta di legge per l’intervento sugli stessi, che dovrà seguire lo stesso iter che ha portato al recente referendum, ma non so quanti parlamentari lo seguirebbero su questa strada e certo i tempi non saranno brevi in quanto la legislatura, che certamente giungerà alla fine naturale, non potrà andare oltre marzo 2023, oramai siamo quasi al 2021, quindi i tempi sono abbastanza risicati.

Vedremo come finirà, io mi accontenterei che iniziassero a discutere seriamente della nuova legge elettorale, ma le polemiche immediatamente esplose appena dopo le votazioni non fanno ben sperare.

Per le Elezioni Regionali, De Luca, come era facile prevedere, ha vinto alla grande, sbaragliando l’unico avversario temibile, Stefano Caldoro, messo in un cantuccio con meno del 20% di voti; gli altri avversari, dalla grillina Valeria Ciarambino in giù, non hanno mai fatto numero; mi auguro che anche i perdenti della Regione possano cantare “Bisogna saper perdere”, magari ingoiando un po’ di fiele e mostrando un bel viso ipocrita.

E veniamo ora alle elezioni per la elezione del Sindaco e del Consiglio comunale.

Confermato Servalli con un plebiscito di voti, circa il 52%, quindi non c’è nemmeno il ballottaggio. E nonostante per un quinquennio “Radio portici” non abbia fatto altro che parlare male di Servalli, i cittadini sono stati generosi, riconoscendo l’impegno a portare avanti un discorso amministrativo basato principalmente sulla sistemazione dei guai passati, e la conclusione di annosi lavori, su una cura per la città, che ha visto prevalere il centro sulle periferie, le quali non sempre hanno goduto delle stesse attenzioni, nonostante l’impegno di alcuni Consiglieri, specialmente quelli più presenti in alcune Frazioni, anch’essi premiati dal voto.

Ora Servalli ha un quinquennio molto più impegnativo da affrontare, vale a dire la programmazione di un futuro per la città che vada al di là della ordinarietà, che preveda opere che conducano Cava fuori dalla secche che per troppi hanno l’hanno vista impantanata.

Se Servalli riuscirà a programmare una città futura all’altezza del prestigio che Cava può vantare per civiltà e tradizioni, allora il neo-sindaco si collocherà nella rosa dei predecessori che hanno lasciato il segno; Servalli ha le doti per farlo, e personalmente sono certo che non fallirà.

L’altro vincitore delle elezioni, anche se notevolmente distaccato, è Luigi Petrone, per me ancora “Padre Gigino” (scusate, ma ho difficoltà a chiamarlo altrimenti); c’è chi si era illuso che Petrone potesse veramente rappresentare un ostacolo per Servalli, ma ero convinto, nonostante l’affetto che mi lega all’ex Frate, che non potesse sperare in un successo maggiore, comunque quel 20% già è un buon risultato e “Padre Gigino” può essere soddisfatto, l’ingresso nel parlamentino cittadino lo immetterà nella politica viva, potrà farsi l’esperienza che gli manca e probabilmente, tra un quinquennio, aspirare alla carica di primo cittadino.

Dispiace il risultato conseguito dal terzo candidato forte, Marcello Murolo, certamente una persona per bene, ma con qualche neo, prima fra tutti il fatto che per circa un quinquennio è stato defilato, comunque ai margini della vita politica attiva, e si è deciso a scendere in campo solo qualche mese fa; altra influenza negativa è stato, a mio avviso, l’appoggio di partiti come la Lega, e probabilmente anche il tiepido impegno di alcuni dello schieramento di destra.

Di tutti gli altri, confinati ai piani bassi della classifica, è inutile parlare, specialmente di qualcuno che per oltre tre anni non ha fatto altro che dire peste e corna dell’ex amico Servalli, e che al risultato finale si è trovato con un misero 3 e qualcosa per cento.

E per concludere, mi auguro che da Marcelo Murolo in giù, anch’essi possano fare buon viso a cattivo gioco e cantare in coro “Bisogna saper perdere”.

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