Per una quaresima universale

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Scrivo nel giorno dell’Earth Day, la giornata mondiale del pianeta. Fu proclamata giusto cinquanta anni fa, a seguito della mobilitazione di milioni di cittadini statunitensi, raccolta e tradotta in efficace appello alle autorità del mondo dal senatore democratico Gaylord Nelson.

Da allora, a difesa della salute della terra, si sono levate molte voci profetiche ma nel concreto poco e nulla è stato fatto. Ci ha pensato il coronavirus a fare quello che avrebbero dovuto fare gli uomini, cagionare la decrescita. E di questo stiamo parlando. Ma non di quella felice di cui ci hanno parlato i vari Latuche, Pallante et alii; per ultima la Greta Thunberg, che ne ha resi popolari nel mondo giovanile i principi. Senza sottacere del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, di papa Francesco e del Dalai Lama, che in qualche modo ne sono riferimento.

Questa da coronavirus però non è la decrescita auspicata da loro, piuttosto è una decrescita  infelice. Al momento in cui sto scrivendo si contano 180mila morti da Covid-19 e quasi tre milioni di contagiati ufficiali nel mondo. Parlo di morti e contagiati ufficiali perché nessuno ad oggi è in grado di sapere con certezza quanti altri hanno perso la vita a causa del virus maledetto, specie nei Paesi meno evoluti.

È in corso una strage di esseri umani, ma il pianeta sta tirando un respiro di sollievo. Le emissioni di biossido di azoto (NO2), gas nocivo riconducibile a veicoli a motore, centrali elettriche e impianti industriali, si sono drasticamente ridotte. Così quelle di monossido di carbonio (CO) e di altri agenti inquinanti della superficie terrestre. Va detto, a onor del vero, che la letteratura scientifica – come spesso accade – non è univoca al riguardo.

I fattori che condizionano l’inquinamento superficiale dell’ambiente sono molteplici e non è detto che la riduzione delle polveri sottili sia il risultato esclusivo della sospensione drastica delle attività produttive e della mobilità su scala planetaria imposte dalla pandemia. Ma è incontestabile che la quarantena da Covid-19 abbia per lo meno contribuito significativamente a questo risultato. D’altra parte, la stiamo osservando tutti la gioa del pianeta, gli animali che ritornano, i cieli tersi, l’aria più leggera e più pura.

Non è suggestione, è osservazione empirica della realtà.

Cosa succederà quando saranno stati trovati il vaccino e le cure e l’umanità riprenderà la corsa per la crescita? Facile prevedere che ci sarà un’impennata delle emissioni e che in poche settimane avremo di nuovo inquinato la nostra terra.

Ci viene in mente al riguardo l’antica, millenaria saggezza delle religioni. Quella cristiana con la quaresima, quella islamica con il ramadan, quella ebraica con i digiuni periodici come lo Yom Kippur, la buddista per la quale il digiuno è uno dei dhutanga che i monaci praticano per scuotersi e quella induista che considera il digiuno la via maestra per sedere vicino a Dio, sanskrita upvas.

Ecco, se ci fosse un governo mondiale, lungimirante ed illuminato dalla parola di Dio, in qualunque lessico il Verbo si sia manifestato agli uomini, proclamerebbe ogni anno una quaresima planetaria obbligatoria.

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