Il contropiede

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Svolta nella vicenda della sanità cavese: il progetto illustrato dal dr. Musumeci è  realistico, praticabile, innovativo, sostenibile sia sotto il profilo finanziario che sotto quello ambientale e rispondente alle esigenze del territorio

Per il ruolo che ho avuto a Cava negli anni scorsi ho una forte ritrosia a scrivere delle vicende politiche ed amministrative della nostra città.

L’approccio più comune del lettore di fronte ad un intervento politico comincia dal ‘chi l’ha scritto?’,  per dedurne, già prima di leggerlo, una propria pregiudiziale condivisione o avversione. Il passo successivo, magari dopo averlo letto o ascoltato, è il ‘perché lo dice?’, e qui tutte le illazioni dietrologiche che ne derivano. Figuriamoci se l’autore è uno che ha avuto una personalità divisiva, creandosi con le proprie parole e le proprie azioni nemici tanti ed amici pochi. Insomma, mi sono da tempo persuaso che di politica cavese è meglio che io taccia.

Stavolta derogo da questa mia determinazione e volentieri intervengo su un argomento ed un’iniziativa che, a mio avviso, segnano una svolta nella vicenda della sanità cavese. Mi riferisco alla presentazione in pubblico confronto, tenutasi venerdì scorso nella sala conferenze del Complesso di San Giovanni, per iniziativa della CGIL, di AUSER e del Comune di Cava de’ Tirreni, di un eccellente progetto di riforma della nostra sanità territoriale, redatto dal dr. Francesco Musumeci, dermatologo e politico molto noto a Cava, dalla dr.ssa Sara Cesarano, della Università di Napoli Federico II, e dalla dr.ssa Casimira Viscito, della Università degli Studi di Salerno, in collaborazione con la rivista MEDICINA(é)AMBIENTE.

Ne conoscevo già i contenuti – peraltro egregiamente illustrati alla sala dal dr. Musumeci nella sua introduzione – avendone parlato con lui in varie occasioni. Si tratta di un progetto realistico, praticabile, innovativo, sostenibile sia sotto il profilo finanziario che sotto quello ambientale e pienamente rispondente alle esigenze del nostro territorio. Qui sotto lo sintetizzo in una scheda.

Il suo pregio principale sta nel passaggio dalla pluridecennale lamentazione dei Cavesi per le condizioni del nostro ospedale ad una proposta che apre la speranza al futuro. Non più la protesta difensiva contro le minacce presunte o reali al nostro ospedale, o la velleitaria pretesa che la Regione realizzi un nuovo ospedale, magari alla Starza o nell’ex Cofima, ma l’impostazione di una strategia all’altezza dei tempi.

Per dirla in termini calcistici, con questa proposta si passa da una tattica catenacciara ad un gioco di squadra offensivo. Un autentico contropiede, come quando un giocatore toglie la palla all’avversario e fa ripartire la propria squadra all’attacco.

Aveva però tale proposta, fino a venerdì scorso, oltre ad una certa ridondanza dell’architettura organizzativa, eventualmente emendabile, un limite politico. A sostenerla, infatti, parevano esserci solo Musumeci ed i suoi compagni di Rifondazione Comunista, nell’indifferenza o tutt’al più nelle bonarie pacche sulle spalle della politica del palazzo, che poi è quella che decide.

L’iniziativa al San Giovanni ha avuto il grande pregio del superamento di questo limite. In sala, oltre agli organizzatori, che peraltro hanno messo al tavolo personalità di rilevo regionale e nazionale – Arturo Sessa, CGIL SA, Daniela Bortolotti, Spi Emilia Romagna, Franco Tavella, SPI Campania, Vincenzo Armenante,  AUSER, e le esperte Rosa Rinaldi e Francesca Rubino – c’erano il sindaco Vincenzo Servalli e il consigliere regionale Andrea Volpe, che si è impegnato a rappresentare e sostenere la proposta in sede regionale.

Soprattutto c’erano un po’ tutte le forze politiche attive in città, da Rifondazione Comunista com’è ovvio, ai Socialisti, al Pd, fino a Meridione nazionale con Alfonso e Marco Senatore, a FI con Vincenzo Lamberti ed a FdI con Umberto Ferrigno. Così come c’era una significativa presenza di operatori della sanità pubblica e privata e di associazioni sociali.

Sotto questo rispetto l’iniziativa di venerdì scorso è un buon inizio, si stanno creando le premesse per una vera rivoluzione della sanità metelliana. Il progetto infatti potrà significare una reale ripartenza solo se la classe dirigente della città nel suo insieme, sia di maggioranza che di minoranza in Consiglio Comunale, con le varie organizzazioni sociali, imprenditoriali, sindacali e di categoria presenti in città, lo farà proprio e lo supporterà. Insomma è il momento di giocare da squadra territoriale, occorre crederci e spingere tutti in questa direzione.

Ecco, per quanto mi riguarda, mi sento di spendere i pochi spiccioli di credibilità che mi restano per invogliare ed incoraggiare tutti in città a dare forza al progetto.

Per chiudere – e se mi è consentito – un piccolo, sommesso suggerimento ai promotori. Sappiamo come vanno le cose in politica, le fortune di una parte politica coincidono il più delle volte con le sfortune di quella o di quelle ad essa avverse e viceversa. Se un risultato di interesse generale lo raggiunge una parte, quella o quelle rivali si mettono di traverso, pur a danno dell’interesse generale, nel timore che poi la rivale si rafforzi. Cerchiamo per una volta di scongiurare questa mediocrità.

A tal fine sarebbe utile se si costituisse in città un comitato promotore paritetico, che veda la partecipazione di tutte le parti politiche e sociali della città e che prenda nelle proprie mani il timone del progetto. Ne vale la pena.

 

SCHEDA

Il modello è basato sull’organizzazione integrata della sanità ospedaliera e di quella  territoriale in ottica socio-sanitaria.

Prevede sei livelli, con un ruolo potenziato del Distretto socio sanitario, che diventerà il baricentro e il motore del sistema integrato della sanità. Da esso dipenderanno strutture e professionisti:

 

  • La Centrale Operativa Territoriale (COT), avrà la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l’interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza. Sarà supportata dal “Portale della Trasparenza”, finalizzato a consentire ai cittadini un facile accesso ai servizi sociali e sanitari, fornendo informazioni aggiornate su cure e strutture sanitarie.

 

  • La Casa di Comunità (CdC) sarà il luogo in cui si definirà la progettazione di interventi di carattere sociale e di integrazione socio-sanitaria sul territorio.

 

  • L’Hub di Telemedicina (HT) avrà il compito di consentire la vigilanza H24 sulle condizioni di salute e la vicinanza umana a quanti siano ritenuti nelle condizioni di poter trascorrere la degenza a casa. Ad esempio nei casi di dimissioni ospedaliere protette, o nelle patologie croniche.

 

  • L’Ospedale, dotato di pronto soccorso e di rianimazione, sarà destinato alle patologie acute, quali ad es. traumi a seguito di incidenti, infarti, ictus, etc…

 

  • L’Ospedale di Comunità (OdC) sarà la struttura residenziale sanitaria a ricovero breve, destinata a pazienti che necessitano di interventi sanitari per degenze di breve durata. Sarà destinato a pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata. Tale struttura, la cui dimensione viene prevista in 20 posti letto (fino ad un massimo di 40 posti letto) sarà a gestione prevalentemente infermieristica e contribuirà ad una maggiore appropriatezza delle cure, determinando una riduzione degli accessi impropri ai servizi sanitari, come ad esempio quelli al pronto soccorso o ad altre strutture di ricovero ospedaliero o il ricorso ad altre prestazioni specialistiche. Si potrà così ottenere il recupero della professionalità dei medici di base e degli specialisti distrettuali parallelamente al recupero della missione specifica dell’ospedale.

 

  • La Casa del Parto (CdP) avrà le caratteristiche abitative di una vera casa. Le norme di sicurezza e gli standard igienico-sanitari saranno gli stessi di un’abitazione. Non sarà una struttura sanitaria e non sarà collocata all’interno dell’ospedale. In essa lavoreranno medici ed ostetriche che accompagneranno e assisteranno la gravidanza, il parto e il puerperio fisiologici, cioè “naturali” senza interventi, farmaci o medicalizzazione. La partoriente vi riceverà assistenza personalizzata e continuità della cura in tutte le fasi dalla gravidanza fino al primo anno di vita del bambino.

 

I vantaggi per i pazienti saranno rilevanti. A titolo esemplificativo:  la continuità assistenziale; la riduzione dei disagi; la garanzia dell’interdisciplinarietà nella gestione della cura; la riduzione dei ricoveri impropri; la riduzione delle liste di attesa; la riduzione dei ricorsi al Pronto Soccorso; la riduzione delle ri-ospedalizzazioni.

 

L’obiettivo finale è la presa in carico globale e continua del paziente nella rete dei servizi sanitari, accompagnandolo nelle fasi di accesso e di utilizzo dei vari servizi, nonché nel  passaggio  dall’uno all’altro.

 

La praticabilità del modello è data dal basso costo della sua implementazione e dal supporto dei fondi comunitari, garantito dalla sua coerenza con la programmazione del PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nel settore della sanità.  Il PNRR si inserisce all’interno del programma Next Generation EU (NGEU), pacchetto da 750 miliardi di euro, costituito per circa la metà da sovvenzioni, messo in campo dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica. La principale componente del programma NGEU è il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza, Recovery and Resilience Facility (RRF), che ha una durata di sei anni, dal 2021 al 2026, e una dimensione totale di 672,5 miliardi di euro. A tali risorse, si aggiungono quelle rese disponibili dal programma REACT-EU che, come previsto dalla normativa UE, vengono spese negli anni 2021-2023. Si tratta di fondi per ulteriori 13 miliardi. Da questo cospicuo ‘salvadanaio’ non sarà difficile attingere le risorse  necessarie.

 

Il cronoprogramma prevedeva, al momento della redazione del progetto, queste scadenze:

SETTEMBRE 2021 – Ricognizione siti idonei per la realizzazione di CdC, COT e OdC

DICEMBRE 2021 – Individuazione precisa dei siti di realizzazione di CdC, COT e OdC

MARZO 2022 – Sottoscrizione del Contratto Istituzionale di Sviluppo per la realizzazione di CdC, COT e OdC.

Come si vede siamo già in ritardo, occorre rimboccarsi le maniche!

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