Armando Lamberti: “Serve un progetto di ampio respiro per il rilancio di Cava e non continuare con la politica dei rattoppi”

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Armando Lamberti, docente universitario, è di sicuro tra i maggiori protagonisti della vita politica cittadina e come tale naturale candidato a sindaco di Cava de’ Tirreni alle prossime elezioni comunali. In questi ultimi anni la sua azione politica si è sviluppata con un impegno molto puntuale e costruttivo in Consiglio comunale dove, pur non essendo entrato in maggioranza e coerentemente  collocato all’opposizione, rappresenta un elemento di sostegno dell’azione del sindaco Servalli, quantunque con una critica ragionata e senza sconti.

È ancora presto, ma di sicuro, gli chiediamo, lei viene dato tra i possibili candidati a sindaco. Se così sarà, la sua sarà un’alternativa al sindaco Servalli o punta ad essere il candidato di tutto il centrosinistra?

Credo che un ragionamento sulla mia eventuale candidatura a sindaco sia al momento prematuro. Ricordo che è ancora aperto un tavolo di confronto politico – amministrativo con il sindaco Servalli e con il Partito Democratico nella prospettiva di un allargamento della maggioranza, ma soprattutto per l’adozione di un rinnovato programma politico – amministrativo che possa contribuire al rilancio della città, in termini culturali ed economici, (quale uno dei centri di maggior prestigio della Campania e del Mezzogiorno), che da anni, ormai, vive una crisi di identità e di prospettive. Rimando, quindi la decisione in merito al momento in cui questo confronto sarà concluso, cioè a brevissimo tempo.

Facciamo l’ipotesi che lei sia davvero il candidato sindaco in alternativa all’attuale sindaco Servalli. Di quale schieramento, di parte del centrosinistra e/o anche di centrodestra con formazioni civiche, o uno schieramento tutto civico?

E’ nota la mia posizione politica che da sempre si colloca culturalmente e politicamente in un ambito di centrosinistra, come ugualmente è nota la mia attenzione a formazioni civiche che possano rappresentare la ricchezza di impegno sociale e politico esistente a Cava de’ Tirreni. Si tratta di promuovere la più larga partecipazione sociale nelle scelte strategiche per la vita della Città e nella produzione di uno spazio pubblico o di uso pubblico, tale da integrare e dare più forza alla democrazia rappresentativa su cui si fonda il nostro ordinamento.

In ogni caso non è solo una questione di formula politica, occorre adottare un metodo. In questo tempo di crisi della democrazia rappresentativa, il metodo deve essere la convergenza larga su contenuti, su un programma da definire sulla base di un orizzonte di valori e di principi che sono fondamentalmente quelli della Costituzione e delle carte fondative dell’Unione Europea. Oltre che, ovviamente, sulla base di un progetto di Città che si costruisce e si realizza quando le sue diverse ricchezze culturali possono dialogare in modo costruttivo.

Bisogna far si che la nuova proposta politica si caratterizzi per la partecipazione e la parità fondativa e costitutiva.

Abbiamo appena celebrato il centenario dell’appello ai Liberi e Forti, lanciato da un gruppo di democratici, riuniti intorno a Don Luigi Sturzo (18 gennaio 1919) che fu l’inizio di una storia che ha segnato la nostra democrazia. Oggi serve, come allora, un supplemento di passione sociale e civile per l’impegno politico.

Mi piacerebbe molto che i cittadini, e in particolare i giovani, guardassero all’impegno politico come la più alta forma di carità, come lo strumento per perseguire il bene comune, come affermava Paolo VI. Occorre, soprattutto, tornare tra le persone, molti ne sottolineano l’importanza, io ho scelto, come è ben noto, da sempre di farlo concretamente.

A prescindere dall’ipotesi di una sua candidatura a sindaco, in tutta onestà, come si costruisce politicamente ed elettoralmente un’alternativa politico-programmatica all’attuale Amministrazione che di certo non brilla per progettualità?

La risposta alla domanda precedente mi sembra di per sé esaustiva. Essa è coerente con il dato, a tutti noto, che il significativo programma elettorale che ho presentato alle amministrative del 2015 è stato frutto di un lavoro intenso di confronto con le categorie produttive, con il mondo delle professioni, con le associazioni e singoli cittadini, e costituisce tuttora una base importante per il rilancio della città.

Il sindaco Servalli e le forze politiche che lo hanno sostenuto si sono presentati con un programma minimalista, indicando il Palaeventi come opera strategica (e ancora fermo) e poi promettendo una gestione efficiente dell’ordinario.

Credo che le vicende accadute abbiano dimostrato che è la realtà in movimento che ti impone una visione strategica di lungo periodo, che sappia, tuttavia, sortire apprezzabili effetti anche nell’immediatezza, in quanto i cittadini cavesi sono in attesa di risultati concreti che tardano ormai da troppo tempo a concretizzarsi.

L’elettorato è ormai molto mobile e sensibile a chimere populiste. Ma ho fiducia che i cavesi si potranno entusiasmare per chi propone una progetto alto, di ampio respiro che possa realmente indicare una prospettiva di rilancio, evitando di continuare con la politica dei rattoppi. Per dare un senso ad un’intera consiliatura vanno, appunto, poste in essere azioni amministrative di largo respiro, tese al coinvolgimento della società civile cavese nell’opera di cambiamento che deve interessare, in primo luogo, il modo di essere dello stesso Comune. Vale la pena ricordare che più volte ho sollecitato la necessità di elevare la qualità dell’azione amministrativa, anche facendo riferimento a personalità esterne, ma conoscitrici e appassionate della nostra Città.

Così come, più volte, ho sottolineato che alla fine di una Consiliatura un’Amministrazione sarà ricordata non tanto per le cose che ha fatto ma per quelle che poteva fare e non ha fatto.

Un giudizio sull’attuale Amministrazione in poche battute…

Il giudizio non è negativo: persone volenterose, con intenti onesti. Ma queste sono solo precondizioni: non bastano per determinare l’auspicato rilancio di Cava de’ Tirreni, città di antica storia e solide tradizioni, con un potenziale inespresso. A mio avviso non si è determinato quel movimento di intelligenze e di saperi di cui Cava de’ Tirreni è dotata, atteso che è stata preferita un’attività politico – amministrativa che si è, prevalentemente, limitata al coinvolgimento di personalità presenti in Consiglio Comunale.

Certamente questa scelta è stata dovuta anche alla situazione di estrema complessità ed emergenza politico – amministrativa nella quale versava la città quando si è insediata l’Amministrazione Servalli. Mi rendo, quindi, anche conto delle difficoltà di contesto.

E, con onestà intellettuale, bisogna riconoscere che la tanta auspicata svolta è stata avviata, anche se non è stata ancora (compiutamente) realizzata.

Se Atene piange, Sparta non ride… l’opposizione sta messo molto peggio dell’attuale maggioranza, in pratica non esiste nel palazzo o è poca cosa, fuori del palazzo neanche si vede un granché, ma soprattutto appare una nebulosa con difficoltà ad addensarsi da un punto di vista politico-elettorale… E anche lei, un po’ è nel limbo, non è in maggioranza ma neanche all’opposizione sic e simpliciter.

Questo è un problema generale, l’elezione diretta del Sindaco dà al primo cittadino e alla sua maggioranza una marcia in più. Chi perde ha poche possibilità di incidere. Tutti i sindaci eletti a Cava con questo meccanismo hanno paradossalmente avuto più problemi con la propria maggioranza che con l’opposizione.

Venendo alla mia collocazione in Consiglio Comunale ho svolto un ruolo attento di opposizione costruttiva nell’interesse della collettività. Leggendo i verbali di seduta dei Consigli Comunali dall’inizio della consiliatura ad oggi, si può constatare che ho contrastato scelte che ritenevo sbagliate o comunque mancanti di una visione prospettica come il piano triennale delle opere pubbliche, il piano di alienazione della ex Cofima, che invece ho indicato come area fondamentale per la riqualificazione urbanistica della porta Nord.

Ho indicato soluzioni alternative a quelle dell’Amministrazione per il complesso dell’area ex Capitol, per il Piano di Dimensionamento Scolastico, per l’ex area CSTP (16.000 mq già attrezzati che potevano essere acquisiti dalla Metellia servizi), ho proposto un significativo aumento della posta di bilancio per i servizi sociali e per le azioni concrete a contrasto della povertà, ho chiesto azioni sull’abusivismo edilizio che fossero effettivamente supportate da studi di esperti e che non ingenerassero inutili aspettative, ho proposto un rilancio della Sanità che passasse attraverso il potenziamento dell’assistenza territoriale con l’attivazione delle Associazioni Funzionali Territoriali con Unità Complesse di Cure Primarie (strutture con personale medico ed infermieristico aperte 24 ore su 24, sette giorni alla settimana, previste dal d.r. 18/2015) e della Casa della Salute (ho proposto Cava de’ Tirreni come città pilota nella nostra regione).

Ho più volte sollecitato, unitamente all’azione per il rilancio dell’Ospedale, la necessità di redigere un piano di fattibilità per la messa a norma, a misura d’uomo, del plesso ospedaliero, per dare dignità a chi lavora e ai pazienti, utilizzando varie forme di finanziamento tra cui anche quelli previsti per gli ospedali museali.

Ho proposto il Progetto Cava Città Parco Culturale, per il quale è già stato stanziato un primo fondo di Euro 30.000 con l’impegno dell’Amministrazione di portarlo a 100.000. Ho più volte sollecitato la conclusione dell’iter di approvazione del PUC. Ritengo, inoltre, di aver dato un significativo contributo alla riflessione in Consiglio Comunale in merito all’adesione al piano SPRAR, relativo all’accoglienza degli immigrati nella nostra città.

Queste sono soltanto alcune delle cose che hanno dato significato alla mia presenza in Consiglio Comunale. Certamente, non ho mai creduto, però, nell’opposizione urlata, costruita per il solo gusto di contrapporsi e sorda al benessere collettivo.

La gestione dell’ordinario nella vita complessa di un Comune è di sicuro cosa buona e giusta. Quel che manca alla classe politica in generale è, però, un progetto, un’idea di città. Lei ha qualche proposta al riguardo per far sì che l’elettorato cavese possa intravedere un disegno di sviluppo credibile? Insomma, secondo lei cosa andrebbe messo in campo per andare dallo straordinario grigiore dell’ordinarietà di questa Amministrazione ad una gestione più lungimirante, vivace, coraggiosa e intraprendente?

Sono 20 anni che a Cava de’ Tirreni si è alla ricerca di un rilancio, di una visione lungimirante. Al Sud viviamo quotidianamente il fenomeno della migrazione delle menti migliori che cercano al Nord o all’estero una dimensione che consenta loro di realizzarsi. Non c’è più molto tempo per invertire la tendenza. Ma è ancora possibile, ci sono scelte strategiche che ci attendono e che faranno la differenza.

Faccio degli esempi: il nuovo Piano regolatore, l’utilizzo e le destinazioni da dare ai tanti contenitori pubblici come il complesso San Giovanni ed ex Eca, la ex Manifattura Tabacchi, il Complesso di Santa Maria del Rifugio, Villa Rende, la valorizzazione del Centro Storico, anche attraverso una ricognizione delle sue qualità trascurate ed incomprese, il completamento di opere aperte da 40 anni.

Metterei al centro l’investimento sulla Cultura e sull’innovazione sociale, segnatamente tecnologica, come volano di sviluppo. In quest’ottica ritengo fondamentale procedere con la realizzazione del Progetto Cava Città Parco Culturale, con la convocazione degli Stati Generali della Cultura per la definizione della politica culturale nella e della città (con conseguente individuazione delle modalità di utilizzo dei grandi  contenitori) e per favorire la nascita di una Fondazione.

Cava de’ Tirreni, con i suoi portici, le sue chiese, a cominciare dall’Abbazia che è monumento nazionale, il suo paesaggio, le sue produzioni tipiche, il suo artigianato potrà confluire in un grande Parco Culturale che può diventare attrattore di eventi, iniziative, grandi mostre, che creino un circuito economico stabile.

Dedicherei, inoltre, una particolare attenzione alle attività di formazione universitaria, post-universitaria e parauniversitaria. Occorre riorganizzare il servizio della Biblioteca Comunale, prevedere la costituzione di un’emeroteca e la sistemazione dell’Archivio Comunale.

Proporrei, inoltre, di fare della Valle Metelliana una valle “Intelligente”, una Smart Valley. È necessario riorganizzare la macchina amministrativa e consolidare la digitalizzazione dei servizi. La prima e fondamentale risorsa per la crescita della Città è nella buona amministrazione. Bisogna avviare una ricognizione delle risorse attive e dei ruoli ricoperti per poi procedere ad una rivisitazione degli stessi ruoli ed il relativo mansionario, investendo nella formazione continua del personale.

È necessario dotare la città del Piano Energetico Comunale, aggiornando e completando il progetto avviato.

Aumenterei, ulteriormente, lo stanziamento di bilancio per i servizi sociali e per le azioni di contrasto alle nuove povertà e realizzerei il progetto “Frazioni cuore della Città”.

È importante, inoltre, valorizzare il patrimonio pubblico immobiliare e i circa 300 ettari di boschi di proprietà del Comune. Occorre migliorare le azioni in materia di rifiuti e procedere ad un’ulteriore razionalizzazione delle aree di parcheggio.

È quanto mai indispensabile proseguire in maniera incisiva una revisione e razionalizzazione della spesa pubblica, rivisitando anche le procedure per la riscossione dei tributi.

È di tutta evidenza che Cava de’ Tirreni debba essere inserita nella futura rete metropolitana di Salerno che si svilupperà a Sud nella Piana del Sele e a Nord verso il complesso universitario di Fisciano, recuperando il vecchio progetto che prevedeva tre fermate: Stazione Ferroviaria, Santa Lucia, Piazza San Francesco.

A mio avviso, inoltre, è necessario avviare, in tempi brevi, tutte le procedure per l’espropriazione per pubblica utilità dell’area e dell’immobile “ex Capitol” sulla base di un progetto ben definito di riqualificazione dell’area. Ritengo che si possano utilizzare i fondi previsti per il  PICS.

Proporrei, inoltre, di ridiscutere dell’area ex Cofima per valutare la possibilità di non alienarlo e realizzare un grande Parco urbano all’interno del quale potrebbero trovare collocazione siti per attività artistiche, culturali e di ricerca e di sviluppo tecnologico. Nell’area sottostante può essere prevista la realizzazione di una grande area parcheggio e di interscambio logistico.

È necessario programmare alcune opere nuove che facciano la differenza, come per quanto riguarda la porta Sud, di dare il via alla riqualificazione di Piazza San Francesco, estendendo l’isola pedonale fino alla Basilica di Santa Maria dell’Olmo, attraverso la deviazione del traffico veicolare secondo un progetto che andrà a valutare le possibili soluzioni alternative (senza grandi opere, ma sfruttando la naturale conformazione del suolo senza sue invasive ed improprie alterazioni, dall’Ospedale di arriverebbe a via Schreiber). Proporrei, inoltre, di realizzare una seconda area da destinare ad attività di promozione culturali e ricreative “La Crispi Promenade”, anche con l’allestimento di stand e con la graduale e parziale variazione del traffico veicolare lungo il Viale Crispi.

Riprenderei anche il progetto che prevede la realizzazione di parcheggi interrati pertinenziali e a rotazione a Piazza Lentini.

Individuerei, d’intesa con Poste Italiane, una soluzione per evitare quelle lunghe ed assurde attese dei cittadini all’ingresso degli uffici postali di via Andrea Sorrentino, anche con la messa a disposizione, come sala d’attesa, dei locali adiacenti di proprietà del Comune (come ho tante volte proposto anche in Consiglio Comunale). È di tutta evidenza che si tratta di dare priorità ai servizi alla persona.

Infine, vorrei donare ai cavesi un sogno: destinare l’edificio storico della Manifattura Tabacchi a sede del Municipio e restituire l’attuale sede del Municipio alla sua originaria funzione di Teatro Comunale.

Tutta questa progettualità avrebbe bisogno, ovviamente, di un grande percorso che veda partecipi tutte le innumerevoli competenze che la Città è in grado di esprimere, quale pre-requisito per disegnare un “progetto-visione” che rilanci la nostra amata Cava de’ Tirreni all’interno di un progetto di sviluppo di tutto il Mezzogiorno d’Italia.

Parafrasando un’affermazione attribuita a De Gasperi, che però parlava di statisti, “Un Sindaco guarda alle prossime generazioni e non alle prossime elezioni”, lei come immagina la nostra città da consegnare fra una decina di anni a quelli che oggi sono solo dei ragazzi o dei bambini? E da Sindaco in questa prospettiva come governerebbe la città?

Questa prospettiva, purtroppo manca ad un sindaco che sa di avere a disposizione 5 anni e se va bene 10 e quindi cerca di realizzare cose visibili e immediatamente apprezzabili per i concittadini, ma questa ottica, se chiusa in se stessa, porta alla mediocrità e allo spreco di denaro pubblico, che viene speso per fare consenso e non per le cose essenziali e strategiche.

Credo, invece che si debba guardare lontano, partendo dal rispetto della persona umana, con un’idea comunitaria e non individualistica della democrazia. Una città solidale governata con responsabilità e competenza, partendo da un impegno politico ispirato, in primo luogo, al cattolicesimo democratico e aperto a tutti.

È anche su questo che dal febbraio 2017, unitamente a “Cava ci appartiene”, ci stiamo confrontando con il sindaco Servalli e con il Partito Democratico, trovando anche molti punti di condivisione, al fine di definire un rinnovato programma politico – amministrativo per rendere più efficace, elevandola, l’azione amministrativa da svolgere nella fase finale di questa consiliatura.

Ovviamente, anche in questo caso il coinvolgimento concreto dei giovani nei progetti rappresenterebbe la garanzia di una continuità proiettata nel futuro.

Facciamo un giochino. Immaginiamo che lei sia candidato sindaco alle prossime comunali. Quale potrebbe essere il suo slogan elettorale?

Più che uno slogan elettorale posso indicare i principi e i valori ai quali ho ispirato fino ad oggi la mia azione politico-amministrativa all’interno del Consiglio Comunale.

Questa attività mira a fare di “Cava de’ Tirreni una città a misura d’uomo”, fondata sulla cultura e l’innovazione tecnologica, strumenti indispensabili per contribuire a liberare i cittadini dai bisogni e dalla povertà.

Costruiamo insieme una Città che è orgogliosa delle proprie radici, della propria cultura millenaria e su questa è capace di progettare il futuro raccogliendo le opportunità offerte dai processi di innovazione tecnologica e sociale.

Ma se proprio devo indicare uno slogan, dico: “Insieme diamo futuro alla speranza”. Riprendendo le parole di Papa Francesco: “Abbiamo tanto da fare e lo dobbiamo fare insieme”.

E perché non immaginare: “Il futuro di Cava de’ Tirreni per un nuovo Mezzogiorno”.

In conclusione, il mio impegno personale e quello di tutti in politica deve essere animato dalla consapevolezza che, come ci suggerisce la scrittrice Elif Shafak, se è vero che non possiamo cambiare la direzione del vento, è altrettanto vero che possiamo sistemare le vele in modo tale da raggiungere sempre la nostra destinazione. Bene, è quello che i cittadini, gli elettori, chiedono alla politica: attrezzarsi, sforzarsi, se il caso arrangiarsi, ma in ogni caso operare attivamente per il bene comune, per raggiungere gli obiettivi, e non lasciarsi trascinare o bloccare dagli eventi, dalle ristrettezze del presente, dalle difficoltà dell’immediato, dal quieto vivere quotidiano, così come dalla paura di osare, di immaginare e sperimentare le innovazioni. In altre parole, con Armando Lamberti “diamo un futuro alla speranza”.

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