Il Decreto Rilancio è all’esame del Parlamento

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Aula Montecitorio (foto tratta dal profilo Fb del presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico)

A una settimana dall’ok del Consiglio dei ministri il testo inizia il suo iter dalla Camera

Reddito di emergenza per due milioni di persone, bonus autonomi che salirà a 1.000 euro per circa 650mila beneficiari, 6 miliardi per i ristori a fondo perduto delle pmi (piccole medie imprese).

Il Decreto Rilancio, a una settimana dall’ok del Consiglio dei ministri, arriva finalmente in Parlamento dove, assicura il ministro Federico D’Incà, si potranno valutare “proposte migliorative”.

Nel Dl Imprese, intanto, arriva l’ok a prestiti alle pmi fino a 30mila euro da restituire in 10 anni e fino a 30 anni per i prestiti oltre gli 800mila euro. Per le coperture della maxi-manovra da 55 miliardi di deficit il governo ha potuto sfruttare anche 3,4 miliardi ‘avanzati’ dal Cura Italia, non utilizzati per la prima tranche di aiuti a famiglie e imprese, come emerge dal testo definitivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Ma per far fronte agli impegni già presi anche per il 2021 si vanno anche a ‘pescare’ i 3 miliardi che dovevano servire per il ‘bonus Befana’, il meccanismo di cashbak immaginato per favorire i pagamenti elettronici e rendere più appetibile la lotta al contante (rinviata al 2021, peraltro, anche la lotteria degli scontrini). Chi paga con carte e bancomat dovrà aspettare il prossimo anno per vedersi premiato, visto che, almeno per il momento, i 3 miliardi appostati per l’anno successivo sono rimasti intatti.

Intanto, chi è in cassa integrazione o chi aveva diritto al bonus autonomi dovrebbe questa volta vedere arrivare i nuovi indennizzi in tempi più rapidi: “due-tre giorni” al massimo per i 600 euro, ha garantito il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, mentre per gli ammortizzatori sono previste procedure accelerate che, nel caso della Cig in deroga, bypasseranno le Regioni e consentiranno entro 15 giorni dalle domande all’Inps di anticipare intanto almeno il 40% dell’assegno.

Gli aiuti si mescolano a quelli precedenti: ecco quindi che la platea del bonus autonomi cala dai 4,9 milioni che dovrebbero ricevere la seconda indennità in automatico, ad appena 1,2 milioni.

Per artigiani e commercianti, infatti, a maggio non ci sarà più il bonus ma l’accesso ai ristori a fondo perduto, previsto per professionisti e pmi fino a 5 milioni di ricavi. I 600 euro resteranno per i lavoratori dello spettacolo e per quei lavoratori precari o atipici che hanno ricevuto il bonus attraverso il fondo per il Reddito di ultima istanza. Per i professionisti delle casse di previdenza privati sono stanziati altri 650 milioni per coprire le due mensilità. Il bonus salirà a 1000 euro per tutti gli stagionali del turismo e per quegli autonomi che hanno subito perdite di almeno il 33%.

Tra i nuovi sussidi per colf e badanti (circa 450mila) arrivano 500 euro per due mesi mentre per chi non ha avuto accesso ad altri aiuti, come promesso, ci sarà il reddito di emergenza. Potrà interessare, secondo i calcoli, 867mila famiglie con Isee sotto i 15mila euro: saranno due tranche da 400 euro massimo (si sale un po’ solo se nel nucleo ci sono disabili) non compatibili con altri redditi più alti né con il reddito di cittadinanza.

Tra le nuove misure per le imprese spuntano invece un fondo da 100 milioni anti-delocalizzazioni (con accesso privilegiato per i marchi storici in difficoltà) e la proroga di 6 mesi per le amministrazioni straordinarie che ‘salva’ i 1.600 dipendenti di Mercatone Uno, che potranno continuare ad avere la cassa straordinaria. Novità anche per il settore aereo: oltre ai 3 miliardi per Alitalia (che già fanno discutere) arriva una norma anti-dumping salariale che tutelerà i lavoratori delle compagnie low-cost.

Vista la mole del provvedimento (323 pagine, 266 articoli, centinaia di norme e di decreti attuativi) già si teme l’assalto alla diligenza, classico di ogni manovra: per le modifiche Senato e Camera (da dove inizierà l’iter) avranno a disposizione circa 800 milioni da dividere tra le richieste pressanti delle opposizioni e i desideri della maggioranza che non hanno trovato grande spazio né nell’esame del Cura Italia, già concluso, né del decreto imprese (in attesa del primo ok). E lo stesso è stato in sostanza per gli altri, approvati o assorbiti in altri provvedimenti con pochissime, se non nulle, modifiche: in tutto 12 decreti anti-Coronvirus dall’inizio dell’epidemia (dai primi sulle zone rosse a quelli per gli aiuti economici fino a quelli per settori specifici, dalla giustizia alla sanità alla scuola).

Infine, alcuni emendamenti  approvati nelle commissioni Attività produttive e Finanze della Camera prevedono che il tetto ai finanziamenti per le pmi salga da 25 mila a 30 mila e questi ultimi saranno restituibili in 10 anni, contro il limite di 6 previsto originariamente. Tra le ultime novità l’approvazione di un emendamento con il quale si innalza fino a 30 anni il periodo per la restituzione dei finanziamenti accordati alle imprese attraverso il Dl liquidità fino a  800mila euro.

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