scritto da Angela Senatore - 16 Maggio 2026 11:33

Giorno 1 al Salone del Libro: Torino, tra portici, identità e storie da ascoltare

Il mio giorno 1 al Salone del Libro di Torino è in realtà il giorno 2 della manifestazione. L'atmosfera è in fibrillazione, tantissimi gli ospiti attesi e l'affluenza che, nel solo primo giorno, registra +20% rispetto all'anno precedente

La mia esperienza al Salone del Libro inizia fuori dal Salone, a Torino. Una volta atterrata ed arrivata in centro mi concedo una passeggiata senza impegno per le vie della città. Pioviggina, a tratti piove con insistenza, quasi non sembra maggio, ma Torino ha i portici, 18 km di portici, di cui 12 praticamente continui, la pioggia qui non è un problema.

Chissà perché quando si paragona qualche città a Cava si nomina sempre Bologna e mai Torino. Paragoni che ovviamente riguardano solo il fatto che entrambe le città settentrionali hanno i portici, molto più recenti peraltro storicamente.

Torino è una città che amo particolarmente, sotto i portici qui si respira ancora la signorilità della prima capitale d’Italia. Il pregio è nell’aver mantenuto la storicità e quindi l’identità di questi luoghi. Sotto i portici torinesi anche Mc Donald’s ha dovuto adeguare l’insegna allo stile principalmente neoclassico cittadino. I caffè storici sono ben 15, dentro sembra di fare un salto nel passato ma senza la pesantezza di qualcosa di artefatto.

Mi chiedo come mai nella nostra città non siamo riusciti a fare altrettanto. Certo ci sono i negozi storici che, anche post ammodernamenti, hanno conservato la tipicità della bottega cavese (penso su tutti a Coloniali Paolillo) ma, per lo più, assistiamo da anni impotenti non solo ad un avvicendarsi di saracinesche che si alzano e si abbassano nel tempo di una stagione ma anche a ristrutturazioni che non tengono conto della storicità dei luoghi e dell’interesse artistico e culturale degli stessi. In una città a tratti oppressa dai vincoli urbanistici, come mai proprio là dove dovrebbero esserci regole e controllo ma soprattutto tutela del patrimonio, sembra regnare l’anarchia? Ricordo ancora quando qualche anno fa il corso si era trasformato in una friggitoria a cielo aperto perché sembrava inarrestabile l’avanzata delle patatine olandesi nel nostro menù cittadino.

Con questi pensieri, ho archiviato la mia piacevole passeggiata e sono approdata in quel grande frullatore che è il Salone del Libro.

5 padiglioni, un centro congressi, piazzali oval e pista 500 con pinacoteca Agnelli, la prima impressione al Salone, anche se non si è lì per la prima volta è quella di un grandissimo immenso paese dei balocchi per amanti dei libri.

Bisogna avere le idee abbastanza chiare per non farsi travolgere dalla mole dell’offerta. Noi non ci perdiamo due eventi della casa editrice Adelphi. Il primo è la presentazione di L’era dell’Acquario, terzo romanzo di Fabio Bacà, già finalista al Premio Strega 2022, evento organizzato da PDE con i gruppi di lettura delle biblioteche piemontesi. È un evento quasi intimo, caratteristica che mi commuove in un formicaio del genere. Bacà ha una grande ironia e sembra non prendersi sul serio. Una signora in sala definisce il suo stile “umorismo patibolare”. In effetti, Bacà sdrammatizza con il linguaggio i drammi dell’uomo e, mentre intrattiene, si interroga sulle grandi domande dell’uomo, rispetto alle quali non ci sono risposte, è ovvio, ma neanche giudizi.

Il secondo evento è l’incontro con Emmanuel Carrère presentato da Concita De Gregorio per parlare il suo attesissimo Kolchoz, romanzo che si preannuncia diverso dagli altri per uno stile più intimistico. Qui, l’atmosfera è esattamente opposta a quella di Bacà, siamo nel gigantesco Auditorium e più che ad una presentazione di un libro sembra di partecipare ad un qualche mega concerto. Carrère parla della sua infanzia e della madre in particolare. Impossibile non chiedere un commento sulla Russia considerato che sua madre era russa di origine georgiane e che è stata una personalità accademica di spicco relativamente alla storia russa. Carrère parla anche del rapporto della madre col suo paese d’origine, la Georgia, paese colonizzato dalla Russia e rispetto al quale la madre aveva sempre avuto un atteggiamento di rimozione, al punto che lo stesso Carrère dichiara di essere andato in Georgia solo a 64 anni, di recente quindi, essendo invece stato molto spesso in Russia.

Mentre con grandi falcate attraverso uno dei padiglioni, incrocio nel vero senso della parola Daria Limatola, dea ex machina di Salerno Letteratura Festival. Certi incontri sono destinati, ne ho la prova.

Da lettrici, diventiamo scrittrici spostandoci nel padiglione 4, quello del Lab. Scrittura dove la nota Scuola Holden ci mette alla prova nel redigere un racconto a partire da una immagine che riproduce un quadro famoso.

Completiamo il nostro primo giorno di Salone con l’incontro romance e glamour insieme: all’Arena Robinson di Repubblica Sara Scarafia presenta Felicia Kingsley in dialogo con Matilde Gioli e Cristiano Caccamo per presentare “Non è un paese per single” film visibile in streaming su Prime, tratto dal romanzo omonimo. Sono tutti e tre luminosi e bellissimi.

Dopo 5 ore passate al Salone, sono le 20 ed è tempo di andar via. Avremmo potuto partecipare agli incontri con Saviano, Barbero, Littizzetto, Piperno, Mari, Smith, Kang, solo per citarne alcuni. Non abbiamo ancora il dono dell’ubiquità e forse meglio così.

Nella vita è bello anche poter scegliere. Primo giorno è andata.

Giornalista pubblicista, collabora con Ulisse online dal 2021 occupandosi principalmente della pagina culturale e di critica letteraria. È stata curatrice della rassegna letteraria Caffè letterari metelliani organizzata da Ulisse online e IIS Della Corte Vanvitelli e ha collaborato con Telespazio in occasione del Premio Com&te. È da maggio 2023 responsabile della Comunicazione di Fabi Salerno. Abilitata all’esercizio della professione forense, lavora in una delle principali banche italiane con specializzazione nel settore del credito fondiario.

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