Flip – Festival della Letteratura Indipendente Pomigliano, ovvero la cultura è politica
Il tentativo di defenestrare una persona che è la mente del Festival perché invisa all’Amministrazione per idee politiche diverse o, peggio ancora, per motivi personali mi sembra uno sfoggio di forza bruta, di potenza maschia da legge della foresta
Quando ero una liceale, pur se mai espressamente esplicitato, la politica era diffusamente considerata materia da tenere distinta dalla cultura e quindi fuori dalle lezioni in classe. Questa era una sorta di opinio iuris ac necessitatis, per dirla in termini legali. Una regola non scritta, ma sempre regola.
Da studentessa assennata, al liceo e nei successivi anni universitari, pensavo quindi a studiare disinteressandomi, mi sembrava, della politica.
MI sono accorta poi che avevo sviluppato delle idee politiche, una particolare visione del mondo che mi portava e mi porta a sostenere delle posizioni e a criticare altre e questo perché fondamentalmente la cultura è politica.
Cosa voglio dire? La cultura attiene, da una parte, alla riflessione su di sé, alla ricerca della propria identità, ma ancora di più la cultura è riflessione sulla polis. Come immaginiamo la comunità nella quale viviamo?
Quando ieri ho letto della vicenda del Filp – Festival della Letteratura Indipendente di Pomigliano d’Arco ho pensato subito che la posizione del Comune fosse la negazione della cultura e, quindi, della politica.
I fatti sono pressappoco questi: Il Flip è un Festival letterario che si tiene dal 2021 a Pomigliano d’Arco prevedendo in 4 giornate (quest’anno dal 3 al 6 settembre) una serie di incontri con talk e presentazioni di libri con personaggi di spicco del giornalismo, della letteratura, della cultura. A poco più di un mese dal Festival, a quanto dicono gli organizzatori del Flip, è arrivato dal Comune un “aut aut” ossia quello di eliminare un nome dal programma. Si è scoperto poi che il nome è quello di Maria Carmela Polisi, ideatrice del Festival.
Non conosco di persona Maria Carmela Polisi e forse è anche scontato che con lei mi venga istintivo solidarizzare considerato l’idem munus che abbiamo scelto di perseguire (o accollarci), tuttavia le ragioni per cui mi sembra davvero un autogol quello del Comune di Pomigliano d’Arco sono molteplici.
Il tentativo di defenestrare una persona che è la mente del Festival perché invisa all’Amministrazione per idee politiche diverse o, peggio ancora, per motivi personali mi sembra uno sfoggio di forza bruta, di potenza maschia da legge della foresta. Chiariamoci, non è il primo posto dove succede e non dipende neanche dal colore dell’amministrazione. Il più forte comanda, il più debole è destinato a soccombere. Quali siano i ruoli è ben chiaro. Se il Festival riceve contributi dal Comune (leggo di un contributo di 17.000,00 euro che è una somma di tutto rispetto), vi è un rapporto di dipendenza economica che, se piegato a dinamiche di potere, rischia di distorcere l’indipendenza del Festival, insita nel suo nome e insita nella libertà di espressione del pensiero. Ci vogliono i muscoli per resistere, e un po’ di peli sullo stomaco.
La cultura è politica, si diceva, mai dovrebbe essere partitica. La cultura, in quanto indipendente, non può essere megafono di una certa amministrazione e il fatto che l’amministrazione, come un padre padrone, minacci di revocare il sostentamento è, a mio avviso, un tentativo subdolo ma misero di abusare del potere.
Mi sembra inoltre una chiara evidenza che il Comune non abbia ben inteso il valore culturale, sociale, politico, lo ripeto ancora una volta, del Festival che, in pochi anni di vita, ha saputo far conoscere una città – Pomigliano d’Arco – conosciuta principalmente come polo industriale. Il Festival l’ha fatto con un programma ricco di qualità. Distinguere chi fa cultura come profitto perché oggi anche la cultura è mercato, da chi fa cultura per la comunità dovrebbe essere compito di una amministrazione acuta. Io qui vedo invece miopia e arroganza.
Infine. Da ideatrice di un Festival posso dire che il Festival è un po’ come un figlio e come ad un figlio non ci si attacca così anche un Festival si spera possa crescere e proseguire con una propria identità, anche senza la supervisione di chi lo ha creato. Strapparlo però a sua madre è ben altro. È tentare di togliergli quella identità e quindi, ancora una volta, è una scelta poco furba.
Il Filp per fortuna si farà lo stesso. A Casalnuovo che è a due km da Pomigliano.
Eppure, penso, che sarebbe successo se Maria Carmela Polisi non avesse avuto intorno soci, amici, leali e fidati che, anziché esautorarla, hanno deciso di spostare il festival altrove con una rinuncia pesante? Plutarco nel suo saggio su come distinguere l’amico dall’adulatore scrive: “L’amico non deve tradire le aspettative quando ne abbiamo bisogno”. Distinguere l’adulatore dall’amico è difficilissimo perché il primo è bravo a vestire l’abito del secondo e allora ecco, a voler vedere un rovescio della medaglia in tutta questa vicenda, in un mondo di adulatori, Maria Carmela Polisi ha scoperto almeno di avere dei veri amici e noi che la vera amicizia esiste ancora.







