Cava de’ Tirreni non è un feudo di palazzo: Meridione Nazionale denuncia presunte manovre oscure in Consiglio comunale
In un'articolata nota, il movimento politico Meridione Nazionale riaccende i riflettori sulle dinamiche amministrative di Cava de' Tirreni, chiedendo una verifica rigorosa sulla delibera consiliare del 6 agosto 2026 e denunciando il rischio che le strategie di potere vadano a gravare direttamente sulle spalle dei cittadini
Il cuore della vicenda ruota attorno alla deliberazione numero 39 approvata il 6 agosto 2026, in pratica il cosiddetto Caso Fariello, un atto che secondo il movimento politico richiede una verifica trasparente e immediata, soprattutto alla luce di pregressi pareri contrari mossi dall’Avvocatura comunale e dal Segretario dell’epoca. Senza voler sostituirsi agli organi inquirenti né anticipare sentenze penali, Meridione Nazionale chiede che venga fatta piena luce sulla completezza delle informazioni fornite ai consiglieri comunali al momento del voto. Occorre comprendere se chi era chiamato a esprimersi fosse pienamente consapevole di ogni dettaglio o se, al contrario, sia stato condotto a votare sulla base di presupposti errati o parziali.
L’attenzione di Meridione Nazionale si concentra sulle ricostruzioni fornite recentemente da una consigliera comunale che non viene espressamente indicata ma è chiaro il riferimento a Sara Fariello. E poi sul ruolo complessivo svolto da tutte le figure coinvolte nella redazione degli atti, tra cui capigruppo, vertici dell’assise, tecnici e autori dei pareri pro veritate. La menzione di tali soggetti non rappresenta un’attribuzione di colpa, ma l’indicazione dei passaggi da esaminare per definire con precisione l’iter decisionale.
Saranno gli organi della giustizia amministrativa, a partire dal TAR, e la Procura della Repubblica di Nocera Inferiore a valutare l’eventuale sussistenza di illegittimità o reati. Tuttavia, sul piano strettamente politico, per Meridione Nazionale chi ricopre un incarico pubblico ha il dovere di rendere conto ai cittadini, giacché la città appartiene all’intera comunità e non a gruppi di potere o maggioranze di turno.







