Spese sanitarie e denuncia del redditi

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Ci avviamo lentamente all’annuale importante scadenza della denuncia dei redditi che quest’anno prevede diverse novità rispetto all’anno scorso.

Una di esse è quella riguardante la detrazione delle spese mediche e sanitarie, detrazione che fino alla denuncia del 2020 (per i redditi del 2019), prevedeva che fosse del 19% fino ad un determinato tetto.

L’altro fatto importante è che, mentre fino alla precedente dichiarazione c’era la possibilità che le prestazioni sanitarie a pagamento con fattura potessero essere inserite a quelle già acquisite dall’Agenzia delle Entrate e già presenti nel cosiddetto Mod. 700/precompilato, da quest’anno non potrà più avvenire.

Fino allo scorso anno, se lo Specialista medico, percettore della parcella, si fosse “dimenticato” di trasmettere i dati all’Agenzia delle Entrate, il contribuente poteva farlo d’iniziativa; da quest’anno non è più così perché il medico che ha fatturato è stato obbligato, durante il 2020, a trasmettere telematicamente la parcella all’Agenzia, e se non lo ha fatto, purtroppo il contribuente ha perso il beneficio della detrazione: vorrà dire che il contribuente attento dovrà imparare ad insistere con il medico affinché agisca correttamente, o dovrà cambiare medico: comunque potrà segnalarlo al Fisco.

Parliamo del Mod. 730 in quanto è quello più diffuso, specialmente per i percettori di reddito fisso obbligati a fare la denuncia, perché prevede numerosi benefici, specialmente in termini di semplicità di compilazione e di rimborso dell’imposta Irpef pagata in più rispetto al dovuto; per essere più comprensibili, se lo stipendiato o il pensionato ha pagato nel corso dell’anno più di quanto avrebbe dovuto, il rimborso dell’eccedenza è quasi immediato, pure il mese successivo a quello della presentazione del Mod. 730.

Quindi quest’anno è cambiato parecchio, e non sempre in senso negativo, in quanto la percentuale di spese mediche e sanitarie è stata elevata dal 19% al 29%, ma ad una condizione, e cioè che il pagamento sia avvenuto in maniera tracciabile, vale a dire tramite Bancomat o Carta di credito. E’ chiarissima l’intenzione del legislatore di evitare il più possibile l’utilizzo del contante, anche per poter controllare la piccola evasione la quale, in termini percentuali, comunque ha una consistente fetta.

Si tenga conto che la evasione fiscale in Italia vale, secondo il “Sole-24ore” oltre 100.miliardi ed è in costante aumento: lo scorso anno tale aumento è stato del 3,8% con punta record al nord del 5,1%.

Qualche altro giornale economico, invece, ha calcolato che l’evasione effettiva è di circa 211.miliardi, ed è dovuta al commercio all’ingrosso e al dettaglio, ristorazione, servizi alla persona e lavoro nero.

Studiosi di economia hanno appurato che l’80% delle tasse viene pagato solo dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, cosa che è confermata anche dall’Agenzia delle Entrate: e questo vuol dire tanto.

Insomma, l’evasione fiscale va dal 12% al 24% del PIL, e viene “spalmata” sulle categorie che non possono evadere: una cosa davvero indecorosa e insostenibile.

Altra novità è costituita dalla possibilità che anche il sistema del Cashback verrà istituzionalizzato, cioè proseguirà per l’anno in corso e per quello successivo, e quasi certamente anche negli anni a venire.

Ormai è noto che il cashback prevede il rimborso da parte dello Stato del 10% delle spese effettuate, al quale si aggiunge il beneficio della riduzione, nel Mod. 730, del 19% come per gli anni precedenti, con una franchigia di 129,11 euro a prestazione: se la spesa sostenuta è, ad esempio, di 300,00 euro, la detrazione potrà essere operata su 170,89 (300,00 meno 129,11).

Quindi, il contribuente beneficerà comunque della detrazione del 29% delle spese mediche e sanitarie.

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