scritto da Nino Maiorino - 31 Gennaio 2020 18:44

Salvador Dalì

“Quelli che non vogliono imitare qualcosa, non producono nulla” è uno degli aforismi di Dalì, ma ciononostante certamente non è stato un grande imitatore; infatti, non sono molti i geni della pittura che abbiano lasciato impronte di modernismo come ha fatto Salvador Dalì, il grande pittore catalano, nato a Figueres l’11 maggio 1904, deceduto nella stessa città all’età di 84 anni, il 23 gennaio 1989.

Salvador Dalì ha avuto una vita segnata dalla stranezza fin dal principio. Il nome completo è Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí Domènech, marchese di Pùbol.

Púbol è un piccolo nucleo abitativo e la sua fama è dovuta proprio alla presenza di Dalì, che negli ultimi anni della vita visse lì dopo che, nel 1982, il re Juan Carlos lo aveva nominato Marchese di quel borgo.

Dalì è un cocktail ben assortito di genialità e delirio, pittore del surreale e di mondi onirici, certamente frutto delle vicissitudini della fanciullezza; la morte prematura del fratello e l’attribuzione da parte del padre del suo nome non hanno certamente giovato all’equilibrio mentale del piccolo Salvador, il quale comunque ha dentro di se i germogli dei genio tant’è che, appena adolescente, espone alcuni dipinti presso il teatro municipale della sua cittadina, riscuotendo un significativo apprezzamento critico.

Nel 1921 si iscrive all’Accademia di belle arti di San Fernando a Madrid, dove stringe amicizia con il regista Luis Buñuel e il poeta Federico Garcìa Lorca. Con quest’ultimo trascorre l’estate a Cadaqués nel 1925. L’anno successivo soggiorna a Parigi, dove incontra Pablo Picasso, e viene espulso dall’Accademia poco prima di sostenere gli esami finali, poiché afferma che nessuno nell’istituto è abbastanza competente da esaminare uno come lui.

La sua prima pittura è connotata dalle influenze futuriste, cubiste, e soprattutto dall’opera di Giorgio De Chirico. Negli anni successivi il suo sodalizio artistico e intellettuale con Lorca e Buñuel produce lavori di scenografia teatrale e cinematografica, come i due celebri film “Un chien andalou”e “L’âge d’or”.

Sul piano pittorico ben presto la sua attenzione viene attirata dalle riproduzioni di dipinti di Max ErnstMiró e Tanguy, i maestri dell’inconscio tradotto su tela. Nel 1929 entra finalmente nel gruppo dei surrealisti e nel 1931, insieme a Breton, elabora gli “oggetti surrealisti a funzione simbolica”. Ma il surrealismo di Salvador Dalí è comunque fortemente personalizzato: ispirato a De Chirico ed imbevuto di richiami alla psicanalisi freudiana, é caratterizzato da una tecnica minuziosa, levigata e fredda.

Nel 1930 pubblica “La femme visible”, saggio dedicato a Gala, sua moglie dal 1929, modella e musa per tutta la vita. Questo libro segna un nuovo orientamento di Dalí, che inizia a coniugare un realismo quasi accademico con un delirio deformante, talvolta macabro.

Qualche anno dopo si scontra con i surrealisti a proposito del dipinto “L’enigma di Guglielmo Tell“, sinché nel 1936 avviene una prima rottura con il gruppo di Breton, che diventerà definitiva tre anni dopo. Nel frattempo, Dalí aveva partecipato all’Esposizione internazionale dei surrealisti a Parigi e ad Amsterdam.

Tra il 1940 e il 1948 vive a New York, insieme a Gala Éluard, occupandosi di moda e design. In questi anni ha occasione di esporre le sue opere al Museum of Modern Art insieme a Miró e di contribuire, con il disegno delle scene, al film di Alfred Hitchcock “Io ti salverò“.

Rientrato da New York, nel 1949 prosegue l’attività scenografica per il cinema collaborando anche con Luchino Visconti. Nel decennio successivo espone in Italia, a Roma e Venezia, e a Washington. Nel 1961 collabora alla messa in scena a Venezia del Ballet de Gala, con coreografie di Maurice Béjart. Sono molte le esposizioni negli anni successivi, a New York, Parigi, Londra, sino all’importante antologica a Madrid e Barcellona nel 1983.

Sette anni dopo espone le sue opere stereoscopiche al Guggenheim Museum e a maggio del 1978 viene nominato membro dell’ Accadémie des Beaux-Artes di Parigi.

L’ anno seguente si tiene una retrospettiva di Dalí al centre Georges Pompidou di Parigi, trasferita poi alla Tate Gallery di Londra.

Il 10 giugno 1982 muore Gala e nel luglio dello stesso anno gli viene conferito il titolo di “Marchese di Pùbol”. Nel maggio del 1983 dipinge “La coda di rondine”, suo ultimo quadro. Nel 1984 riporta gravi ustioni a causa dell’incendio della sua camera al castello di Pùbol, dove ormai risiede stabilmente.

E’ lì che Salvador Dalì muore il 23 gennaio 1989 nella torre Galatea a causa di un colpo apoplettico.

In rispetto delle sue volontà viene sepolto nella cripta del Teatro-Museo Dalí a Figueras, la sua città natale. Nel suo testamento lascia allo Stato spagnolo tutte le opere e le sue proprietà. Viene organizzata una grande retrospettiva postuma nella Staatsgalerie di Stoccarda, trasferita poi alla Kunsthaus Zurich.

Le Opere più significative di Salvador Dalì, tutte di grande im patto visivo ed emotivo e tutte  caratterizzate da un violento scontro con il suo mondo sotterraneo, sono: Il grande masturbatore (1929), La persistenza della memoria (1931),  Shirley Temple (o La sfinge di Barcellona – 1939), Volto della Guerra (1940), Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio (1944), La tentazione di Sant’Antonio (1946),  Madonna di Port Lligat (1949), Madonna di Port Lligat – seconda versione (1950), Corpus Hypercubus – Crocefissione (1954), Dalì nudo (1954), Ultima Cena (1955).

Classe 1941 – Diploma di Ragioniere e perito commerciale – Dirigente bancario – Appassionato di giornalismo fin dall’adolescenza, ha scritto per diverse testate locali, prima per il “Risorgimento Nocerino” fondato da Giovanni Zoppi, dove scrive ancora oggi, sia pure saltuariamente, e “Il Monitore” di Nocera Inferiore. Trasferitosi a Cava dopo il terremoto del 1980, ha collaborato per anni con “Il Castello” fondato dall’avv. Apicella, con “Confronto” fondato da Pasquale Petrillo e, da anni, con “Ulisse online”.

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