Ricordo di Eugenio Scalfari

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La morte di Eugenio Scalfari è una di quelle notizie che non si vorrebbero mai avere, come quelle di amici che improvvisamente vengono a mancare e con essi se ne va un pezzo della tua vita.

Non ho mai avuto l’occasione di conoscerlo personalmente, ma è come se fosse avvento in quanto, così come sono cresciuto e formato tra Parrocchia, Associazione cattolica e Monaci francescani, la mia formazione sociale e politica è stata guidata dai libri, ma ancor più dai giornali letti, principalmente quelli ai quali ha collaborato Scalfari, o che ha fondato e poi diretto e guidati.

Era nato il 6 aprile 1924, se n’è andato il 14 luglio scorso a 98 anni.

Il primo contatto con Eugenio Scalfari è stato nell’anno 1955 in occasione della uscita de “L’Espresso”, settimanale di politica, cultura ed economia, allora formato lenzuolo, fondato da Arrigo Benedetti ed Eugenio Scalfari, edito da Adriano Olivetti ed Enrico Mattei, promotore di innumerevoli inchieste contro attacchi alle istituzioni democratiche, scandali, attentati e via dicendo.

Posso ben testimoniare, senza timore di smentita, che non c’è stata emergenza nel nostro paese che non sia stata seguita accanitamente, molte volte denunciata prematuramente, proprio da L’Espresso, che si avvaleva di firme prestigiose e sempre accattivanti.

Confesso di non aver letto fino in fondo libri di Scalfari, e non solo per mancanza di tempo in relazione all’impegno che essi richiedevano, condensando politica, sociologia, filosofia, finanza, giacché Scalfari era un personaggio poliedrico, di una cultura smisurata, i suoi libri non sono letture da diporto.

Ma in compenso ho letto e approfondito gli articoli de L’Espresso, seguendolo settimanalmente fino a quando è rimasto nel formato lenzuolo e anche dopo quando è diventato formato magazine, in pratica su di esso ho basato la mia formazione, dal 1955 fino a qualche anno fa.

Poi nel 1976 Eugenio Scalfari fonda il quotidiano “la Repubblica” e il settimanale passa in secondo piano, perché il quotidiano ti tiene informato giorno per giorno.

A differenza de L’Espresso, maggiormente orientato alle denunzie, alle inchieste, Repubblica, collocato nella sinistra laica e riformista, è un quotidiano che si è caratterizzato per le opinioni, sin dalla fondazione; i lettori di la Repubblica non cercano tanto le notizie di cronaca, per le quali vi sono altre fonti informative, tra media, social e giornali che si interessano prevalentemente di cronaca.

Repubblica si caratterizza con scritti di cronaca e opinioni contemporaneamente, tra notizie ufficiali, quelle ufficiose rubate tra le buvette del Parlamento, i bar e i ristoranti intorno ai palazzi del potere e gli incontri dei personaggi politici nelle strade circostanti; si apprende molto di più dalle indiscrezioni, dalle cose dette e non dette, dalle mezze parole pronunciate col fiele ai denti, che dai comunicati ufficiali, che ormai sembrano le veline del Minculpop, il Ministero della Cultura Popolare del ventennio fascista.

E non poteva mancare la edizione domenicale di Repubblica nella quale Eugenio Scalfari, quale direttore, pubblicava il suo editoriale, che per i lettori era divenuto una specie di Vangelo laico.

Gradualmente Repubblica toglie spazio all’Espresso, che diviene un settimanale di ulteriori approfondimenti, perché ormai è il quotidiano a trainare.

E, al pari de L’Espresso, anche le firme di Repubblica sono di grande prestigio: Scalfari chiama con sé alcuni colleghi fidati.

Durante i primi anni di vita il quotidiano crea il proprio pubblico, ondeggiando tra la sinistra extraparlamentare e quella riformista. Scalfari coglie la novità rappresentata dal movimento giovanile nelle università, che Repubblica  aggancia e segue da vicino. Il punto di forza del quotidiano sono i commenti, sempre incisivi e schierati: e anche le cronache col loro taglio politico.

Elencare le inchieste di L’Espresso e di Repubblica è una impresa quasi impossibile, perché significherebbe scrivere, sia pure per titoli, la storia del nostro paese dal 1955 ad oggi, 67 anni che partono dal periodo entusiasmante della ricostruzione del paese distrutto dalla guerra, fino ai giorni nostri, decenni contrassegnati anche da violenze, di destra e di sinistra, tentativi eversivi (i tentati golpe del Generale Di Lorenzo e di Junio Valerio Borghese) il rapimento di Moro, per il quale Repubblica scelse la linea delle fermezza per non riconoscere le Brigate Rosse quale alternativa allo Stato.

Per solo dovere di cronaca è opportuno elencare le inchieste più spinose de L’Espresso.

  • 1955-1956: Capitale corrotta = Nazione infetta, sulla speculazione ediliziaa Roma
  • 1957: I pirati della salute, sulle industrie farmaceutiche e sul mercato dei medicinali.
  • 1958: Rapporto sul vizio, indagine sulla prostituzione alla vigilia della chiusura delle case di tolleranza.
  • 1958: “Mafia e potere”, i legami fra le cosche mafiose e gli uomini politici.
  • 1961: La mappa del potere: chi contava davvero in Italia.
  • 1962:  Testimonianza di Aleksandr Isaevič Solženicyn sui famigerati lager di Stalin.
  • 1965: La cedolare di San Pietro, rapporto sui finanzieri del Vaticano.
  • 1965:Le toghe di piombo, sull’immobilismo della magistratura italiana.
  • 1967: Il golpe del Sifar, il Piano Solo del generale Giovanni de Lorenzoe la schedatura di centinaia di personaggi da parte dei servizi segreti.
  • 1968: Atlante della contestazione, la protesta giovanile del sessantotto.
  • 1970: Il caso Valpreda, dalla Strage di piazza Fontana alla pista nera.
  • 1971: Razza padrona, i giochi di potere tra finanza, industria e partiti politici.
  • 1972: Libertà d’antenna, contro il monopolio RAI.
  • 1975: Il golpe Borghese, sulla coperture del comandante Junio Valerio Borghese da parte del SID di  Vito Miceli.
  • 1978: Il caso Leone, l’inchiesta di Camilla Cederna sul Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone e le presunte speculazioni.
  • 1980: I verbali Moro, le testimonianze dei personaggi politici alla Commissione parlamentare d’inchiesta.
  • 1982: Un banchiere, una tragedia, i retroscena del caso Calvi.
  • 1984: Mafia, la pista politica, sulle rivelazioni del pentito Tommaso Buscetta.
  • 1986: La grande spartizione, sulla lottizzazione dei partiti politici nei vari settori della vita pubblica.
  • 1990: Regime della stampa, l’ingresso di Berlusconi alla guida della Arnoldo Mondadori Editore.
  • 2008: Benvenuti a Velenitaly, lo scandalo del vino al metanolo.
  • 2009: Tra mafia e Stato, sulla trattativa tra Cosa nostra e i politici.
  • 2012: I quattro re di Roma, gli intrecci tra “Mafia Capitale”, di Massimo Carminati e il potere.
  • 2012: Carceri d’oro, il sovraffollamento delle carceri e gli sperperi di danaro che non consentono nuove costruzioni di prigioni.
  • 2013: I segreti dei paradisi fiscali, su italiani presenti nei paradisi fiscali.
  • 2014: I fascio-mafiosi alla conquista di Roma, su ex terroristi e colletti bianchi legati dall’ideologia e dal denaro.
  • 2014: Violenze nel silenzio dei campi a Ragusa: il nuovo orrore delle schiave romene nella campagna siciliana.
  • 2015: La verità sul libro che fa tremare il Vaticano: Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi raccontano i retroscena dell’inchiesta che coinvolge Papa Francesco, il quale fa aprire un processo da parte della Magistratura vaticana.
  • 2016: Caso Regeni, i retroscena sulla morte di Giulio Regeni in Egitto.
  • 2016: Panama Papers, i movimenti di denaro transitato o depositato nei paradisi fiscali di vip di tutto il mondo compresi 800 italiani.
  • 2019: Tre milioni per Salvini, la trattativa tra la Lega Nord e gli oligarchi russi vicini al Vladimir Putin.
  • 2019: Concorso presidi, con Commissari ubiqui, preveggenza, risultati anticipati sui social, software impazziti e parlamentari candidati.
  • 2020: Inchiesta sul cardinale Angelo Becciu, per l’utilizzo del denaro delle elemosine verso fondi speculativi.

Tra tutte le inchieste dell’Espresso ricordo due sole défaillance: quella di Camilla Cederna che indagò sul Presidente Giovanni Leone per presunta corruzione (la Cederna e il giornale vennero poi condannati), e quella che riguardò il delitto del Commissario Calabresi (il cui figlio Mario assumerà, tanti anni dopo, la direzione del giornale per qualche anno), accusato dagli anarchici di essere responsabile della morte violenta di Giuseppe Pinelli.

Non si può non ricordare l’esperienza parlamentare di Eugenio Scalfari, eletto nel 1968 nelle liste del PSI, come indipendente, evitando così il carcere per aver rivelato, insieme a Lino Jannuzzi, l’inchiesta sul Sifar e il tentato colpo di Stato del Generale De Lorenzo (il Piano Solo), citando documenti coperti dal segreto din stato; rimase Deputato fino al 1972.

Ma Scalfari non aveva bisogno di diventare parlamentare per accedere a tutte le stanze del potere, politico ed economico, giacché era conosciuto da tutti i potentati italiani: si mormora che alcune decisioni importanti siano state prese proprio a seguito di suoi suggerimenti.

Si è sempre professato ateo, ma questo non ha impedito a Papa Francesco di incontrarlo e di confrontarsi con lui anche su problemi di fede; personalmente sono convinto che, anche grazie a Francesco, Scalfari sia morto da credente.

Ma indipendentemente da ciò, resta il valore del grande giornalista, dell’uomo di cultura, di un personaggio che rimane nell’albo d’oro del nostro paese, oltre che nei cuori di quanti per decenni lo hanno seguito.

 

 

Appendice 1. Le firme dell’Espresso: Antonio Gambino, Cesare BrandiGiancarlo FuscoFabrizio DenticeCarlo GregorettiCesare Zappulli e Bruno Zevi, Manlio CancogniGiancarlo FuscoMario AgatoniCamilla Cederna, Livio Zanetti, facenti parte della redazione; e quelle di Umberto EcoLeonardo SciasciaAntonio GambinoAlberto MoraviaEnzo SicilianoPaolo MilanoBruno ZeviEmanuele PirellaGianluigi MelegaTullio De MauroGiuseppe TuraniUmberto VeronesiAlberto ArbasinoGiovanni GiudiciGad LernerRoberto CotroneoPier Vittorio TondelliGiampaolo PansaGiorgio BoccaEnzo BiagiLorenzo SoriaAntonio PadellaroMarco TravaglioPeter Gomez e Edmondo Berselli, per citarne solo alcune; molti di essi si sono formati proprio con L’Espresso e sono tuttora sulla cresta dell’onda.

Tra le firme attuali più note si ricordano, oltre ad Eugenio ScalfariEzio MauroMichele SerraRoberto SavianoAltanMakkoxMassimo CacciariStefano Bartezzaghi, Lino Jannuzzi, Gigi RivaRoberto AndòGiuseppe GennaMichela MurgiaColin CrouchMassimo RivaGianni VattimoMichele AInisLuigi ZingalesMichel OnfrayGiuseppe CatozzellaNatalia AspesiPiero IgnaziDenise PardoBernardo ValliValeria ParrellaCesare de SetaGermano CelantMario FortunatoMauro BianiMarco BelpolitiFabrizio GattiEmiliano Fittipaldi, il vaticanista Sandro Magister e l’economista Jeremy Rifkin, molte delle quali scrivono oggi anche su Repubblica.

 

Appendice 2. Le firme di Repubblica: il primo nucleo di collaboratori era formato da Gianni Roccacaporedattore centrale, poi Amedeo Massari direttore amministrativo, Giorgio BoccaSandro ViolaMario PiraniRosellina BalbiMiriam MafaiBarbara SpinelliNatalia AspesiCorrado AugiasEnzo GolinoEdgardo BartoliFausto De LucaPaolo Filo della TorreEnzo ForcellaOrazio GavioliGiuseppe Turani; del gruppo iniziale avrebbe dovuto far parte anche Andrea Barbato con il ruolo di vicedirettore, ma il giornalista lascia alla vigilia del primo numero, essendo stato chiamato alla direzione del TG2. Le vignette satiriche sono affidate alla matita di Giorgio Forattini.

Poi si aggiungerà Paolo Pansa, proveniente dal Corriere della sera, che per anni è stata una delle punte di diamante delle firme del quotidiano, dal quale si distaccherà anche criticamente qualche decennio dopo.

Tra le attuali firme ricordiamo Michele Ainis, Natalia Aspesi, Emanuela Audisio, Corrado Augias, Andrea Bonanni, Marco Belpoliti, Anna Bandettini, Francesco Bei, Marco Bentivogli, Mauro Biani, Alberto Bisin, Tito Boeri, Carlo Bonini, Vincenzo Borgomeo, Giampaolo Cadalanu, Federico Capitoni, Stefano Cappellini, Filippo Ceccarelli, Pietro Citati, Piero Colaprico, Furio Colombo, Paolo Condò, Carlo Cottarelli, Guido Crainz, Maurizio Crosetti, Alberto D’Argenio, Marta Dassù, Zita Dazzi, Concita De Gregorio, Claudia De Lillo, Alessandro De Nicola, Ilvo Diamanti, Antonio Dipollina, Roberto Esposito, Stefano Folli, Enrico Franceschini, Umberto Galimberti, Paolo Garimberti, Miguel Gotor, Renzo Guolo, Bernard-Henri Lévy, Orazio La Rocca, Alessandra Longo, Riccardo Luna, Luigi Manconi, Stefano Mancuso, Stefano Massini, Daniele Mastrogiacomo, Ezio Mauro, Alberto Melloni, Francesco Merlo, Sebastiano Messina, Marino Niola, Roberto Perotti, Carlo Petrini, Francesco Piccolo, Mario Platero, Massimo Recalcati, Daniele Raineri, Luca Ricolfi, Maurizio Ricci, Massimo Riva, Gabriele Romagnoli, Paolo Rumiz, Linda Laura Sabbadini, Isaia Sales, Chiara Saraceno, Michele Serra, Domenico Siniscalco, Chiara Valerio, Federico Varese.

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