Prof, l’amore ci sta insegnando ogni cosa!
Quando l’amore diventa una lezione inattesa: due adolescenti ricordano che a volte sono i ragazzi a insegnare agli adulti ciò che conta davvero
Sono ancora al pc a lavorare e mi arriva un messaggio di due miei alunni “fidanzatini”, «Prof, l’amore ci sta insegnando ogni cosa»!
L’ho riletta. Poi ancora. A scuola siamo abituati a insegnare, interrogare, correggere. Ma quando due ragazzi ti dicono che stanno imparando dalla vita qualcosa che nessun libro riesce a spiegare, viene quasi voglia di sedersi al banco e ascoltare. Mi ha colpito quel verbo: insegnando. Non hanno scritto che l’amore li rende felici, che finalmente hanno trovato la persona giusta, che tutto è bellissimo. Hanno scritto che stanno imparando. Come se amare fosse entrare in una scuola senza conoscere il programma e scoprire, lezione dopo lezione, che l’esame più difficile riguarda proprio te. Perché l’altro, quando comincia a contare davvero, ti rovina una certezza comodissima: quella di avere sempre ragione.
Ti accorgi che il tuo silenzio può ferire, che una battuta può lasciare un livido, che chiedere scusa non ti rende più piccolo. E che ascoltare non significa aspettare che l’altro finisca di parlare per spiegargli perché ha torto. L’amore ti insegna perfino a perdere qualche battaglia senza sentirti sconfitto. Una scoperta rivoluzionaria, in un mondo dove tutti devono vincere, rispondere per primi, avere l’ultima parola. Anche nelle relazioni, ormai, sembra che bisogna dimostrare di essere quelli che hanno meno bisogno dell’altro. Vince chi si espone meno, chi risponde più tardi, chi riesce a sembrare indifferente. Poi ci domandiamo perché siamo così soli.
Naturalmente, non tutto quello che una relazione insegna è buono. Anche la paura può insegnare a tacere, la gelosia a controllare, la dipendenza a chiamare amore ciò che amore non è. Una relazione buona non ti chiede di diventare più piccolo per fare spazio all’altro. Ti aiuta, piuttosto, a diventare più vero. Ecco perché quella frase mi è rimasta dentro. Forse quei due ragazzi, senza saperlo, hanno rovesciato una domanda che ci facciamo troppo poco.
Non soltanto: «Questa persona mi rende felice»? Ma: «Da quando è entrata nella mia vita, sto imparando a essere una persona migliore»? Ai miei due alunni non ho ancora risposto come avrei voluto. Forse perché, a volte, un professore fa bene a non avere subito la lezione pronta. Mi resta però una curiosità: chissà quante cose stanno imparando senza accorgersene. E chissà quante ne abbiamo disimparate noi, diventando adulti, quando abbiamo cominciato a confondere l’amore con il possesso, la prudenza con la paura, l’indipendenza con l’incapacità di chiedere aiuto.
Per la cronaca: domattina appena li becco a scuola li “ringrazio” per avermi regalato una notte insonne!







