La vita non ha ancora dato tutti i suoi numeri
Il probabile ci rassicura, ma è nel possibile che la vita continua a sorprenderci. Serve lasciare margine a ciò che ancora può cambiare, anche dentro di noi
Il probabile ci rassicura. Il possibile, invece, può ancora smentire la persona che crediamo di essere.
Una brava sarta, quando confeziona un vestito, lascia qualche centimetro di stoffa in più nelle cuciture. Non è uno spreco. Sa che un corpo cambia, che le misure di oggi non sono necessariamente quelle di domani. Quel margine nascosto serve a non costringere la vita dentro una misura presa troppo presto.
Mi chiedo se non abbiamo perso proprio questo: il margine. Ci piace sapere come andranno le cose. Calcoliamo, confrontiamo, prevediamo. Persino i ragazzi, che dovrebbero avere davanti un mondo ancora da scoprire, qualche volta parlano del proprio futuro come se fosse già un verbale: non sono portato, non ce la farò, tanto finisce sempre così. Hanno diciassette anni e si sono già assegnati una sentenza definitiva. Ma chi gliel’ha detto che il probabile sia anche inevitabile? Il probabile è ciò che conosciamo abbastanza da poterlo prevedere.
Il possibile comincia un passo più in là, dove le nostre informazioni non arrivano. È lì che un incontro cambia una decisione, che una bocciatura costringe a cercare una strada diversa, che uno sconosciuto pronuncia la frase di cui avevamo bisogno senza sapere nulla di noi. Naturalmente, non tutto ciò che è possibile accadrà. E sarebbe sciocco vivere aspettando miracoli, come se bastasse desiderare qualcosa perché il mondo ce la consegni. Ma c’è una differenza enorme tra riconoscere i limiti della realtà e trasformarli in limiti della propria esistenza.
Eppure, quando mai una persona ci ha cambiato davvero senza scombinare almeno un po’ i nostri programmi? L’amicizia non avvisa. La vocazione non sempre bussa all’ora stabilita. Un dolore può aprire domande che il benessere teneva accuratamente chiuse. Non sono cose da cercare, certo. Sono cose che, quando arrivano, non possiamo ridurre a inconvenienti da eliminare. Forse maturare non significa imparare a prevedere tutto. Significa diventare abbastanza saldi da non dover dichiarare impossibile ciò che ancora non sappiamo affrontare. Penso a quella stoffa lasciata in più dalla sarta. Nessuno la vede, nessuno la applaude.
Eppure è proprio quel poco di spazio a permettere al vestito di accompagnare il corpo che cambia. E noi? Quante volte, per paura di sbagliare misura, abbiamo cucito addosso a noi stessi una definizione troppo stretta?







