Passaporto vaccinale

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In un precedente articolo abbiamo parlato della necessità di esibire, per accedere in taluni ambienti, discoteche, piscine ecc., una certificazione che attesti che il soggetto si sia vaccinato, oppure che sia guarito dal covid-19, oppure sia risultato negativo al tampone eseguito pochi giorni prima; tale certificazione è stata chiamata “Green pass”.

In aggiunta è stato anche introdotto il “Passaporto vaccinale” che diventerà uno strumento indispensabile.

Questi strumenti sono stati introdotti dal decreto anti-Covid del 22 aprile 2021 (modificato dal decreto del 18 maggio).

Le due cose, pure essendo sono diverse, molto spesso si accavallano, creando non poca confusione; comunque sarebbe più comprensibile denominare il tutto come “Certificazione verde” come ha fatto il Garante della Privacy in una recente pubblicazione.

Il “Green pass”, che ha una validità limitata nel tempo, non ha nulla a che vedere con il “Passaporto vaccinale” che è una card, tipo carta di credito o carta di identità elettronica, che viene rilasciato dalla Regione e distribuito tramite le strutture Asl locali; non è ancora chiaro dopo quanto tempo dalla somministrazione della seconda dose di vaccino, quelli che l’hanno già avuto l’hanno ritirato nel punto vaccinale, altri sostengono di averlo ricevuto per posta, solito caos all’italiana.

Chi ha ricevuto o ritirato il “Passaporto vaccinale” è stato vaccinato almeno tre o quattro mesi prima, gennaio o inizio febbraio, quindi i tempi tecnici sono questi.

Appena sarà più chiaro l’iter distributivo non mancheremo di informare i nostri lettori; frattanto riteniamo utile approfondire le caratteristiche del “Passaporto vaccinale” e vederne gli utilizzi.

Prima di tutto c’è da dire che anche l’U.E. si sta organizzando per invitare i paesi membri a rilasciare il “Passaporto vaccinale”, noi in Italia lo abbiamo già realizzato, e per onestà dobbiamo dire che il Governatore De Luca è stato il primo a prevederlo.

Probabilmente l’UE lo chiamerà con un termine diverso (DGT – Digital Green Certificate), ma le cose non cambiano; con esso si è liberi di viaggiare in tutta Europa, cosa che già il nostro consente.

In più il “Passaporto vaccinale” consentiva di viaggiare anche tra una regione e un’altra pure con diverso colore, cosa che ormai è superata.

Il “Passaporto vaccinale”, come dicevamo, attesta che il titolare ha completato il ciclo di vaccinazione, la condizione primaria per ottenerlo.

La seconda condizione è di essere completamente guariti dal Covid-19 se si è stati positivi, e questo lo deve certificare l’Ospedale presso il quale il soggetto è stato curato.

Una degli utilizzi del “Passaporto vaccinale” è di poter andare all’estero, ovviamente rispettando le disposizioni dei singoli paesi, partecipare a feste e banchetti, concerti, andare in discoteca, poter visitare parenti e amici nelle RSA – Residenze per anziani, ed altro.

C’è qualche problema per chi ha fatto la prima dose del vaccino AstraZeneca, la cui seconda dose verrà somministrata dopo tre mesi; in tal caso non è previsto il rilascio del “Passaporto vaccinale” prima del completamento della vaccinazione, ci si dovrà accontentare del certificato medico che lo attesti, con tutte le limitazioni che ciò comporta.

Favoriti sono coloro che hanno avuto il vaccino della Jonson&Jonson, una sola dose e via, come nessun problema per coloro che hanno avuto il vaccino Pfizer, due dosi a distanza di tre settimane.

Il Ministro per l’Innovazione Vittorio Colao in vista dell’entrata in vigore il 1° luglio del “Green pass europeo”, ha confermato che, da tale data, il certificato digitale sarà a disposizione degli italiani anche su «Io», la App della P.A. già scaricata da milioni di persone per poter usufruire del cashback.

C’è qualche problema a livello di “privacy”, della cui tutela sembra che il Governo non si sia preoccupato, tant’è che il Garante è intervenuto e si è in attesa che si pronunci; ma certamente, a nostro avviso, non dovrebbe frapporre alcun ostacolo non solo per la grande utilità di questi strumenti, ma anche perché sono documenti strettamente personali che il sistema mette a disposizione dei cittadini i quali, se interessati, potranno chiederli superando, in tal modo, qualsiasi ostacolo.

Il “Passaporto vaccinale”, come qualsiasi altro tipo di documentazione, non comporta nessun onere per il cittadino in quanto è gratuito.

 

MAGGIORI APPROFONDIMENTI QUI DI SEGUITO

Per tentare di dissipare i numerosi dubbi che questi tipi di certificazione generano nella popolazione, è possibile leggere qui di seguito una serie di quesiti, un questionario con relative risposte, compilato da primari organi di stampa nazionale qualche giorno fa, tenendo sempre presente che i due documenti, “Passaporto vaccinale” e  “Green pass”, pure essendo concettualmente diversi, vengono a volte citati alternativamente o cotrapposti.

 

Cosa è il “Green pass”?

E’ un documento che attesta di essere stati vaccinati o di essere guariti dal Covid-19 o di essersi sottoposti a tampone con esito negativo.

 

Come ottenere il “Passaporto vaccinale”?

Il “Passaporto vaccinale” per chi è già vaccinato sarà disponibile sul fascicolo sanitario elettronico dell’utente, e potrà essere scaricato dal primo luglio attraverso App-Io e l’App-Immuni, oltre che attraverso il sito internet di Sogei. Può essere sostituito dal “Qr- code” che potrà essere richiesto via e-mail, stampato ed esibito anche in cartaceo in caso di necessità. Non è ancora chiaro a chi indirizzare la richiesta.

Per quanto riguarda invece i certificati di avvenuta guarigione e di fine del periodo di isolamento, essi vengono rilasciati dalle Asl competenti, dagli ospedali in cui si è eventualmente stati ricoverati o dai medici di famiglia.

 

Quali sono i requisiti per il “Green Digital Certificate”?

Il “GDC – Green Digital Certificate europeo è il risultato di un’intesa su scala comunitaria che è stata formalizzata recentemente, ed entrerà in vigore dal 1°luglio. Sarà il lasciapassare per muoversi liberamente all’interno dell’Unione Europea.

I requisiti per ottenere il “Green pass” sono essenzialmente tre: essersi vaccinati contro il Covid-19 con le due dosi (ove previsto) o almeno da 15 giorni con la prima dose; essere guariti dal Covid-19; aver effettuato un tampone molecolare da meno di 48 ore.

Gli stessi requisiti valgono anche per il “Passaporto vaccinale italiano”, in attesa dell’entrata in vigore di quello digitale europeo.

 

Quando serve?

Serve per spostarsi tra le regioni in fascia arancione e rossa (cosa ormai superata, ndr), ma anche per visitare gli anziani nelle case di riposo (Rsa). E servirà dal 15 giugno per partecipare a feste e banchetti di nozze.

Possibile il suo utilizzo per presenziare ad altri eventi, come i concerti con capienza maggiore di quella attualmente consentita (fino a un massimo di mille spettatori in impianti all’aperto e fino a 500 al chiuso), ma anche per andare in discoteca.

 

Il “Passaporto vaccinale” è obbligatorio?

Non è obbligatorio, ma è “automatico”: possono ottenerlo tutte le persone purché in possesso dei requisiti fissati dalla legge. Basterà richiederlo attraverso i canali che lo mettono a disposizione che al momento ancora non si conoscono.

Viene equiparato al passaporto vaccinale anche il certificato di avvenuta guarigione rilasciato dalla Asl, che ha una validità di sei mesi, e l’esito di un tampone molecolare, che ha invece la validità di 48 ore.

La validità del “Passaporto vaccinale” per chi è vaccinato è di nove mesi dal completamento della vaccinazione, e quindi dalla seconda dose dove questa sia prevista. Chi avrà fatto il vaccino AstraZeneca avrà un certificato vaccinale valido per circa un anno. Per gli altri vaccini in cui il “richiamo” è più ravvicinato, come nel caso di Pfizer e Moderna, la durata si aggirerà invece attorno ai dieci mesi, mentre per quelli in cui è prevista un’unica dose (Johnson&Johnson) la durata è di poco più di nove mesi.

E’ possibile anche attestare la vaccinazione con vaccini non approvati dall’Ema, come Sputnik o Sinopharm, utilizzati ad esempio in Ungheria o in Slovenia: in questo caso, però, spetterà ai singoli Stati membri decidere se accettarli o meno.

 

Quale ruolo hanno il “Green pass” e il “Passaporto vaccinale” per spostarsi tra Paesi Ue?

Nei giorni scorsi il premier Mario Draghi ha annunciato che si potrà tornare a viaggiare in tutta Italia provenienti dall’estero con un “Pass verde nazionale”, in attesa che entri in vigore il “Green pass europeo” previsto per giugno.

Il pass è di fatti identico alle “Certificazioni verdi”, vale a dire i documenti che già ora gli italiani devono utilizzare per spostarsi per turismo tra regioni arancioni e rosse (cosa ormai superata, ndr).

Indipendentemente dalla vaccinazione fatta o dalla guarigione dal Covid, al momento per entrare in Italia può essere anche utile un tampone negativo, 48 ore prima della partenza, con 10 giorni di quarantena all’arrivo se si proviene dai Paesi extra Ue (dal 16 maggio è stata abolita per chi proviene dai paesi Ue e dell’area Schengen, oltre che dalla Gran Bretagna e da Israele).

Per chi deve andare all’estero, va precisato che ogni paese ha le proprie regole, diverse anche all’interno dell’Unione Europea. In linea di massima, per ora, anche se vaccinati, serve ancora un tampone prima della partenza.

 

Chi rilascia il “Green pass” o il “Certificato vaccinale”?

Per i vaccinati la certificazione” è rilasciata, in formato cartaceo o digitale, dalla struttura sanitaria ovvero da chi esercita la professione sanitaria che effettua la vaccinazione.

Per i guariti dal Covid la certificazione verde è rilasciata, in formato cartaceo o digitale, dalla struttura presso la quale è avvenuto il ricovero del paziente affetto da Covid-19, oppure, per i pazienti non ricoverati, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta. Il risultato negativo del tampone viene attestato dalla farmacia o dal laboratorio privato in cui si effettua il test molecolare o antigenico.

Il tutto potrebbe essere anche un “Qr Code da custodire sul proprio smartphone o da stampare e che – una volta inquadrato – darà tutte le informazioni utili a certificare l’immunità al virus da Covid-19.

 

Quando entra in vigore il “Green pass”?

È già in vigore. I documenti rilasciati fino ad oggi (di avvenuta vaccinazione, guarigione dal covid, ecc.) hanno valore di green pass nazionale.

Contestualmente al rilascio, la struttura sanitaria, anche tramite i sistemi informativi regionali, provvede a rendere disponibile la certificazione nel fascicolo sanitario elettronico dell’interessato.

Il Lazio è una delle regioni che si sono attivate per prima. Ma tutte le regioni si stanno attrezzando.

Il certificato è attualmente cartaceo. Ma il ministro per l’Innovazione Vittorio Colao, in vista dell’entrata in vigore il 1 luglio del green pass europeo, ha confermato che, sempre da tale data, il certificato digitale sarà a disposizione degli italiani su «Io», la App della Pa già scaricata da milioni di persone per poter usufruire del cashback.

 

Qual è la durata del certificato in generale?

La durata del green pass per i vaccinati è stata portata da 6 mesi a 9 mesi dalla data dal completamento del ciclo vaccinale. È stato deciso di rilasciare la certificazione contestualmente alla somministrazione della prima dose di vaccino, con validità dal quindicesimo giorno successivo alla somministrazione fino alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale. La durata della certificazione verde in caso di guarigione resta di sei mesi dalla data dall’avvenuta guarigione dal Covid. In caso di tampone negativo, il certificato ha una validità di 48 ore dall’esecuzione del test.

 

Qual è la durata in base al tipo di vaccino?

Per chi fa il vaccino di AstraZeneca (la seconda dose viene somministrata dopo circa tre mesi), il green pass ha una validità di quasi un anno. Per chi invece riceve la somministrazione di quello di Johnson&Johnson (una sola dose) la durata del documento è di 9 mesi. Per chi ha fatto i vaccini Pfizer e Moderna (richiamo dopo 42 giorni) va calcolata una durata intermedia.

 

Quanto costa?

Il certificato è gratuito. A pagamento è solo il tampone. Il tampone molecolare rimane il “gold standard” per la diagnosi del Covid. Il costo varia tra i 60 e i 100 euro a seconda delle strutture e delle regioni. Il prezzo medio per fare un test rapido antigenico (eseguibile anche in farmacia) è di 30-40 euro.

 

Il “Green pass” serve anche ai minori?

Sì, il pass è necessario anche per i minori, per i quali però non è prevista per ora la vaccinazione. I minori dovranno fare un tampone, dal quale sono esentati i bambini di età inferiore ai due anni.

 

Come funzionerà il “Green pass” europeo?

Per viaggiare nei paesi europei, le istituzioni UE hanno raggiunto un accordo per realizzare l’ “Eu Digital Covid Certificate” che attesterà che una persona è stata vaccinata contro il coronavirus o è risultata negativa ad un test rece nte, o è guarita dall’infezione.

Il pass si baserà su un QR Code associato a un codice identificativo univoco a livello nazionale e leggibile da tutti gli Stati UE; dovrebbe essere disponibile dal 1° luglio e garantirà la libera circolazione tra i Paesi UE.

Ulteriori restrizioni nei confronti dei viaggiatori titolari del certificato non sembrano possibili in linea di principio, tuttavia potranno essere imposte, ove necessario e in modo proporzionato, sulla base di evidenze, con notifica alla Commissione e ad altri Stati membri.

 

Quali sono i problemi legati alla privacy?

A livello europeo, non sono state rilevate criticità nel gateway (ingresso) che permetterà il controllo dei dati dei passeggeri in entrata, ma per quello che riguarda il pass italiano, le cose non sono ancora chiare.

Il Governo non ha coinvolto il Garante durante la stesura del decreto-legge che introduce il green pass italiano e questo ha generato una situazione che appare lacunosa su moltissimi aspetti formali ed esecutivi perché mancano molte indicazioni sulle corrette modalità di conservazione e trattamento dei dati.

Il Garante è intervenuto per sottolineare tutte le criticità e si spera in un intervento a breve per consentire il rilascio del documento nel rispetto della privacy.

 

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