Nautilus, quota periscopica tra Cava e dintorni

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E’ un po’ di tempo che il Nautilus era rimasto inutilizzato in rada, e per evitare di farlo arrugginire inutilmente, dopo una buona oleata dei vari strumenti, e qualche difficoltà per la messa in moto dei motori, l’ho rimesso in navigazione perché mi interessava osservare cosa capitasse in giro, specialmente dopo l’avvio della fase tre della pandemia, che interessa quasi tutto il mondo.

LA PAURA fa 90, secondo la cabala, ma in alcuni luoghi sembra che faccia qualcosa in meno, magari 87 o 88, visto che non tutti sembrano ancora temere che il contagio da coronavirus ci sia effettivamente; e non solo i negazionisti impenitenti, ma pure chi probabilmente non collega bene i due lobi cerebrali.

E giacché per non tutti la paura fa 90, ho voluto fare un giro d’orizzonte per vedere com’è la situazione dopo la classificazione rossa della nostra Regione.

Comunque la gente è frastornata, e passa da uno stato di depressione ad uno stato di euforia, e lo si percepisce in continuazione.

Vediamo come è la situazione facendo un giro nei dintorni.

CAVA – Partendo, ovviamente dalla mia città, dove lunedì 16 sera, primo giorno lavorativo dopo la riclassificazione della Campania, ho fatto un rapido giro, ovviamente con tutte le protezioni previste e possibili, doppia mascherina, guanti, preghiere al Padreterno di preservarmi dal contagio, e anche qualche “scongiuro” (magari sarà inutile, ma per la serie “non è vero ma ci credo” è sempre bene premunirsi), e tanto di regolamentare autocertificazione.

In verità un certo confinamento c’era; il traffico automobilistico era molto ridotto rispetto ai giorni precedenti, per strada c’era non molta gente, tutti con la mascherina, in Piazza De Marinis, quella della stazione delle FFSS vi era pure una autovettura della Polizia Urbana con i lampeggianti in funzione e, un tantino più avanti, anche una “volante” della Polizia; e per una città che abitualmente non vede spesso tante Forze dell’ordine  in giro, particolarmente i Vigili Urbani (si vedono molte più autovetture dei Carabinieri, Finanzieri e Polizia di Stato che quelle dei locali Pizzardoni) questo vuol dire tanto.

Situazione quasi analoga la mattina di martedì 17, qualche auto in più, qualche viandante in più, ma con mascherina e abbastanza guardingo, quasi timoroso: niente Vigili Urbani ma una volante della Polizia gironzolava tra Piazza De Marinis e Via Sorrentino.

Mi auguro che gli scalmanati (gli “scemi”, come li ha definiti Michele Serra qualche giorno fa) abbiano finalmente capito che non è più tempo di scherzare, dopo i bagordi e gli assembramenti che sono stati visti in giro dall’estate fino all’altro ieri; e spero che duri.

E mi auguro pure che le nostre “signore” facciano a meno di andarsi a “fare belle” dal parrucchiere o dall’estetista, e tornino, per questo periodo, alla vecchia usanza di fare lo shampoo nel lavandino.

Una amara considerazione è che gli italiani, e pure noi cavaiuoli, solo con la frusta riusciamo a rispettare le regole, salvo qualche eccezione: infatti alle ore 18 tutti i locali sono chiusi, ma c’è qualche furbetto che fa finta di niente e spera di farla franca; speriamo che i Pizzardoni lo scoprano e gli facciano un buon “lisciabusso”.

A SALERNO, venerdì 13 novembre, al centro situazione molto tranquilla, sembrava di stare in un’altra Italia, traffico auto scarso, non molta gente per strada, tutti con mascherina, assembramenti quasi zero.

Dinanzi al Bar Buco, inizio Corso Vittorio Emanuele, una coppietta seduta all’esterno faceva colazione e tranquillamente si sbaciucchiava, senza mascherina, sembrava una mosca bianca; sono stato tentato di intervenire, poi mi sono astenuto perché “lui” era una specie di armadio, e bene ho fatto anche perché poi ho scoperto che erano marito e moglie, quando sono entrati nel bar per pagare avevano entrambi la mascherina, e ho capito che erano habitué della zona.

C’era pure qualche bar inconsuetamente deserto, faceva tristezza, come, ad esempio, il Bar Moka, sullo stesso corso, angolo Via Diaz, che prima era sempre super affollato da professionisti, bancari (a poche decine di metri c’è la Banca d’Italia, il Monte dei Paschi), eccetera.

Quando la cassiera, che tristemente faceva la spola tra il banchetto della piangente cassa e la vetrata d’ingresso, quasi ad implorare che qualcuno entrasse, mi ha visto, il viso le si è illuminato, mi ha fatto un sorriso con la bocca che andava da un orecchio all’altro; e quando le ho chiesto di andare in gabinetto si è rabbuiata, ma si è illuminata nuovamente appena le ho chiesto di farmi preparare un caffè.

A SORRENTO, qualche giorno prima, ho percepito una situazione molto più pesante rispetto a quella di Cava e Salerno; molti esercizi pubblici chiusi, in Piazza Torquato Tasso serrande abbassate del rinomato locale “Il Fauno”, bar, pasticceria e ristorante; e serrande abbassate di molti altri locali anche sul Corso Italia che dalla piazza porta all’Ospedale sorrentino, perfino una nota e rinomata gelateria all’inizio del corso era chiusa, sono rimasto con la voglia di mangiare un bel cono.

E’ evidente che quasi tutti i locali pubblici non gestiti direttamente dai proprietari hanno deciso di non aprire per risparmiare le spese del personale dipendente, dell’energia elettrica e altre.

Ma vedere chiusi tanti noti locali è stata una grande tristezza. La situazione di grande crisi era già stata evidenziata dalle associazioni dei commercianti e dei pubblici esercenti, e ne ho avuto conferma.

A NOCERA INFERIORE E SUPERIORE, ieri sera, situazione analoga, bar, ristoranti e pizzerie chiusi dalle ore 18, qualche negozio ancora aperto (c’è sempre qualche furbetto che spera di farla franca), chi era in giro usava la mascherina, ma il timore si percepisce a pelle, per fortuna.

E per il momento mi fermo qui, ma prometto che farò altri giri: contateci.

 

 

 

 

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