scritto da Nino Maiorino - 21 Giugno 2024 07:06

Libertà di stampa sempre più a rischio

Per chi fa il nostro mestiere è sempre più problematico esprimere liberamente le proprie idee, specialmente se sono negative nei confronti delle forze politiche vincitrici delle  elezioni del settembre 2022.

Oramai il parlamento è diviso in due schieramenti, quello di destra e l’altro, nel quale ultimo si trovano parlamentari di vari partiti i quali, invece di coagularsi per fare una barriera contro la destra imperante, sono più propensi a fare scaramucce tra loro.

La gazzarra di qualche giorno addietro alla Camera dei Deputati, causata dalla offerta del Tricolore italiano allo spaventato leghista Roberto Calderoli, Ministro per gli affari regionali e le autonomie nel governo, è il sintomo che nelle aule del nostro parlamento c’è qualcosa che non va.

Un parlamentare non prevenuto contro le opposizioni avrebbe accolto il Tricolore con un “grazie”, non si è capito perché il Calderoli, invece, lo ha rifiutato spaventato.

E tanti altri sono intervenuti per accapigliarsi e menar le mani: è evidente che c’è un rancore pronto ad esplodere per un nonnulla.

E se pensiamo che sulla Premier Meloni in quei giorni era concentrata l’attenzione del mondo intero per la riunione del G7 cin Puglia, quella indecorosa gazzarra è stata trasmessa in mondovisione.

La Meloni ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco, giustificando, visibilmente irritata, l’accaduto.

Ma se nel Parlamento accadono tali cose, questo comportamento diventa un esempio per il paese, e potrebbe alimentare la violenza anche nelle piazze.

Per inciso non ci è sembrato giusto che nella gazzarra alla Camera il “provocatore” Donna abbia subito una sospensione quasi pari a quella di coloro che lo hanno aggredito, per il “reato” di aver sbandierato il nostro Tricolore.

Cosa c’entra la libertà di stampa in tutto ciò.

Ce lo spiega sul blog “StarMag” Giuliano Cazzola, 83.enne politico, giornalista, imprenditore ed ex sindacalista, ex deputato del PdL, ex professore presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna dove ha insegnato diritto della Previdenza sociale, attualmente docente di Diritto del lavoro presso la Facoltà di Giurisprudenza telematica eCampus.

Evidenziando il “doppiopesismo” che danneggia specialmente noi giornalisti.

Cazzola introduce l’argomento col titolo “Tutti zitti sul caso Barbano-Messaggero, mentre sul caso Scurati-Rai…”, ricordando quello che è capitato, qualche settimana fa, con lo scrittore Antonio Scurati, invitato dalla giornalista Bertone alla rievocazione del delitto Matteotti, che venne impedita con nebulose motivazioni dalla Rai meloniana.

E parte dalla constatazione che da diversi giorni i redattori de Il Messaggero (gruppo Caltagirone) non firmano gli articoli che vengono pubblicati: è una forma di protesta contro il licenziamento improvviso, dopo appena un mese dalla nomina, del direttore Alessandro Barbano.

Qual è stato il “delitto” che Barbano ha commesso? Pare che all’editore non sia piaciuto l’editoriale pubblicato la mattina stessa perché critico con la maggioranza.

Si può intravedere, chiede provocatoriamente Cazzola, un caso di censura in questo blitz dell’editore? Oppure dobbiamo ritenere che i proprietari di un gruppo editoriale possono agire come credono giusto perché sono ‘’padroni in casa loro’’?

Barbano, infatti, sarebbe stato fatto fuori dal giornale per il suo rifiuto di pubblicare un’intervista con risposte scritte fatta alla premier Giorgia Meloni.

Subito dopo è stata divulgata la smentita di Alessandro Barbano il quale scrive: “Non è vera la notizia… Sono altre le motivazioni del recesso”; ma Barbano non le spiega, alimentando il gioco degli equivoci.

Essendo però il fatto eclatante e non estraneo al tema della libertà dell’informazione, pensiamo che sia consentito esprimere delle opinioni in merito.

“Confesso innanzi tutto che mi sarei aspettato un maggior numero di commenti critici e di gesti di solidarietà nei confronti di Barbano, soprattutto dopo il putiferio scatenato sulla ‘’censura’’ ad Antonio Scurati” ha scritto Alessandro Cazzola.

Il fatto è arcinoto. Per la Festa della Liberazione la Rai aveva commissionato allo scrittore una testimonianza di qualche minuto da leggere in diretta per dare un significato alla ricorrenza del 25 aprile 1945, quando il CNL aveva proclamato l’insurrezione contro il nazifascismo.

Scurati, su richiesta della giornalista Serena Bortone, aveva scelto di ricordare l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, nel 1924, per mano di commando di sgherri fascisti per ordine di Mussolini stesso.

Il discorsetto non era un granché; lo scrittore lo aveva tratto dal suo libro ‘’fascismo e democrazia’’, in particolare con riguardo al severo commento della ritrosia di Giorgia Meloni a pronunciare quella parola magica, ‘’antifascismo’’.

Il brusco invito rivolto alla premier non era piaciuto a qualche zelante burocrate di Telemeloni (si chiama così adesso la Rai?), il quale, con il pretesto pietoso di qualche centinaio di euro di troppo, aveva oscurato Scurati provocando la indignazione della Bortone, conduttrice della rubrica, che era stata la prima a ribellarsi e a dare lettura dello scritto censurato, fra l’altro divulgato tramite social dalla stessa Meloni (non si è mai capito bene il perché).

L’accaduto provocò un ampio dibattito politico per una decina di giorni, dando modo a Scurati di avere il suo momento di gloria.

Ma, indipendentemente da ciò, è chiaro che sui due casi ci sono stati comportamenti totalmente diversi: ampia pubblicizzazione del divieto a Scurati/Bertone, silenzio quasi assoluto sul caso Messaggero (Caltagirone)/Barbano.

Perché?

Classe 1941 – Diploma di Ragioniere e perito commerciale – Dirigente bancario – Appassionato di giornalismo fin dall’adolescenza, ha scritto per diverse testate locali, prima per il “Risorgimento Nocerino” fondato da Giovanni Zoppi, dove scrive ancora oggi, sia pure saltuariamente, e “Il Monitore” di Nocera Inferiore. Trasferitosi a Cava dopo il terremoto del 1980, ha collaborato per anni con “Il Castello” fondato dall’avv. Apicella, con “Confronto” fondato da Pasquale Petrillo e, da anni, con “Ulisse online”.

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