Leoni da tastiera e giullari di corte

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Personalmente non ho alcuna voglia né interesse a “sparare sulla Croce Rossa”, come si usa dire, a chi fa il proprio dovere e cerca di farlo al meglio va tutto il mio apprezzamento e la mia ammirazione, e sono sempre disponibile a giustificare eventuali manchevolezze forte della consapevolezza che solo chi non opera non commette errori, purché gli stessi siano commessi in buona fede.

Gatta ci cova se al mio ultimo articolo sulle manchevolezze e deficienze dell’Amministrazione Servalli non c’è stata l’attesa reazione ufficiale; evidentemente chi, in passato, tramite canali vari, manifestava il suo risentimento ad analoghe considerazioni, oggi “abbozza” e tace.

Ma per vie traverse le frecciate arrivano, e qualcuno dispregiativamente mi classifica “leone da tastiera”, come ha già fatto in passato volendo significare che, mentre altri lavorano e danno l’anima per cercare di tirare la carretta e far andare avanti la baracca, c’è chi si diverte, seduto comodamente al tavolino, a fare le pulci al lavoro dell’amministrazione, a cercare l’ago nel pagliaio, ad andare sempre a scovare anche i più piccoli dettagli per ridicolizzarli.

E’ facile accusare me ed i cronisti in generale per il lavoro che svolgiamo, e la frase dispregiativa “leone da tastiera” ci permettiamo rimandarla al mittente giacché in questa veste proprio non ci vediamo.

Nessuno di noi prova gusto a sparlare dei nostri governanti, perché questo, in definitiva, significa criticare noi stessi che li abbiamo votati e, quindi, le manchevolezze loro sono anche nostra responsabilità.

Sarebbe molto più semplice, gratificante per noi e per l’amministrazione, scrivere che va tutto bene, che tutto funziona al meglio, vivremmo più tranquilli, senza suscitare acredine, senza metterci nel mirino del potere, senza rischiare che qualche nostra richiesta personale all’amministrazione venga bocciata da chi si è legato al dito le nostre critiche: in teoria questo non dovrebbe avvenire, ma dalla teoria alla pratica …

Sarebbe più comodo dire sempre che tutto va bene, ma tradiremmo prima di tutto la nostra coscienza, poi il mestiere che facciamo, e non renderemmo alla cittadinanza ed ai nostri lettori, che sono i veri nostri padroni, un buon servizio.

Non siamo avvezzi a dire “va tutto ben madama la marchesa” https://www.youtube.com/watch?v=jMGanySpxrE , come cantava negli anni ’30 dello scorso secolo Nunzio Filogamo: vivremmo certamente più tranquilli ma saremmo i servi sciocchi dei “potenti” o giullari di corte.

E di ciò facciamo volentieri a meno, pure se a qualcuno questo non piace.

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