scritto da Filippo Falvella - 26 Settembre 2023 08:00

L’Accademia di Platone incontra il sistema scolastico moderno: l’importanza dello sviluppo individuale

L’Accademia di Platone confrontata con l’attuale sistema scolastico, in una analisi filosofica e sociale del fenomeno dello sviluppo individuale, attraverso l’esempio di Aristotele.

In una società che intende perdurare nel tempo, fondamentale è lo sviluppo nonché la crescita dei suoi consociati più giovani, sulla quale grava il peso del dover continuare negli anni a venire, e possibilmente migliorare, quanto fatto dai propri predecessori.

A tale scopo viene offerto, a partire dall’infanzia, un percorso formativo atto a foggiare il ragazzo, tentando di prepararlo ad affrontare degnamente gli oneri alla quale la vita sociale lo sottoporrà. Non è necessario dilungarsi ulteriormente per capire quanto importante sia la scuola all’interno di una società, e di quanto questa ricopra potenzialmente il più alto e complesso dei compiti, là dove sulle sue fondamenta partono i pilastri che definiranno la società stessa. Ma volendo spostare tale discorso sulla nostra penisola, quanto tale processo formativo viene valorizzato e, soprattutto, viene tale funzione svolta nel migliore dei modi?

Al fine di rispondere a questa domanda che va ben oltre le mie competenze, sarà necessario paragonare il nostro sistema alla più illustre ed umanamente produttiva delle accademie, quella di Platone.

IL SISTEMA SCOLASTICO

Temo che a questo punto il lettore, già tediato dalla inevitabile introduzione, possa temere il dover leggere di come funzioni un qualcosa di così scontato come il sistema educativo, ma superati questi ahimè necessari scogli informativi, giungeremo al ben più interessante fulcro del discorso. Ai fini d’una trattazione più concisa ci soffermeremo soltanto sull’istruzione pubblica, e nello specifico sull’istruzione obbligatoria, volgarmente definita come “la scuola dell’obbligo”.

In Italia l’istruzione obbligatoria, che tocca quella fascia di età che va dai sei ai sedici anni, è divisa in cinque anni di scuola primaria, più comunemente detta elementare, seguita poi da tre anni di scuola secondaria di primo grado e la libera iscrizione, fino ai sedici anni, ad un’istituto superiore. L’istruzione in queste sedi avviene tramite il conseguimento di nozioni base per quanto riguarda differenti discipline, al fine di preparare lo studente professionalmente e accademicamente qualora questo volesse proseguire gli studi in una università. Quanto però ci pesa, ed è qui che avverrà il paragone con l’accademia Platonica, e il modus con la quale tali discipline vengono affrontate, nonché il sistema di classificazione dello studente attraverso l’assegnazione dei voti.

Il percorso di uno studente non è particolarmente calzante o individuale, poiché ad ognuno viene richiesto indipendentemente dalle sue capacità individuali di trattare le stesse materie e gli stessi programmi, i quali, basti pensare alla Divina Commedia e al come lo studio dei suoi canti venga diviso in tre anni. Quanto può sembrare è che la scuola non intenda tanto definire secondo sua trascendentale capacità un individuo, bensì formare in modo assolutamente paritario le menti che obbligatoriamente si sottopongono a tale percorso, tramite una preparazione “equa” e molto più oggettiva che soggettiva. Ma chiaramente proprio a causa della delicatezza di tale istituzione, che non si può assolutamente definire sbagliata, ma semmai attempata, tentarne un rinnovamento è talmente complesso da limitarne i tentativi.

L’ACCADEMIA DI PLATONE

Fondata secondo la tradizione nel 387 a.C. da Platone, e caratterizzata dalla vita comune tra maestro e discepolo, l’Accademia era la sede, ed associazione religiosa ove veniva praticato il culto delle Muse e di Apollo, dove si apprendeva la dottrina Platonica e le scienze in toto, quali la matematica la fisica e la cosmologia.

Tralasciando i cenni storici l’istruzione all’interno della Accademia funzionava tramite l’apprendimento delle basiche nozioni, spesso semplicemente introduttive, concernenti le filosofie dei “principi”, delle “idee” e sul “l’uno”. Quanto può però stupirci è come da tale scuola sia riuscito a sviluppare il suo pensiero Aristotele, la quale mente fu probabilmente la più brillante ad esser provenuta dall’accademia. Il “padre della scienza” frequentò l’accademia per ben vent’anni, fino alla morte del maestro Platone, e nonostante questo sviluppò in maniera del tutto originale un pensiero ben lontano da quello del filosofo ateniese, in larga parte contrastante con quello professato all’interno della stessa accademia.

Tutto questo potette avvenire per un semplice motivo, una volta apprese le nozioni base lo studente, o meglio l’allievo, dell’accademia poteva liberamente sviluppare il suo pensiero attorno a quanto imparato, ed addirittura distaccarsene del tutto seppur facendone tesoro. In questo modo una volta fatte proprie le conoscenze più “necessarie”, ad Aristotele fu possibile ampliare e addirittura “superare” il pensiero della sua scuola, facendo leva sulla sua originalità e, soprattutto, sulla sua personale propensione.

L’interesse della “Scuola di Atene” non era il solo preservare quanto insegnato da Platone, ma far sì che l’intera dottrina filosofica potesse continuare ad arricchirsi e continuare la sua ricerca verso mete sempre più attuali, facendosi così carico dell’ampliamento di tutti i limiti dell’umana conoscenza.

LA FORZA DELL’INDIVIDUALITÀ

Un paragone così eccessivo e soprattutto fondato su un tale differenza temporale non vuole esser preso seriamente, e neanche si pone come provocatorio tentativo di suggerire un ritorno, come direbbe Platone, alla sapienza. Quanto vuole essere messo in luce tramite questo parallelismo è dunque non un ritorno all’arcaica istruzione filosofica, bensì un ritorno alla valorizzazione dell’individuo nella sua accezione più personale. Quanto nella società odierna diventa sempre più raro è l’attenzione che si dedica a quelle capacità e propensioni naturali che ogni individuo possiede, quel tener conto di come ognuno sembri esser dedicato ad un determinato ambito, e come in quell’ambito sia doveroso riconoscere quantomeno un tentativo di sviluppo dell’individuo in questione.

E se una critica al sistema scolastico a causa della sua complessa semplicità può sembrare futile, un richiamo alla precedentemente detta attenzione sembra invece doveroso. Seppur dall’istruzione obbligatoria fuoriescano ragazzi ugualmente preparati tra loro alla quale viene data la stessa carta sulla quale poter scrivere il proprio futuro, quanto questa preparazione si rivela poi sufficiente per affrontare la società che andranno a vivere, e quanto questi sono stati rispettati nella propria indole? Che ad ognuno venga data la stessa penna indipendentemente dalla sua condizione è meraviglioso, ma parimente sarebbe squisito se questa penna potesse essere riempita dell’inchiostro che più giova alla natura di chi dovrà scrivere le sorti del domani. Quanto si può dedurre da tutto ciò è che il sistema scolastico nella sua istituzione rappresenti esattamente la richiesta della società che lo pone, che verte sempre più verso la formazione non di ideatori ma di esecutori, e per quanto vero possa essere che se tutti dovessero puntare alle stelle la terra resterebbe vuota, sarebbe bello e sarebbe degno se ognuno potesse scegliere, aiutato e valorizzato in questa scelta, se indossare un paio di scarpe o, invece, un paio d’ali.

 

Ho 24 anni e studio filosofia all'Università degli studi di Salerno. Cerco, nello scrivere, di trasmettere quella passione per la filosofia ed il ragionamento, offrendo quand'è possibile, e nel limite dei miei mezzi, un punto di vista che vada oltre quel modo asettico e alle volte superficiale con cui siamo sempre più orientati ad affrontare le notizie

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