scritto da Gennaro Pierri - 18 Giugno 2026 10:08

Il peccato più grande? Vivere senza cominciare

L'uomo è anche ciò che può ancora iniziare. Questa è la ragione per cui la libertà fa paura. Perché se sono davvero un inizio, allora non posso nascondermi per sempre dietro le circostanze, la sfortuna, il carattere, l'ambiente

Forse il dramma più grande della nostra epoca non è la violenza, non è la povertà, non è nemmeno la solitudine. È la rassegnazione. Milioni di persone si alzano ogni mattina convinte che la loro storia sia già scritta. Cambiano telefono, lavoro, città, partner. Ma dentro rimangono ferme. Come se la vita fosse una stanza da arredare meglio, non una porta da attraversare.

Mi è capitata sott’occhio una frase di sant’Agostino che continua a suonare come una provocazione esplosiva: «L’uomo è stato creato per essere un inizio». Non per occupare uno spazio. Non per ripetere ciò che altri hanno già pensato. Non per trascinare il proprio passato come una catena. Ma per essere un inizio. È una delle definizioni più vertiginose dell’essere umano mai formulate. Perché significa che ogni persona porta nel mondo qualcosa che il mondo, senza di lei, non avrebbe mai conosciuto. Pensiamo a quanto tempo spendiamo a domandarci chi siamo. Domanda importante, certo. Ma forse incompleta. La vera domanda è un’altra: che cosa potrebbe accadere attraverso di me che senza di me non accadrebbe mai? La differenza è enorme. La prima domanda cerca un’identità. La seconda cerca una missione. Eppure oggi siamo educati soprattutto a guardarci indietro. Le nostre ferite spiegano chi siamo.

La nostra infanzia spiega chi siamo. Gli errori commessi spiegano chi siamo. Perfino gli algoritmi tentano di prevedere il nostro futuro analizzando il nostro passato. Agostino, invece, compie un gesto rivoluzionario: sposta lo sguardo in avanti. L’uomo non è ciò che è stato. L’uomo è anche ciò che può ancora iniziare. Questa è la ragione per cui la libertà fa paura. Perché se sono davvero un inizio, allora non posso nascondermi per sempre dietro le circostanze, la sfortuna, il carattere, l’ambiente. A un certo punto arriva il momento in cui devo decidere se diventare autore oppure semplice commentatore della mia esistenza. Molti sopravvivono. Pochi cominciano. Molti amministrano ciò che hanno ricevuto. Pochi generano qualcosa che prima non esisteva.

E non sto parlando di imprese straordinarie. A volte un inizio è una riconciliazione. Una parola detta dopo anni di silenzio. Una scelta controcorrente. Un perdono. Un sogno finalmente preso sul serio. Le rivoluzioni più profonde raramente fanno rumore. Cominciano nel segreto di una coscienza.

Forse è per questo che il mondo ha così bisogno di persone vive. Non di persone perfette. Non di persone vincenti. Vive. Persone che conservino la scandalosa convinzione che nulla sia definitivamente concluso. Perché il contrario della speranza non è la disperazione. È pensare che non possa più nascere nulla di nuovo.

E allora la domanda che Agostino consegna a ciascuno di noi non è affatto religiosa. È tremendamente umana. Quale realtà sta aspettando di venire al mondo attraverso la tua vita? Se non risponderai tu, nessuno potrà farlo al posto tuo.

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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