Il Giorno della Memoria

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Liliana Segre: “La politica che investe nell’odio è sempre una medaglia a due facce che incendia anche gli animi di chi vive con rabbia e disperazione il disagio dovuto alla crisi e questo è pericoloso. A me hanno insegnato che chi salva una vita salva il mondo intero, l’accoglienza rende più saggia e umana la nostra società”.

Sono passati 75 anni da quel 27 gennaio 1945, giorno in cui le truppe della 60^ Armata Rossa condotta dal maresciallo Ivan Koney, che si dirigeva verso Berlino, arrivò nei pressi della città polacca di Auschwitz, scoprendo l’omonimo lager utilizzato dalle truppe di Hitler come campo di concentramento, di tortura, di inumani esperimenti medici e di sterminio. Qualche giorno prima i nazisti si erano precipitosamente allontanati da quel luogo portandosi dietro tutti i prigionieri sani, che avrebbero potuto ancora lavorare per i nazisti, molti dei quali perirono di stenti durante quella marcia della morte.

Nel campo erano rimasti solo gli internati ancora vivi ma che erano diventate delle larve umane che impressionarono prima i loro liberatori e successivamente il mondo intero.

In verità le truppe dell’Armata Rossa avevano già scoperto, sei mesi prima, altri campi di sterminio, quelli di Belzec, Sobibor e Treblika (che nel 1943 già erano stati smantellati dalle SS tedesche), ma per celebrare il giorno della memoria venne scelto il 27 gennaio affinché il mondo non dimenticasse a cosa porta la follia di una certa cultura che discrimina uomini, razze, religioni, che presume la superiorità di uno sull’altro, che emargina il diverso e, se può, lo sopprime: non occorre avere molta fantasia per fare un collegamento con tanti diffusi atteggiamenti contemporanei che stanno facendo riemergere quei sentimenti beceri che si pensava fossero stati distrutti.

Tante sono le celebrazioni che nel nostro paese e in tutto il mondo nella giornata odierna vengono tenute per ricordare cosa sia stato il nazismo, prima ancor il fascismo, e per aprire gli occhi di tanta gente, specialmente di chi la seconda tragica guerra mondiale non l’ho immediatamente vissuta, e delle nuove generazioni di giovani che, distratti da tante cose, mancante anche una cultura storica che anche la scuola trascura, non ne hanno né memoria né conoscenza.

Anche noi ci vogliamo unire alle autorità che oggi ricordano l’olocausto, e lo facciamo ricordando quella tragedia l’ha vissuta in prima persona, ha sperimentato la deportazione, le torture, la permanenza nei campi di concentramento, ha rischiato di finire come milioni di altri internati, miracolosamente si è salvata, ed ha dedicato la sua vita alla trasmissione della memoria di quel periodo affinché nessuno dimentichi o possa dire che non sapeva, anche perché non sono pochi, e purtroppo sono molto ascoltati e seguiti, coloro che fanno ogni tentativo per cercare di minimizzare quei crimini, o giustificarli, spesso per puro calcolo elettoralistico e per tornaconto personale.

Parliamo di Liliana Segre, senatrice a vita designata dal Presidente Mattarella, la quale, nonostante i suoi 89.anni, è ancora molto lucida e battagliera e costantemente presente laddove è necessario rinfrescare memorie sopite; la sua continua attività l’ha portata ad essere invisa e odiata da chi vorrebbe che non si parlasse più di olocausto e di crimini nazi-fascisti, tant’è che è stato necessario assegnarle una scorta armata per la tutela della sua incolumità.

Liliana Segre  ha vissuto in prima persona il dramma della deportazione ed è una delle ultime testimoni dell’olocausto. Nonostante un passato pieno di sofferenza e dolore, Liliana trova comunque il coraggio di raccontare la sua vita. Grazie al suo costante impegno contribuisce alla realizzazione di documentari, pubblicazioni cartacee e film su Auschwitz.

Liliana è nata a Milano il 10 settembre del 1930 ed è cresciuta assieme al padre Alberto e ai nonni paterni, dopo aver perso la mamma quando ancora non aveva compiuto nemmeno un anno di vita. La famiglia Segre ha origini ebraiche e per questo venne espulsa dalla scuola all’età di 8 per le leggi razziali italiane.

Nel 1943 Liliana e il padre tentarono di rifugiarsi in Svizzera, ma le guardie di frontiera li fermarono e li arrestarono. Liliana fu portata nel carcere di San Vittore dove rimase 40 giorni; successivamente, insieme al padre, venne deportata ad Auschwitz.

Liliana aveva solo 13 anni quando entrò nel campo di concentramento assieme ad altri 776 bambini. Entrata nella sezione femminile non rivedrà mai più il suo papà. Intanto anche i nonni paterni e i cugini di Liliana vennero arrestati, per essere portati nello stesso campo, e dove furono uccisi lo stesso giorno del loro arrivo, il 18 maggio del 1944.

Sul braccio di Liliana Segre venne tatuato il suo numero di matricola “75190” e  fu destinata ai lavori forzati presso una fabbrica che produceva munizioni.

Dopo circa un anno, per la chiusura del campo, fu trasferita in Polonia.

Giunta a Ravensbrück e poi nel campo di Malchow, situato a nord della Germania, Liliana Segre fu liberata il 1° maggio del 1945 dalle truppe sovietiche e tornò a Milano nel 1946.

Liliana Segre è fra i 25 sopravvissuti di età inferiore ai 14 anni.

Al ritorno in Italia e il reinserimento non fu semplice.

Come lei stessa ha scritto: «Era molto difficile per i miei parenti convivere con un animale ferito come ero io: una ragazzina reduce dall’inferno, dalla quale si pretendeva docilità e rassegnazione. Imparai ben presto a tenere per me i miei ricordi tragici e la mia profonda tristezza. Nessuno mi capiva, ero io che dovevo adeguarmi ad un mondo che voleva dimenticare gli eventi dolorosi appena passati, che voleva ricominciare, avido di divertimenti e spensieratezza».

Liliana si chiuse in un lungo silenzio fino a quando, durante i primi anni ’90, decise di raccontare la sua drammatica esperienza da prigioniera agli alunni dei vari istituti scolastici. Questa attività ha continuato ad impegnarla costantemente fino ad oggi.

Carlo Azeglio Ciampi la nominò “Commendatore della Repubblica Italiana”. Nel 2004 ha ricevuto una medaglia d’oro dalla città di Milano. Ha ricevuto due lauree ad honorem: nel 2008 in Legge, dall’Università di Trieste, e nel 2010 in Scienze pedagogiche dall’Università di Verona.

Nel 2018 è stata nominata dal Presidente Sergio Mattarella senatrice a vita “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”. L’anno successivo è diventata cittadina onoraria delle città di Palermo e di Varese.

Liliana Segre è presidente del comitato Pietre d’inciampo e a Milano collabora con numerose associazioni che raccolgono testimonianze sulla deportazione e che si occupano dell’antifascismo.

Le dolorose testimonianze di Liliana Segre si sono rivelate un prezioso materiale anche per il mondo del cinema. La donna è diventata così la protagonista di un film documentario nel 1997 dal titolo Memorie.

Nel 2004 la sua intervista è apparsa in Come una rana d’inverno, volume sulla deportazione. La sua vicenda ha trovato maggiore approfondimento anche in altre pubblicazioni come Conversazioni con tre donne sopravvissute ad Auschwitz e Sopravvissuta ad Auschwitz.

Nel periodo compreso fra il 1995 e 1l 2004 la Segre è stata impegnata in una ricerca che coinvolge anche altri sopravvissuti di origine italiana; tutti raccontano la loro esperienza nel campo di concentramento. La raccolta si chiama Racconti di chi è sopravvissuto. Liliana ha partecipato anche al documentario sul popolo ebraico dal titolo Binario 21.

Nel 2012 Liliana Segre si è occupata anche di un progetto teatrale dal titolo Come un ermellino nel fango che tratta delle persecuzioni razziali e dell’olocausto. L’opera è andata in scena in più stagioni presso i teatri milanesi, allo scopo di commemorare le vittime durante il giorno della memoria.

Nel 2015 ha pubblicato due libri: Fino a quando la mia stella brillerà” (con Daniela Palumbo, prefazione di Ferruccio De Bortoli), e un libro scritto assieme ad Enrico Mentana dal titolo “La memoria rende liberi“.

L’attività di persecuzione nei suoi confronti continua anche nel 2019: dopo la ininterrotta e crescente ricezione di messaggi di odio nei suoi confronti (insulti e minacce rivolti attraverso il web), all’inizio del mese di novembre il prefetto di Milano Renato Saccone le assegna una scorta.

Nonostante le sue drammatiche esperienze e ricordi, Liliana Segre non ha mai cessato di essere lucida e tollerante, e a dimostrazione di ciò vogliamo concludere con un suo recente aforisma: “Sognavo la vendetta: capii che non ero come il mio assassino e da quel momento sono diventata quella donna libera, quella donna di pace, che sono anche adesso”.

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