Il cemento dell’antica Roma si auto-ripara

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La fotografia di apertura di questa nota mostra un’opera colossale dell’antica Roma, il Pantheon, progettato nell’anno 27 a.C., costruita tra il 112 e il 124 d.C.

Un’opera che è resistita per oltre duemila anni senza notevoli manutenzioni, e che probabilmente resisterà ancora per millenni.

Quando, nello scorso secolo, venne inventato il calcestruzzo armato, nel mentre le imprese edili gridarono a “miracolo” e si lanciarono a capofitto sull’utilizzo dello stesso, pochi si chiesero quanto un edificio costruito con tale struttura portante avrebbe resistito.

Ancora non è stato chiarito, ma le recenti tragedie, come quella del Ponte Morandi di Genova, hanno dimostrato tutta la vulnerabilità di questa nuova tecnica costruttrice, e le condizioni in cui versano tante strutture di cemento armato fanno temere che dovrà essere messa in campo un’ampia e costosa opera di restauro se non vogliamo che altre tragedie come quella di Genova ci piombino addosso.

Il che sta a dimostrare che i nostri progenitori romani avevano creato qualcosa di più duraturo nel tempo, se è vero, come dimostrano opere secolari (chiese, ponti, acquedotti, ecc.), che i secoli non le scalfiscono.

Qual è il segreto?

Il cemento dell’antica Roma aveva una consistenza che gli ha consentito di sfidare i secoli e resistere a tanti eventi negativi senza rilevanti problemi.

Vediamo perché.

E’ stato scoperto che il cemento degli antichi romani si “auto-ripara”, il che potrebbe ridurre l’impatto ambientale nella moderna edilizia.

L’autoriparazione dipende dal calcare contenuto nel cemento romano; grazie al calcare, inizialmente considerato un errore di fabbricazione, le crepe si tappano da sole quando piove.

Quindi il cemento usato dai romani si è rivelato più duraturo della sua controparte moderna, che invece inizia a mostrare segni di deterioramento dopo qualche decina d’anni.

Da tempo gli scienziati si chiedevano come facessero gli edifici romani a mantenersi così bene così a lungo.

La Cnn (l’emittente televisiva statunitense) ha recentemente comunicato che un team di esperti sembra essere giunto a questa rivoluzionaria conclusione, e cioè che il calcare ripara il cemento.

I risultati delle ricerche sono pubblicati nello studio “Hot mixing: Mechanistic insights into the durability of ancient Roman concrete”, che appare nella rivista “Science Advances”, precisando che i risultati sono duraturi pure in zone particolarmente difficili e complicate del centro Italia, spesso soggette a terremoti.

Il gruppo di autori comprende anche scienziati provenienti dagli Usa, dall’Italia e dalla Svizzera, che hanno analizzato campioni di cemento del sito archeologico di Priverno, in provincia di Latina, la cui composizione è paragonabile a quella del cemento usato in molte costruzioni dell’Impero romano.

I ricercatori hanno scoperto che i grossi blocchi calcarei presenti all’interno del cemento non sono frutto di un millenario lavoro grossolano. Questi, infatti, sono in grado, nel tempo, di riparare le crepe che si formano nella struttura.

«Mi è sempre stato difficile credere che gli ingegneri dell’antica Roma non avessero fatto un buon lavoro dato che è evidente l’impegno che mettevano nella scelta e nella lavorazione dei materiali», ha dichiarato uno dei collaboratori al progetto, Admir Masic, professore di ingegneria civile ed ambientale al MIT di Boston.

Il Mit – Massachusetts Institute of Technology, è una delle più importanti università di ricerca del mondo con sede a Cambridge, nel Massachusetts.

«Il cemento ha consentito ai romani di rivoluzionare l’architettura -ha spiegato Masic- I romani hanno creato le città e le hanno trasformate in un luogo meraviglioso e straordinario in cui vivere», ha evidenziato.

E ora lo studio delle loro tecniche potrebbe portare a un miglioramento dei materiali da costruzione moderni.

 

 

Più nel dettaglio, i romani si sono distinti per l’uso dellossido di calcio, la più pericolosa e reattiva forma del calcare, all’interno del cemento.

Un altro fattore chiave era il calore; la mescolatura del composto avveniva a temperature elevate per consentire reazioni chimiche che altrimenti non potrebbero avvenire.

Inoltre, il calore permette al cemento di assestarsi e solidificarsi più in fretta.

Il risultato?

Adottare la stessa tecnica anche nelle costruzioni moderne potrebbe ridurne significativamente l’impatto ambientale del cemento, che oggi è causa anche dell’8% delle emissioni mondiali di gas serra.

 

Concludiamo con la foto del Ponte romano di Gard, situato a Vers-Pont-du-Gard nel sud della Francia; una magnifica struttura a tre livelli costruita nell’anno 17 a.C. da Agrippa sotto l’impero di Augusto; faceva parte di un acquedotto lungo circa 50 km.

 

 

 

 

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Classe 1941 – Diploma di Ragioniere e perito commerciale – Dirigente bancario – Appassionato di giornalismo fin dall’adolescenza, ha scritto per diverse testate locali, prima per il “Risorgimento Nocerino” fondato da Giovanni Zoppi, dove scrive ancora oggi, sia pure saltuariamente, e “Il Monitore” di Nocera Inferiore. Trasferitosi a Cava dopo il terremoto del 1980, ha collaborato per anni con “Il Castello” fondato dall’avv. Apicella, con “Confronto” fondato da Pasquale Petrillo e, da anni, con “Ulisse online”.

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