I droni, nuova speranza per la mobilità urbana

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E’ possibile che tra qualche anno spostarsi da una capo all’altro di una città non sarà più un’avventura e un travaglio com’e attualmente, in quanto ci verranno in aiuto i droni: si proprio questi oggetti volanti i quali fino ad oggi sono stati usati nelle situazioni più disparate, a partire dal divertimento per ragazzi e adulti, a finire in operazioni belliche, impiegati per colpire obiettivi strategici senza rischiare vite umane, talvolta per azioni terroristiche condotte a distanza di sicurezza.

Ormai i droni la fanno da padrone nei cieli di tutto il mondo perché vengono utilizzati per tanti scopi, legittimi o meno, dalla sorveglianza del rispetto delle norme ai bombardamenti mirati di obbiettivi militari e strategici, fino alla esecuzione di attentati per eliminare personaggi scomodi.

E’ di un anno fa l’attentato notturno presso l’aeroporto di Baghdad, da parte delle forze armate statunitensi, contro il generale iraniano Qassem Soleimani, una delle figure carismatiche della strategia iraniana nel Medio Oriente.

Questo attentato è forse il più eclatante, ma non il solo eseguito con un drone in quanto risulta che molti eserciti, più o meno regolari, utilizzino i droni per azioni analoghe, e lo stesso Stato di Israele ne fa un intenso uso, che non viene evidenziato.

La versatilità e la maneggevolezza di questi aeromobili ha ispirato alcuni ricercatori a studiarne l’utilizzo per fini certamente più nobili, quali quello della mobilità urbana, e l’Unione Europea ci ha fatto un pensiero più che concreto, avviando e finanziando ricerche in tal senso.

Il drone è un oggetto volante che sfrutta le forze aerodinamiche impresse dall’interazione dell’oggetto con i campi di pressione variabili: quindi, il drone è un aeromobile, come gli aeroplani e gli elicotteri, e di solito non ha il pilota che lo guida all’interno, ma viene guidato controllato da remoto con una specifica apparecchiatura.

Un drone può essere di dimensioni più o meno limitate rispetto ad un aereo, inizialmente il suo utilizzo è stato in campi limitati come la fotogrammetria, rilevazioni archeologiche, missioni militari, missioni ambientali, ricognizioni geografiche, foto-cinematografia e tanto altro.

Poi si è sviluppato un utilizzo ludico e un hobby a costi abbastanza accessibili.

E’ ovvio che i droni utilizzati per giocare sono molto più semplici di quelli utilizzati per scopi più importanti, e più crescono le esigenze più diventano complessi.

Ovviamente, non si può pilotare nessun drone a cuor leggero, dai più insignificanti ai più importanti, perché tutti costituiscono un pericolo per le persone; in tal senso esiste una vera e propria legislazione di sicurezza, costituita per evitare tali pericoli, incidenti più o meno gravi e distruzioni del drone stesso.

L’ “ENAC – Ente Nazionale per l’Aviazione Civile”, ha emanato una serie di provvedimenti, per la sicurezza e per il corretto comportamento degli utilizzatori, e organizza anche corsi per ottenere patenti di volo per coloro che hanno intenzione di pilotarli.

Contrariamente a ciò che si pensa, i droni attuali sono apparecchiature evolute rispetto agli antenati, che si chiamavano ”APR – Aeromobili a Pilotaggio Remoto”.

Il primo velivolo di questo tipo risale al 1984, ed era stato costruito per scopi militari dagli Austriaci il cui esercito attaccò Venezia con palloni carichi di esplosivo lanciati dalla nave Vulcano.

Ebbero un certo successo, alcuni funzionarono, altri, a causa del forte vento, finirono per danneggiare le stesse postazioni austriache.

Si dovette attendere la prima guerra mondiale per avere i primi droni, veri antenati di quelli attuali, come l’ “Aerial Target” costruito nel 1916 e pilotato con onde radio. Nel mese di settembre 1916 venne costruito l’aeroplano automatico “Hewitt-Sperry”, una bomba volante senza pilota, comandato grazie a giroscopi montati all’interno.

Tra le guerre mondiali lo sviluppo tecnologico permise alle varie aziende e alle truppe militari di portare avanti progetti che portarono alla conversione di alcuni modelli di aerei in “APR – Aeromobili a Pilotaggio Remoto), nacquero così i primi sistemi senza pilota lanciati da navi da guerra e controllati a distanza.

Negli anni ’30 dello scorso secolo Reginald Denny, giovane ingegnere inglese, presentò uno dei primi esemplari di drone moderno all’ US Army statunitense, inizialmente diffidente che lo classificò come un giocattolo: si sarebbe poi ricreduta.

Non vengono menzionati droni nella seconda guerra mondiale, le micidiali bombe volanti dei tedeschi su Londra erano solo siluri carichi di esplosivo che venivano lanciati dalle spiagge della Normandia verso il Regno Unito.

Bisogna arrivare ai tempi nostri perché il drone venga rivalutato, valorizzato, e costruito in esemplari diversi per scopi differenti, dal gioco all’utilizzo militare e ora, almeno sembra, per snellire il traffico cittadino servendosene come un taxi volante.

Il termine “drone”, per i patiti dell’origine semantica di un oggetto, sembra risalire al “fuco”, il maschio dell’ape: nome legato probabilmente al ronzio dell’apparecchio che richiama il ronzio dell’ape quando si avvicina.

E’ curioso sapere che nei primi anni di utilizzo, il drone veniva impiegato quasi esclusivamente come bersaglio volante per le esercitazioni dell’aeronautica, oggi questi mezzi sono passati da un ruolo di bersagli a veri e propri protagonisti e interpreti di una tecnologia sofisticatissima e in continua evoluzione, e il loro futuro è roseo e ricco di sorprese.

I droni sono di vari tipi. Quelli ad elica si dividono in: droni a singolo rotore o monocottero, bicotteri, tricotteri, quadricotteri, esacotteri e octacotteri: si passa quindi da quelli con un solo motore e una sola elica a quelli a otto motori e otto eliche o pale.

Ve ne sono anche senza eliche con ali fisse, utilizzati per scopi prevalentemente scientifici.

Un ultimo dettaglio tecnico: i motori sono alimentati da batterie elettriche che debbono essere ricaricate, come quelle delle auto elettriche.

E’ importante dare qualche cenno del sistema di atterraggio, costituito da zampe fisse o retrattili.

Non vogliamo addentrarci in ulteriori dettagli tecnici, preferiamo privilegiare la descrizione dei loro utilizzi alla luce delle innovazioni che si prevedono.

L’evoluzione dell’utilizzo dei droni, quindi, potrebbe essere anche nella mobilità aerea urbana in maniera da alleggerire il traffico automobilistico sempre più invadente e inquinante.

E pure l’Unione Europea ora punta sui droni, ed ha avviato un programma di ricerca e sperimentazione, nella quale la Campania è in prima linea.

Il progetto europeo sulla mobilità aerea urbana ha il nome di “TindAir” – Tactical Instrumental Deconfliction And in flight Resolution – Deconflitto Tattico Strumentale e Risoluzione in Volo- terminologia eccessivamente burocratica che, in pratica, si può semplificare in Progetto di Mobilità Aerea Urbana.

Non è che un progetto del genere non possa essere realizzato con elicotteri con pilota, ma questi velivoli sono certamente più costosi e impegnativi, tant’è che vengono utilizzato solo da pochi e ricchi industriali e manager; tali velivoli, oltre al costo del pilota, hanno pure quello della manutenzione meccanica, costi che nei droni sono eliminati in quanto i motori sono alimentati da batterie, il pilotaggio non esiste, e c’è il vantaggio che le tratte possono essere predeterminate, esempio da Napoli/Piazza Garibaldi a Napoli/ Fuorigrotta. E se il sistema prenderà piede, droni trasporta-passeggeri potrebbero partire in continuazione.

Certamente siamo in fase di studio, ma è importante che si proceda e che a questi studi partecipino laboratori di ricerca francesi, spagnoli, inglesi e anche italiani: in Campania partecipano due importanti laboratori di ricerche sulle innovazioni tecnologiche, il “CIRA – Centro Italiano Ricerche Aerospaziali” di Capua, e “ISSNOVA – Istitute for Sustainable Society and Innovation – Istituto per la Società e l’innovazione Sostenibili” di Napoli.

E non è escluso che i droni destinati alla mobilità cittadina possano prevedere anche un pilota a bordo, diventando così un vero e proprio taxi aereo, veloce, silenzioso e non inquinante.

Le prime sperimentazioni sono previste nell’anno prossimo in Francia, a Tolosa e a Bordeaux.

E’ positivo che qualcosa si muova anche in questo senso, nell’ottica di avviarci speditamente verso una” Green Economy” che ormai la maggior parte dei Paesi del mondo hanno sposato, fatta eccezione per pochi ancora dichiaratamente sovranisti e negazionisti, il più importante il Brasile che ha perduto, comunque, l’appoggio degli Usa di Trump, e nel silenzio sibillino della Cina la quale molto probabilmente sta maturando la convinzione di avviarsi verso una rinascita ecologica, alla quale è comunque legato il grande “business” degli anni prossimi.

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