Finanziamenti occulti, ecco cosa ci insegnano Lega, M5S (e Renzi)

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Fonte foto: Morguefile.com, immagine di libero dominio

Da tempo alcuni media mettono in risalto incontri “misteriosi”, viaggi esteri ed accrediti vari sui conti di partiti e politici ma molto spesso è soltanto folklore 

Quello che abbiamo letto ed ascoltato negli ultimi mesi è tipico di una spy-story o perché no, di un romanzo thriller. Giornali e trasmissioni che si divertono, perché è di questo che si tratta, a spulciare le tasche di partiti e politici cadendo spesso nel ridicolo. Si costruiscono immensi complotti internazionali che alla fine cadono come castelli di carte col risultato di provocare un ulteriore sentimento di sfiducia nella politica ed astensionismo elettorale.

La Lega e il Russiagate

Sulla scia della teoria di un presunto finanziamento da parte della Russia all’ex presidente Donald Trump, che è bene ricordare che nella sua politica estera si è mostrato molto antagonista con Putin, ci è finita anche la Lega.

Un misterioso incontro in un hotel di lusso al centro di Mosca nell’ottobre 2018, e non in un bunker al riparo da occhi indiscreti, avrebbe gettato le basi di un finanziamento occulto da parte delle élite russe al Carroccio attraverso una vendita di petrolio all’Eni. Si potrebbe iniziare col dire che la registrazione di tale summit è stata tenuta nel cassetto molti mesi e inviata ai media solo tempo dopo il che già la dice lunga. Uno dei presenti, ovvero Gianluca Savoini, non è un appartenente alla Lega seppur vicino al partito, transazioni non sono state trovate, il luogo scelto era sotto gli occhi di tutti ed infine un partito politico non avrebbe mai potuto ordinare ad un’azienda privata come Eni di commerciare con chi desiderasse.

Quindi cosa c’è nella registrazione? una conversazione vaga tra persone che non ha portato – ad oggi – a nulla.

Il M5S e il Venezuela

Se è possibile affermare che la Russia avesse in ogni caso avuto un interesse a finanziare un partito euroscettico c’è da capire il perché un regime comunista dall’altro capo del mondo,  per giunta flagellato da una profonda crisi economica, avrebbe dovuto inviare una valigetta piena di bolìvar al Movimento 5 stelle nel 2010.

Se è vero che tale movimento è considerato “antisistema” e antimperialista – su quest’ultimo forse non più – è anche vero che non è di estrema sinistra e marxista. E in Venezuela quel denaro svalutato che circola, come documentato, finisce molto spesso nelle mani di funzionari corrotti e incompetenti, figurarsi immaginare di sprecare inviandolo ai grillini (per quale motivo poi?).

Come documentato da tempo dal Corriere, il timbro apposto dal Governo di Caracas su tale documento pubblicato ( di approvazione) non è più in vigore nel Paese da anni precedenti, il che lascerebbe pensare all’ennesima costruzione mediatica atta a demonizzare anche il M5S.

Renzi e le lobby

In ultimo, non poteva mancare all’appello un partito di centro moderato o meglio, il suo leader Matteo Renzi. Tra i vari finanziamenti ricevuti dalla Fondazione Open, a detta del Fatto, figurerebbero le grandi aziende e concessionari: edilizia, tabacco, banche, autostrade ed infine – tanto per cambiare – un Paese estero, ovvero il Regno saudita. Il che avrebbe influenzato poi le sue scelte politiche. Peccato che anche un conferenziere o scrittore è legittimato a farsi retribuire e che negli altri Paesi interfacciarsi con le lobby è una normale attività politica che si chiama lobbying. In Italia però fatichiamo ad accettarlo in quanto domina una visione complottista purtroppo alimentata dal clima vissuto nella seconda metà degli anni ’90.

Il punto

Sembrerebbe che quindi tutti i partiti abbiano scheletri nell’armadio, se si sceglie di seguire opinioni ed insinuazioni e non fatti concreti anche se è giusto per le autorità indagare a riguardo. Bisognerebbe pertanto adottare uno spirito critico dinanzi alle varie “inchieste” che rimbalzano nel circuito mediatico ad orologeria. Spesso l’obiettivo degli autori è quello di delegittimare la forza politica di turno alzando un polverone. Ciò alimenta un sentimento di sfiducia nella classe dirigente tra l’altro già presente. Infine, bisognerebbe anche scindere i comportamenti etici da quelli leciti, chiedersi se sia stato giusto abrogare il finanziamento pubblico ai partiti e disciplinare con Legge le attività e i rapporti professionali extraparlamentari dei rappresentanti.

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