Egitto: scoperte 20 mummie greco-romane in una tomba ad Assuan

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L’Egitto riserva continue sorprese, fortunatamente non sempre negative, come per il caso Regeni  o per il più recente caso di Patrick George Zaky, 27 anni.

Da qualche giorno le Agenzie di stampa hanno divulgato la notizia che in una tomba nei pressi di Assuan, al sud dell’Egitto, un sito non particolarmente ricco di tombe e reperti archeologici, sono state recentemente ritrovate, da parte di un gruppo di archeologi e studiosi italiani della Università Statale di Milano, 20 mummie ben conservate.

La necropoli risale al periodo tardo-faraonico (VI secolo a.C.).

La scoperta, solo recentemente divulgata dalle Agenzie, risale all’aprile 2019, ed è stata fatta dall’Egyptian-Italian Mission at West Aswan (EIMAWA), diretta da Patrizia Piacentini, Docente di Egittologia e Archeologia egiziana all’Università degli Studi di Milano e da Abdelmoneim Said, Direttore Generale delle Antichità di Assuan e della Nubia (SCA).

L’archeologa Piacentini ha aggiunto che sono stati portati alla luce importanti reperti, come tavole per le offerte, pannelli di pietra scritti in caratteri geroglifici, una collana di rame incisa in greco, una serie di statue in legno dell’uccello con testa umana “Ba”, personificazione del principio vitale e parti di cartoni colorati, un materiale utilizzato per costruire maschere funerarie.

Si tratta, pertanto, di una tomba greco-romana, scavata nella roccia, una tomba comune che accoglie più famiglie.

Quindi le mummie ritrovate non sarebbero nemmeno di origine egiziana, ma si tratterebbe di corpi greco-romani, come dimostrerebbero le scritte sui numerosi monili ritrovati addosso o accanto ai corpi.

La tomba è composta da due parti: la prima è un edificio rettangolare contenente un ingresso costruito con blocchi di arenaria coperti da una volta di mattoni di fango; la seconda parte conduce dall’ingresso a un cortile rettangolare scavato nella roccia in cui si trovano quattro camere funerarie.

La tomba scoperta ad Assuan, indicata con la sigla AGH032, risulta già stata depredata in antichità, ed era nascosta da una struttura rettangolare ben conservata, che mostra importanti tracce di un misterioso incendio che ha interessato anche la sepoltura: una enorme discarica contenente ossa di animali, frammenti di ceramica, tavole di offerte e lastre con geroglifici che ricoprivano la parete Est della struttura, suggerendo un utilizzo della stessa come luogo votivo. Si tratta della prima struttura di questo tipo rinvenuta nella necropoli dell’Aga Khan.

Vicino alla parete Est della struttura è stata trovata la mummia di un uomo e, accanto, una collana di rame con una placchetta incisa in greco che menziona il suo nome, Nikostratos. In origine, era stato deposto nella tomba che è stata scoperta subito dopo sotto la struttura e, successivamente, portato fuori da antichi ladri.

La tomba presenta una sala sulla quale si affacciano quattro camere funerarie scavate in profondità nella roccia.

Nella sala, di fronte all’ingresso, è stato scoperto un sarcofago di terracotta contenente la mummia di un bambino e un bellissimo cartonnage (una specie di cartapesta decorata che copriva le mummie). Un’altra mummia di bambino, trovata in una delle camere funerarie, è stata radiografata e mostra all’interno una placchetta sul petto.

Dentro le quattro gallerie scavate nella roccia erano deposte quasi 30 mummie, alcune in eccezionale stato di conservazione, altre con bende e cartonnage tagliati dagli antichi ladri, che usarono probabilmente un coltello che è stato trovato fra le mummie.

Alcuni corpi mummificati erano di persone anziane, come dimostra l’artrosi visibile, altri erano di donne o bambini piccoli, fra i quali un neonato.

Il “cartonnage” è una tecnica messa a punto nell’Antico Egitto per realizzare le maschere funerarie. Le maschere in cartonnage erano realizzate sovrapponendo strati di lino o di papiro, stuccati e dipinti con intonaco. Anche alcuni dei ritratti del Fayyum sono dipinti su pannelli fatti di cartonnage.

La scoperta ha anche un valore storico perché è testimonianza di come si spostassero, già sei secoli prima di Cristo, gruppi di cittadini greci e romani, giungendo e insediandosi a tanta distanza dai luoghi di origine, nonostante non ne avessero necessità: si tenga conto che tra Atene o Roma da Assuan c’è una distanza di circa 5.mila chilometri che certamente non era semplice percorrere, specialmente da Roma anche perché bisognava superare il Mar Mediterraneo; qualche possibilità in più avevano i greci perché il percorso per giungere ad Assuan è quasi tutto terrestre.

Ulteriore testimonianza dello spirito di avventura che ci riporta al mito di Ulisse.

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