Effetto Draghi alla prova dei fatti

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Il Presidente del Consiglio Mario Draghi (foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Quando il 2 febbraio scorso Mario Draghi accettò l’incarico del Presidente Mattarella e diventò Presidente del Consiglio, molti puntarono sulla sua persona di grande banchiere che aveva diretto, con risultati eccellenti, la Banca Europea, ma fecero principalmente un atto di fede, in quanto non si era certi che Draghi, pure avendo maturato una esperienza europea e internazionale, fosse in grado di governare il nostro complesso paese.

Anche in quella occasione lo “spread” immediatamente calò, ma qualcuno parlò del cosiddetto “effetto luna di miele”.

Ora, però, a distanza di quattro mesi dalla nomina, non si può più parlare di “luna di miele”, e se tale indicatore del gradimento dell’Italia sul piano internazionale è sceso, quest’ultima settimana, a 100 punti (e non accadeva dal luglio scorso), e il tasso di rendimento dei nostri titoli continua a scendere, ciò sta a significare che i mercati italiani ed esteri hanno fiducia nel nostro paese e sul futuro dello stesso, e se continuano ad investire nonostante il rendimento negativo, questo è un ottimo segno per il nostro futuro.

Il Governo sta procedendo speditamente, il nostro Pil sta ripartendo anche grazie alla fiducia dei cittadini, confortati dal piano vaccinale e dal crollo dei contagi.

Quindi bisogna riconoscere a Draghi che sta raddrizzando il paese.

In pratica tutto si basa su tre pilastri: l’aiuto che ci sta dando l’UE, il Pil che riparte e  l’autorevolezza del nostro Governo.

Lo conferma anche l’economista Fabrizio Pagani, il quale osserva come l’esecutivo funga da “olio” in questo ingranaggio positivo, favorito appunto dalla politica della B.C.E. la Banca Centrale Europea, e dai motori dell’economia che si stanno scaldando.

E se lo spread cala, e i tassi vanno giù, noi pagheremo meno interesse sui titoli di Stato, e la Ragioneria dello Stato si troverà a fare i conti con un debito pubblico finalmente in discesa.

Fabrizio Pagani, 44.enne pisano, è un economista, esperto di politiche pubbliche ed editorialista italiano.

È Global Head of Economics and Capital Market Strategy presso Muzinich&Co. e professore a di scienze presso l’Università di Parigi e la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli di Roma. 

È fondatore e presidente di M&M – Idee per un Paese migliore, un influente think tank (gruppo di esperti di economia mondiale) dedicato a discutere e promuovere politiche pubbliche sane, con lo slogan “Policies behind Politics” (http://www.associazionemandm.org/).

È stato Capo di Gabinetto del Ministro dell’Economia e delle Finanze , Pier Carlo Padoan ed è stato Capo dell’Ufficio Sherpa dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e Consigliere Politico Speciale del Segretario Generale dell’OCSE. 

Nel  Gabinetto Letta , è stato consigliere senior e sherpa del G20 del Primo Ministro e  fornisce consulenza ai governi su questioni globali.

Quindi è un esperto mondiale di ercati e finanza.

Secondo quanto rileva Pagani, a rassicurare gli investitori è il fatto che la BCE ha ormai tolto munizioni ai cosiddetti falchi che non vedevano l’ora di iniziare il rallentamento del Quantitative Easing, la virtuosa idea di Mario Draghi, una politica  che ha portato benefici a tutta l’UE, e che l’attuale Governatore della BCE, la francese Christine Lagarde, sta continuando.

E l’inflazione dell’Eurozona all’1,9%, al di sotto dell’obiettivo del 2%, allontana lo spettro di un allentamento del Qe, ossia dell’acquisto degli beni nazionali, una delle misure prese dall’Eurotower per fronteggiare la crisi pandemica.

Insomma il “whatever it takes – ad ogni costo” coniato da Draghi quando presiedeva la Bce, continua ad essere adottato con successo e non si intravede al momento una svolta più stringente nella politica dei tassi.

Questo elemento, assieme al fatto che “la ripresa in Italia sta diventando molto forte, non soltanto nel comparto manifatturiero ma anche nei servizi, a mano a mano che riprende il settore del turismo -secondo Pagani- è un promettente segnale per gli operatori economici. Segnali che non avrebbero un riflesso così positivo se non ci fosse un governo con funzione ‘abilitante’, come quello attuale. E’ insomma l’ingrediente che permette a tutto il resto di funzionare, l’olio che fa partire il motore, un motore che non vede l’ora di correre”.

E che Draghi porti fiducia ai mercati obbligazionari è un fattore che lo stesso Financial Times aveva messo in rilievo circa un mese fa, in un’analisi ad hoc sui Btp italiani.

L’autorevole testata economica britannica ha riconosciuto al nostro premier di aver sviluppato “una capacità quasi leggendaria di contenere i costi di indebitamento dei governi della zona euro”, e da quando è diventato premier a febbraio ha esercitato lo stesso potere sui titoli di Stato italiani.

La previsione in un prossimo futuro è che lo “spread” scenda sotto quota 90, che sarebbe il minimo da sei anni a questa parte.

Insomma, è il momento di dire a ragion veduta: bravo Draghi!

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