Conflitto Russia – Ucraina: vecchie questioni e nuovi scenari

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Una cosa va chiarita subito circa le due parti direttamente in guerra, e cioè che l’aggressore è la Russia di Putin, l’aggredito è l’Ucraina di Zelensky.

Lo scenario non può escludere che, tra qualche ora o qualche giorno, alla Russia di Putin non si aggiunga anche la Bielorussia di Aleksandr Lukašenko, fedele alleato di Putin, il cui esercito sembra un movimento verso l’Ucraina; se così sarà gli aggressori diventeranno due.

Tutt’intorno, poi, ci sono tanti altri personaggi, certamente non di peso inferiore, ma che rischiano, almeno nell’immediato, molto meno, sia per la lontananza dalle zone di guerra, prima tra tutti il presidente statunitense Biden, sia per la vastità del territorio che governano, vedasi la Cina di Xi Jinping la quale, pure se vicina a Putin, sta soffrendo per il protrarsi del conflitto e la mancanza di soluzioni che facciano intravedere a breve almeno un cessate il fuoco; uno scenario così tragico danneggia pesantemente anche l’economia e la Cina è molto sensibile a tale aspetto.

Ma non sono meno interessati e preoccupati gli altri paesi dell’Unione Europea, tra i quali il nostro, forse il più esposto, sia per la minore distanza tra Italia e Ucraina, sia perché a noi è affidato un compito speciale, vale a dire la vigilanza degli spazi aerei tra l’Ucraina e gli altri paesi dell’UE e della NATO, vigilanza per la quale nella base aerea di Costanza, in Romania, sono sempre pronti almeno una quarantina di aerei, all’avanguardia per tecnologia e di grande valore, gli Eurofighter, caccia da combattimento di ultima generazione.

Richiamiamo l’attenzione sul termine “da combattimento”: sta a significare che nessuno può escludere che un aereo di altro paese, in particolare russo o bielorusso, se anche per errore dovesse invadere lo spazio aereo di un paese facente parte della Nato, a parte il nostro, possa venire abbattuto, il che comporterebbe per noi l’entrata in guerra: e, se pure sotto l’ombrello dell’alleanza Nato, potremmo trovarci immediatamente esposti.

Qualche giorno fa su questo giornale è stata pubblicata una ottima analisi di questa preoccupante situazione, che esamina lo scenario ucraino interrogandosi se questo martoriato paese sia un ring sul quale si stanno sfidando due pugili di diverso peso, un “peso piuma”, l’Ucraina, che però sta dando filo da torcere a un “peso massimo”, la Russia, oppure l’Ucraina possa essere la cavia di un conflitto mondiale.

E il fatto che l’Ucraina abbia un ottimo controllo del suo territorio durante il giorno, tanto che l’armata russa subisce proprio nelle ore diurne rilevanti perdite dall’esercito ucraino, non deve entusiasmare, perché durante le ore di buio i russi si rifanno bombardando a tappeto, e ci sono città ucraine, ad esempio Mariupol, che stanno per essere rase al suolo, nel senso letterale del termine.

Il problema impellente, però, oggi è soprattutto quello di evitare che, mentre i commentatori e gli analisti politici ed economici continuano ad interrogarsi e a fare previsioni sugli sviluppi della tragica vicenda, gli ucraini continuino a morire; e pure se insieme ad essi stanno morendo anche migliaia di soldati invasori, i cui corpi giacciono in obitori a cielo aperto perché Putin non  ha autorizzato il loro rientro in patria per non ufficializzare che questa guerra/non-guerra stia procurando tanti lutti agli stessi invasori, nessuno può far finta di niente e guardare da un’altra parte.

Detto questo non si può prescindere dall’analisi degli avvenimenti passati e per non andare più indietro di secoli, dobbiamo almeno tornare alla rivoluzione bolscevica e poi fermarci un momentino alla Perestroika di Gorbaciow, due avvenimenti che hanno dato svolte importanti alla Russia e, a cascata, a tutti i paesi ad essa legati.

Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917, l’Ucraina venne inglobata nella costituita URSS come Repubblica Russo-Ucraina, il che sta a significare quale sia la provenienza dell’attuale Ucraina: il 23 giugno 1917 venne fondata la Repubblica Popolare Ucraina, la quale nel 1922 divenne membro fondatore dell’Unione Sovietica col nome di Repubblica Sovietica Ucraina, che conquistò l’ “indipendenza” nel 1991  a seguito della dissoluzione dell’URSS (effetto Perestrojka di Gorbaciov) dichiarandosi “Stato neutrale” è formò una limitata associazione militare con la Russia e altre nazioni, stabilendo anche un Partenariato per la pace con la Nato nel 1994.

Ma non finisce qui: nel 2013 l’Ucraina decise di sospendere i precedenti accordi con l’Unione Europea ed avere relazioni economiche più strette con la Russia, cosa che scatenò manifestazioni di protesta da parte della popolazione, durate mesi.

Questi eventi costituirono la premessa per la dichiarazione unilaterale di indipendenza della Crimea seguita dall’annessione alla Russia del marzo 2014, non riconosciuta dal governo ucraino.

Seguì nel 2014 la cosiddetta guerra del Donbass, un vero conflitto armato con i separatisti filo-russi appoggiati da Mosca, e ostacolato con pesanti interventi dell’esercito ucraino, mai cessati fino allo scoppio dell’attuale conflitto a febbraio scorso.

Sembra che l’esercito ucraino abbia commesso in quelle zone le stesse efferatezze che oggi sta subendo dall’esercito di Mosca, ma di ciò si parla poco in quanto l’attenzione di tutti è ora calamitata dagli eventi quotidiani ai quali stiamo assistendo in diretta.

Come finirà? Nessuno può dirlo, sembra che vi siano contatti molto riservati tra i belligeranti, guidati dalla Turchia, si parla di un piano con 15 punti che prevede il cessate il fuoco, ma le continue offese che si scambiano Biden e Putin certamente non aiutano, anzi danneggiano pesantemente i timidi tentativi di stop alle operazioni militari che, fortunatamente, sembrano intensificarsi.

C’è chi sostiene che Putin, a questo punto, considerato lo stallo che il suo esercito ha subito, potrebbe tentare di rifarsi con un tentativo, mai ufficialmente esplicitato ma latente, di ricostituzione di una specie di impero russo nel quale confluirebbero tutti i paesi della passata URSS e, ovviamente, quelli che sono ormai retti da governi fantoccio, come la Crimea.

E non possiamo non considerare cche se oggi Putin ha l’intenzione di ricostruire la vecchia potenza russa, ha tutto il diritto di farlo, certamente non con i carri armati.

Gli resta, però, la spina nel fianco della Ucraina la quale, pure quando l’attuale conflitto sarà cessato, non potrà dimenticare tutti i crimini che i russi hanno commesso e stanno commettendo sul suolo ucraino e i lutti che essi hanno provocato.

Ma c’è un aspetto che richiede una attenta considerazione.

L’Ucraina, nel 1991, si dichiarò “stato neutrale”.

Tra i 15 punti della bozza di accordo da sottoscrivere, uni di essi prevede la neutralità della Ucraina, che diventerebbe come la Svezia, ma oggi Zelensky la rifiuta: perché? dove vuole arrivare? vuole forse diventare non la cavia ma il pretesto per la terza guerra mondiale?

C’è solo da sperare che pressanti opere di convincimento, da parte di chicchessia, giungano finalmente a un definitivo cessate il fuoco, per poi iniziare trattative per la ricostruzione del paese invaso, alla quale certamente la Russia non potrà sottrarsi.

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