Come nasce l’aperitivo? Da Ippocrate all’happy hour, storia di un fenomeno sociale

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L’aperitivo è senz’altro il protagonista indiscusso della stagione estiva. Quello di gustare una bevanda fresca e invitante insieme agli amici tra le 18 e le 20 (ma anche oltre) è diventato quasi un rito imprescindibile, ma in molti non sanno che la moda dell’aperitivo era già in voga 2.000 anni fa, nell’antica Roma.

I Romani ricchi avevano l’abitudine di anticipare la cena con bevande alcoliche e stuzzichini vari. Era la gustatio, un momento previsto nei banchetti più sontuosi, di grande convivialità, nato per stimolare l’appetito con antipasti saporiti accompagnati dal mulsum, un vino ad alta gradazione alcolica miscelato a miele aromatizzato.

Il termine aperitivo deriva appunto dal latino aperitivus (che apre), ed indicava una bevanda in grado di stimolare e, dunque, “aprire” la sensazione della fame. Nel V secolo il medico greco Ippocrate scoprì che per alleviare i disturbi di inappetenza dei suoi pazienti, bastava somministrare loro una bevanda, dal sapore piuttosto amaro, a base di vino bianco, fiori di dittamo, assenzio e ruta.

Questo intruglio, che poi prese il nome di vinum hippocratum, venne tramandato di secolo in secolo, fino a giungere nelle sapienti mani degli erboristi medievali. E furono proprio quest’ultimi a fare una sorprendente scoperta: a stimolare il senso della fame non erano quei particolari ingredienti, bensì il sapore amaro che essi rilasciavano. E non è un caso che, ancora oggi, i principali drink che amiamo bere durante l’ora dell’aperitivo siano prevalentemente bitter, ovvero caratterizzati da un classico retrogusto amaro!

Ma quando è nato l’ aperitivo moderno? E’ nel XVIII secolo questa moda iniziò a diffondersi indistintamente in ogni ambiente sociale, esattamente dal 1796, quando a Torino il distillatore piemontese Antonio Benedetto Carpano ideò il celebre Vermuth, la bevanda da aperitivo per eccellenza. Ottenuto da vino bianco moscato aromatizzato con oltre 30 varietà di erbe e spezie, il Vermuth riscosse nel giro di pochi anni un enorme successo, grazie anche ai costi contenuti.

Molti anni dopo conquistò anche Vittorio Emanuele II che disse di apprezzarlo per quel punt e mes (in torinese “punto e mezzo”) di amaro che aveva. Il successo fu enorme; Cavour e Verdi ne andavano pazzi e la bottega Carpano per soddisfare le richieste fu costretta a rimanere aperta ventiquattr’ore su ventiquattro.

In seguito a questi successi, il produttore di vini Martini, entrato in società col commendator Rossi, mise in commercio un altro tipo di aperitivo di sua invenzione: moscato di Canelli in cui erano stati macerati melissa, sandalo, cannella, artemisia, violette, china, cardo, rose e origano. Il Martini Bianco piaceva soprattutto alle signore per le sue note dolci; quindi, per accontentare anche i rudi palati maschili, Martini e Rossi sostituirono il moscato con vini molto secchi, dando vita così al Martini Dry.

Per non essere da meno, nel 1862 il signor Gaspare Campari, proprietario di un noto caffè, lanciò un nuovo aperitivo amaro e lo chiamò con un altro nome d’origine germanica: Bitter (amaro).

Da allora sono trascorsi oltre 150 anni, la storia dell’aperitivo ha fatto il suo corso, fino a spopolare nei locali delle città di tutta Italia con nuovi cocktail e abitudini. Oggi  tutti chiamano l’aperitivo happy hour, all’americana, o aperitime proprio per indicare il fenomeno mondano e sociale per eccellenza.

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