Carnevale, quando l’impossibile diventa per un giorno possibile

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“A Carnevale ogni scherzo vale”, così recita l’antico proverbio ma cosa intende?

Si riferisce al fatto che se mi lanciano un uovo per strada devo stare al gioco perché tutto è lecito in questo giorno? Forse non esattamente. Il proverbio ha origini antiche e rimanda a scherzi ancora più audaci ma dal sapore più edificante e meno nauseante di un uovo spiaccicato addosso.

La festa del Carnevale, con nome diverso, dionisiache o saturnali ad esempio, era già celebrata nell’antica Grecia e a Roma, come in civiltà più antiche, mesopotamiche e indoeuropee.

Ciò che accomuna tutte è la caratteristica della sospensione dell’ordine costituito. Si tratta di una festa in cui il Caos prende il sopravvento, ogni cosa diventa lecita, l’ordine e le gerarchie sociali sono sovvertite.

Ne parlava già Seneca nella sua epistola sulla schiavitù: “agli schiavi era consentito amministrare la giustizia (iusdicere), trasformando la casa in un piccolo stato”.

C’è un altro elemento che accomuna tutte le feste carnevalesche: si tratta di feste in cui, un po’ come accade ad Halloween o nel Dia de losmuertos messicano (ricordate Coco il noto film Disney?), il limite tra mondo dei vivi e mondo dei morti si assottiglia, la barriera di spazio e tempo sembra infrangersi col ritorno dei morti nel tempo dei vivi e la possibilità di dialogo tra i due mondi. La maschera, incarnazione dell’anima del morto, acquisisce significato apotropaico.

L’orgia, il caos assumono una valenza purificatoria dimostrando il bisogno dell’uomo e della terra di rigenerarsi e rinascere in una nuova creazione del Cosmo.

È la necessità di liberazione catartica che ricorre in tanta letteratura comica che al Carnevale si ispira a partire dalle commedie latine di Plauto e per seguire con la letteratura carnevalesca.

Con l’avvio del Cristianesimo e comunque a partire dall’epoca medioevale intorno al XIII secolo questa festatrova la sua collocazione tra Epifania e Quaresima, culminando nel martedì grasso, che precede il mercoledì delle Ceneri, con cui si apre il tempo di Quaresima. Di qui il significato del suo nome,  dal latino carnem levare ossia togliere la carne o secondo altri carnis vale saluto della carne, in ogni caso legato al fatto che il martedì grasso era l’unico giorno per mangiar carne prima del periodo di digiuno quaresimale.

È in questo periodo che Lorenzo de’ Medici scrive i canti carnascialeschi e canta i celebri versi “Chi vuol esser lieto sia: di doman non c’è certezza.” È il carpe diem oraziano: un invito a cogliere l’attimo, saperne approfittare, godere della giovinezza, del momento, della sua fugacità ma  con un velo di disilluso realismo, domani tutto tornerà come prima.

Nella letteratura dei giorni nostri, il Carnevale continua ad essere metafora di un tempo nel quale tutto è possibile: che i morti tornino a nascere e che gli schiavi divengano per un giorno padroni. In Amatissima di Toni Morrison, premio Nobel per la Letteratura nel 1993, libro peraltro che vinse il Premio Pulitzer nel 1988,la scrittrice ambienta nel giovedì di Carnevale il ritorno tra i vivi di Amata, la figlia neonata di Sethe,uccisa dalla madre per sottrarla all’orrore della schiavitù. Amata torna proprio nel giorno del Carnevale, quando “due penny e un insulto erano ben spesi, se questo voleva dire potersi gustare lo spettacolo dei bianchi che davano spettacolo di sé”.Amata torna e il bisogno di amore suo e di sua madre rischierebbe di divorarle, se la comunità intera di donne non si muovesse per salvare Sethe dalla sua rovina.

Fuor dalla scena letteraria, è chiaro che il senso vero del Carnevale va ben al di là di qualche scherzo di dubbio gusto. Sarebbe auspicabile vivere un autentico Carnevale ai nostri giorni. Quanto necessario sarebbe che la comunità internazionale si muovesse compatta per salvarsi dalla sua stessa rovina, come nel caso di Sethe. Quanto bisogno avremmo di una nuova creazione e di un nuovo ordine.Eppure la storia, anche quella del Carnevale, ci insegna che il dialogo tra vivi e morti, tra plebei e patrizi, tra primi e ultimi, è la bussola dell’armonia.

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