Capitan Nima, quota periscopica

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foto Giovanni Armenante

Una mia vecchia rubrica, sul glorioso Castello fondato da Mimi Apicella, era così intitolata, “Capitan Nima; il Direttore Peppino Muoio mi sopportava, il collaboratore amico Franco Bruno mi stimolava, e le bordate che all’epoca sparavo tramite quella testata erano molto gradite.

Con la benevolenza del Direttore Petrillo, voglio far rivivere quella rubrica su questo giornale, molto seguito nella città e in provincia, con la speranza che i miei cinque lettori (ma non sono aumentati?) ugualmente la gradiscano: li rassicuro, sarò meno formale, più immediato, più pungente, e qualcuno mi perdonerà se non risparmierò nessuno.

Il cielo sopra San Pietro – Papa Francesco riprende a parlare ai fedeli in Piazza

Probabilmente ci avviamo veramente verso la fase tre, e facciamo gli scongiuri.

Ma vedere Papa Francesco affacciato alla finestra su una piazza San Pietro semideserta, da un lato ci riempie di tristezza; quella piazza, abituata a folle oceaniche per acclamare il Pontefice, la domenica di Pentecoste ospitava qualche centinaia di persone, tra le quali parecchie monache.

Si intravedeva anche qualche straniero, ma di turisti quasi nessuno, una tristezza.

Ciononostante qualche barlume di speranza si è acceso, poco a poco torneremo alla normalità, speriamo che il prossimo anno quella piazza sia gremita come di consueto, e spero di esserci anch’io.

Il cielo sopra l’Italia

Salerno lunedì mattina sembrava un deserto, almeno per lo struscio; Corso Vittorio Emanuele faceva pena, qualcuno passeggiava smarrito, a qualche bar con spazio sulla strada gruppi di ragazzi ciarlavano a bassa voce, qualcuno con mascherina sul volto, qualcuno l’aveva sul collo, distanza di sicurezza per modo di dire.

Alla Feltrinelli qualche smarrito lettore, ma con mascherina regolamentare, alla Expert accanto qualche smarrito acquirente, incerto se fare qualche acquisto o rimandare, non si può mai sapere…

Il Bar Moka, a lato del Monte dei Paschi, incrocio Corso Vittorio Emanuele e Via Diaz, nemmeno un cane; quando mi sono affacciato era solo un desolato e lungo corridoio, lindo e pinto, qualche cameriere per poco non si scusava per non essersi precipitano a mettere il tappeto rosso per accogliermi.

Una vera desolazione.

Il Cielo sopra Avellino

Per fortuna che altrove gli assembramenti sembrano una usanza impenitente, a volte sono gli stessi Sindaci a guidarli, com’è capitato sabato scorso ad Avellino.

Sindaco in testa, una ciurmaglia si è sbizzarrita a cantare inni patriottico-sportivi contro la Salernitana, sembra che qualche volenteroso agente volesse intervenire, ma lo sguardo truce del Sindaco Gianluca Festa lo ha distolto, e se l’è presa in saccoccia, ha ammucciato, nel senso che si è tacitato, e si è ecclissato.

Gianluca Festa è vero che è un indipendente di centro-sinistra, ma non di fede Deluchiana, e si è visto.

Il Prefetto e il Questore erano in tutt’altre faccende affaccendati, il sabato sera, si sa, pure loro hanno diritto a un poco di relax, e hanno fatto orecchio da mercante; sembra pure occhio.

Nel filmissimo di Nanni Loy “Mi Manda Picone” c’è un simpatico personaggio, interpretato da uno strepitoso Carlo Croccolo, un giocatore imbroglioncello che partecipa alle scommesse delle corse ippiche ad Agnano, il Barone Armando, conosciuto col soprannome “…chi mo’ fa’ fa’”: appunto!

Meno male che c’è all’orizzonte qualche provvedimento in vista, ci ha pensato Luigi Casciello, Gigi per gli amici, Deputato della Repubblica di provata fede Berlusconiana, che ha proposto lo scioglimento dell’amministrazione comunale per palesi infiltrazioni “assembrative”.

Qualcuno ha sussurrato che Casciello, quando ha avuto questa idea, avesse tracannato qualche bicchiere di troppo, chi sa; essendo un vecchio, nel senso di navigato, politico, la cosa se la sarà studiata, almeno spero, comunque vedremo cosa gli risponderanno quando formalizzerà la proposta.

Se mai la farà!

Il Cielo sopra di noi

Qui a Cava sembra che la situazione non sia tanto migliore, almeno nelle serate del venerdì, sabato e domenica: una volta si, e un’altra pure, assembramenti di giovani e meno si verificano nelle solite zone; a Napoli ci sono i baretti e il lungomare, a Cava ci sono le taverne del borgo e il lungo-portici.

E pure durante il giorno le cose non vanno tanto meglio; il 2 giugno in piazza e sul corso porticato gli assembramenti non si contavano, moltissime le mascherine, ma anche molte sul collo, a mo’ di collana sui generis; e pure i bar hanno fatto festa, specialmente quelli con i gazebo esterni, buon per loro.

Forse Cava è dispensata dal distanziamento, qualcuno anche dalla mascherina: perché? Boh!

Però c’è un fatto eclatante: diversamente da Avellino, il nostro Sindaco non patecipa alle ammucchiate: provata fede Deluchiana.

Cos’è cambiato da prima a dopo

Praticamente dall’inizio della fase 1, il micidiale confinamento, a quello della fase 2, l’avvio verso la normalizzazione, le uniche due cose che sono rimaste sono solo il divieto di assembramento e l’obbligo della mascherina.

Ma scusate tanto, c’era bisogno di far intervenire il Coronavirus per dire agli italiani che bisogna fare la fila per andare alle poste, per comprare in farmacia, per pagare alle casse del supermercato?

Qualche anno fa, durante uno dei miei viaggi all’estero, mi trovai in Croazia in un supermercato Lidl, catena allora già molto diffusa in quel paese; avevo bisogno di una informazione prima dell’acquisto, e scavalcai la fila per chiederla; allo sguardo truce degli acquirenti in fila indiana si aggiunse una lavata di testa della cassiera che mi ordinò: rispetti la fila.

Mi feci piccolo-piccolo e tornai in fila, e l’informazione me la diedero quando fui il mio turno.

Questa si che è civiltà, ma pure una gran rottura di cabasisi!

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