Addio Kirk…

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Addio a Kirk Douglas, icona della cinematografia mondiale, deceduto all’età di 103 anni il 5 febbraio scorso nella sua casa di Beverly Hills, in California.

E’ una delle ultime figure leggendarie del cinema americano, che milioni di appassionati della cinematografia ricorderanno come lo schiavo ribelle Spartaco, dipinto come eroe senza macchia e senza paura (diverso da quello che nella realtà storica sembra sia stato) dall’omonimo film di Stanley Kubrick del 1960, oppure come il più autentico valoroso Colonnello Dax, in un precedente film dello stesso regista del 1957, nel quale aveva interpretato  il ruolo del Colonnello dell’esercito francese che strenuamente si era opposto all’ordine di assaltare, durante la prima guerra mondiale, una trincea nemica inespugnabile, esponendo le truppe francesi ad una carneficina della quale i generali vollero far ricadere la responsabilità sulla codardia dei soldati, tre dei quali vennero condannati a morte e che il Colonnello Darx inutilmente cercò di salvare.

Due film dei 90 interpretati da Kirk Douglas, numero che denota l’eclettismo dell’attore che ha interpretato tutti i ruoli che la cinematografia offre, passando dai film di guerra ai western, da quelli storici a quelli contemporanei, dalle avventure alle commedie; invero non è il solo perché la cinematografia, specialmente quella americana, ci ha dato molti attori così versatili, ma certamente Kirk è stato uno dei più quotati tant’è che in una classifica del 1999 comparve al 17 posto tra le più grandi star della storia del cinema americano.

Ma non è da meno in tanti altri film come, ad esempio, il folle pittore Van Gogh, nel film “Brama di vivere”, oppure nello scapestrato marinaio Ned Land di “20000 leghe sotto i mari” del 1957.

Se si entra nella filmografia di Kirk si rimane frastornati in quanto si comprende quanto sia stato eclettico questo attore che è riuscito ad immedesimarsi in personaggi tanto diversi tra loro; ma c’è un elemento che accomuna tutti, vale a dire la caratteristica positiva di tutti loro.

Ha lavorato con tutti i più grandi registi, ha vinto numerosi premi, è stato per tre volte candidato al Premio Oscar (nel 1950 con Il grande campione, nel 1953 con Il bruto e la bella, nel 1957 con Brama di vivere), che non gli è mai stato assegnato per i film che ha interpretato ma che ha avuto nel 1996 per la carriera. Qualcuno ha detto che il mondo cinematografico americano è stato ingrato con questo grande attore che ha avuto solo tre “misere” designazioni all’Oscar, nonostante sia stato uno dei suoi figli più significativi.

Kirk Douglas, all’anagrafe Iussar Danielocitch, era di origini molto umili, proveniva da una famiglia poverissima, era figlio di un immigrato ebreo russo analfabeta che, per sopravvivere, vendeva stracci a New York, dove Kirk era nato nel 1916.

A metà degli anni trenta, mentre studiava alla “St. Laurence University”, iniziò a recitare all’ “American Accademy of Dramatic Arts” dove incontrò Lauren Bacall della quale si innamorò perdutamente, non ricambiato.

Nel 1943 sposò un’amica della stessa, Diana Dill, dalla quale ebbe due figli, Michael (1944) e Joel (1947), e dalla quale divorziò nel 1951.

Nel 1954 sposò Anne Buydens, che egli definì “l’amore della sua vita” e dalla quale ebbe altri due figli, Peter ed Eric.

Il primo ruolo cinematografico importante l’ottenne nel 1946 al fianco di Barbara Stanwych nel film “Lo strano amore”, e in poco tempo diventò una star, tanto che nel 1949, con il film “Champion”, nel quale interpretò il ruolo di un pugile, ebbe la prima nomination per l’Oscar.

Kirk Douglas era un uomo alto, aitante, fisico atletico, ed era portato per i ruoli di azione, non solo per la sua fisicità, ma anche per la sua bravura che lo faceva immedesimare in tutti i personaggi che interpretava, e questo lo rese appetibile a tutti i più importanti registi americani e italiani.

E’ stato un convinto democratico, ed ha aiutato anche attori invisi all’Establishment statunitense, che politicamente è sempre stato orientato per la parte opposta, e contro l’imperante e viscerale anticomunismo poi sfociato nel “Maccartismo”, e il ruolo di Spartaco, che qualcuno ha definito il prima sindacalista del mondo, lo segnò definitivamente.

L’ultima forte interpretazione è stata nel film “Fury” di Brian De Palma del 1978, all’età di 62.anni, 42 anni fa; alcuni esterni vennero girati in Israele, a Cesarea, e Kirk ebbe occasione di recarsi a Gerusalemme al muro del pianto, e rimase colpito dalla fede e da allora si avvicinò alla religione e al popolo ebraico; ebbe parole di elogio per quel popolo e per Ben Gurion, il fondatore dello Stato di Israele.

Poi si recò in Polonia in visita ai campi di sterminio nazisti e si rese conto dal vivo dei crimini di cui si era macchiata la Germania nazista; diventò un accanito sostenitore della comunità ebraica di Hollywood, e si schierò apertamente contro tutte le politiche razziste al punto che, recentemente, aspramente ha criticato Donald Trump paragonandolo a un nuovo Hitler.

Sulla sua carriera e sul suo successo aveva detto con ironia: “Non ho bisogno che sia un critico a dirmi che sono un bravo attore, lo so benissimo da solo. La fama ha molto a che fare con il talento, ma soprattutto con la fortuna.”

Ora che, a 103 anni, se n’è andato, ci piace ricordarlo con un suo elogio alla longevità: “Il segreto della longevità è di vivere con qualcuno che ami e ammiri, giocare con i bambini, interessarsi al prossimo, così non ti annoi e non annoi gli altri. Lascia che il passato dia forma al tuo futuro, e cerca di fare qualcosa di speciale e di significativo ogni giorno. Accetta i cambiamenti e i limiti e sii grato a chi rende la tua vita più facile e più felice. Oggi si va in pensione a 65 anni, per me vai in pensione e muori”.

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