9 novembre 1989: riflessioni sparse a trent’anni dalla caduta del muro di Berlino

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9 novembre 1989: trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, evento portante del Ventesimo secolo.
Trent’anni fa est e ovest si abbracciarono.
Trent’anni esatti dal cedimento di un “muro” per poi vederne eretti tanti e tanti altri.

Il muro dell’indifferenza verso i migranti, un’indifferenza attiva, per chi volontariamente percorre la strada della povertà d’animo.
Il muro dell’odio verso chi consideriamo diverso da noi per il colore della pelle, dimenticando o forse non pensando che la diversità è grandezza, la varietà di genere, specie e razza è, e non può non essere, nobiltà.

Gli unici e soli muri che dovremmo lasciare in piedi dovrebbero essere quelli della vergogna, del disagio, del pentimento.
Vergogna dell’ignoranza per non aver imparato dal passato ancora nulla, ricordando le vicende che vedono attrice la senatrice Segre.
Disagio per i cori razziali in cui i protagonisti attivi sono i giocatori di colore. Pentimento per chi, al giorno d’oggi, vive nel limbo della contrapposizione, dell’intolleranza, dell’avversione.

Ebbene sì, buttare giù del cemento può risultare semplice, più complesso invece è iniziare ad analizzare cosa abbiamo dato vita su quelle macerie.

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