2 novembre: le antiche origini, tra paganesimo e cristianesimo, della festa dei Morti

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Il 2 novembre si commemorano i defunti in quella che viene chiamata la festa dei Morti che per i cristiani è l’occasione per omaggiare i propri defunti. Non è un caso che la ricorrenza segue quella di Ognissanti, ma affonda le radici nell’VIII secolo, quando“l’episcopato franco la istituì per sostituirla al Capodanno celtico che cominciava all’inizio di novembre”. Ma soltanto nel 1475 Papa Sisto IV la rese obbligatoria per la Chiesa universale.

La lontana eco celtica sopravvive, ancora oggi, non solo nella festa religiosa ma anche in quella profana di Halloween che si celebra tra il 31 ottobre ed il 1 novembre. Le antiche popolazioni celtiche, in occasione del loro Capodanno, erano solite recarsi nei cimiteri dove trascorrevano l’intera notte all’insegna di canti e libagioni. Un’usanza che si basava sulla credenza che, durante i passaggi da un periodo dell’anno all’altro, i morti ritornassero sulla terra. Non a caso, tra l’1 ed il 2 novembre, per i celti ricorreva la festa di Samain, dedicata proprio agli abitanti dell’aldilà.

Fu, quindi, per “cristianizzare”  questo Capodanno pagano che la Chiesa franca istituì non soltanto Ognissanti, ma anche la commemorazione dei defunti”. Il legame di derivazione della festa cattolica dall’usanza celtica lo si evince in una serie di credenze secondo le quali, in alcune regioni d’Italia durante la ricorrenza dei defunti i morti ritornano a casa e mangiano il cibo preparato per loro. Una credenza radicata a tal punto da indurre i familiari a seppellire i loro defunti con l’abito della festa affinché si presentassero nel migliore dei modi quando, nella notte tra l’1 e 2 novembre, sarebbero ritornati a percorrere le vie del paese.

Lungo lo Stivale, esistono modi molto diversi per “festeggiare” questa ricorrenza. Tanti anni fa, la notte del 1 novembre, i bambini si recavano di casa in casa, come ad Halloween , per ricevere il “”ben dei morti”, ovvero fave, castagne e fichi secchi. Dopo aver detto le preghiere, i nonni raccontavano loro storie e leggende paurose. In alcune zone della Lombardia, la notte tra l’1 e il 2 novembre molte persone mettono in cucina un vaso di acqua fresca per far dissetare i morti. In Abruzzo si lasciano ancora oggi tanti lumini accesi alla finestra quante sono le anime care. Ma un tempo era anche tradizione scavare e intagliare le zucche e inserire una candela all’interno e usarle come lanterne, proprio come ad Halloween. In Sicilia il 2 novembre è una festa con molti riti per i bambini. Se i più piccoli hanno fatto i buoni, riceveranno dai morti i doni che troveranno la mattina sotto il letto: si tratta di giochi ma soprattutto di dolci, come i pupi di zuccaro

In una diversa area culturale, in Messico, le feste di Todos los Santos, che comprendono anche il giorno dei Morti, riflettono tradizioni azteche non dissimili da quelle celtiche. I cimiteri sembrano un prato fiorito a primavera, non c’è tristezza ma gioia nella rievocazione dei parenti e degli amici. Per la festa si confezionano dolci di pane in forma di teschi e scheletri a significare che dai morti, dai «semi sotterrati» rinasce la vita, ovvero che i morti “ci nutrono”. Il día de Muertos messicano è diventato patrimonio dell’umanità il 7 novembre 2003.

Nel 1987 il Comune di Torino ha invitato i cittadini ad adornare con i fiori, che l’Amministrazione metteva a disposizione gratuitamente, tutte le tombe e ha mandato nei cimiteri la Banda dei Vigili urbani perché con le sue note gioiose sottolineasse anche la valenza civile della Commemorazione. Infine, per spingere i torinesi a passeggiare nei camposanti al di fuori della ricorrenza, ha distribuito gratuitamente una guida del cimitero monumentale, intitolata significativamente “Le nostre radici”.

Halloween, Ognissanti e i Morti, con tutti evidenza hanno, quindi, un ceppo originario comune che affonda le radici in quell’Europa precristiana lontana parente dell’Europa odierna molto orientata  al relativismo e al consumismo, senza memoria.

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